Redazione

Nota del consigliere regionale Luigi Caroli

“Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni in merito all’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) in provincia di Brindisi è la fotografia perfetta dei danni compiuti dal centrosinistra regionale negli ultimi 10 anni con l’ex presidente Michele Emiliano e i suoi adepti in questo territorio. Prima che inizino le solite spicciole speculazioni e strumentalizzazioni politiche su chi sia responsabile del disastro, voglio premettere che il mio unico obiettivo è garantire la continuità assistenziale per i pazienti e la tutela occupazionale dei lavoratori.

Non si può rimanere in silenzio davanti alle gravi accuse che il Dipartimento regionale alla Salute ha mosso all’Asl di Brindisi in relazione all’ennesima proroga dell’affidamento del servizio. Un servizio assistenziale partito come ‘sperimentale’ oltre 10 anni fa. Già questo fa capire la leggerezza con cui si è gestita la vicenda e le anomalie verificatesi in tutto questo arco temporale. Ma il Dipartimento alla Salute utilizza termini ancora più gravi: ‘illegittimità della proroga’… ‘ricorso a proroghe tecniche inammissibile e ingiustificabile’… ‘inadempimento di precedenti disposizioni regionali’. Non sono affermazioni dei consiglieri del centrodestra, sono i contenuti delle note degli uffici regionali alla Asl Brindisi, che di fatto stanno commissariando.

Non essendoci atti di proroga, mi chiedo come si potrà ottemperare ai pagamenti. Si concretizza il rischio che possano essere ridotti i servizi all’utenza per colpa di una gestione amministrativa lontana anni di luce dall’efficienza che dovrebbe caratterizzare la pubblica amministrazione. E’ questo il servizio sanitario in provincia di Brindisi. E mentre la frattura tra i reali bisogni dei cittadini e quello che viene garantito aumenta giorno dopo giorno, si manifestano presenze quotidiane negli uffici dell’Asl di rappresentanti politici che svolgono il ruolo di ‘assessore ombra’.

Non posso credere che il vero assessore regionale Donato Pentassuglia e il presidente Antonio Decaro possano aver dato particolari deleghe a chi si è reso protagonista con l’ex presidente Emiliano del disastro registrato su ogni fronte in provincia di Brindisi. E’ bene che venga chiarito questo aspetto: c’è gente che trascorre giornate intere a girovagare negli uffici. Rinnovo l’invito a Pentassuglia e Decaro a occuparsi in prima persona della sanità in questo territorio evitando interferenze di consiglieri regionali di maggioranza che non hanno alcun ruolo e non sono legittimati a dare indicazioni per nome e conto della Regione Puglia. La misura è colma del disastro a cui stiamo assistendo. Si è superato ogni limite”.

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In occasione della 24ª edizione del Festival del Fico Mandorlato di San Michele Salentino, in programma il 29 e 30 agosto 2026, Alto Salento Sapori presenterà una nuova confezione dedicata a uno dei prodotti simbolo della comunità: la Special box del fico mandorlato.

L’azienda Alto Salento Sapori che è una delle due aziende locali storiche per la produzione del fico mandorlato di San Michele Salentino, arriva nel dibattito generato attorno allo slogan “I love la FICA mandorlata di San Michele Salentino”, sul quale si sono concentrate osservazioni e polemiche legate a possibili letture dello slogan e all’opportunità di ripensare la comunicazione del festival. La proposta di Alto Salento Sapori sceglie di spostare l’attenzione dal confronto sul linguaggio alla valorizzazione concreta del prodotto, del territorio e delle persone che ne custodiscono la tradizione.

La “Special box” è concepita come un oggetto di confezionamento e racconto: viene realizzata mediante stampa 3D a partire da materiale ottenuto dagli scarti di potatura del fico. Un percorso che mette al centro il riutilizzo delle biomasse vegetali, l’economia circolare e la valorizzazione degli scarti agricoli, con attenzione anche all’impatto connesso alla produzione di CO₂.

Il progetto è promosso dall'azienda Alto Salento Sapori di Monaco Rocco, su un’idea dell’agronomo Cosimo Damiano Guarini. La produzione delle box è stata ideata dalla startup “SAir” del brillante ventenne sanmichelano Nicola Suma, mentre il design è stato curato dalla designer Silviana Sasso. La collaborazione riunisce nuove idee giovani, competenze agricole, progettuali, tecnologiche e creative attorno a un prodotto che rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della tradizione dolciaria locale.

«Con questa Special box vogliamo riportare il fico mandorlato al centro della narrazione – dichiara Monaco Rocco – valorizzandone la storia, la qualità e il legame con la sua comunità. L’innovazione, in questo caso, non sostituisce la tradizione: la accompagna e la rende capace di parlare al presente, trasformando uno scarto agricolo in un elemento di valore.»

L’iniziativa intende offrire una chiave di comunicazione alternativa, capace di mettere da parte le polemiche e di concentrarsi esclusivamente sul valore identitario, produttivo e culturale del fico mandorlato di San Michele Salentino.

Rocco Monaco, anche in qualità di Presidente Provinciale di Copagri Brindisi, guarda al progetto come a un modello replicabile. L’obiettivo è raccontare e diffondere l’esperienza dell’economia circolare nelle altre filiere agroalimentari della provincia di Brindisi, coinvolgendo progressivamente gli associati Copagri anche su scala regionale e nazionale.

La “Special box” sarà presentata al Festival come proposta di innovazione applicata alla filiera: un contenitore nato dagli scarti della stessa coltura, per dare al fico mandorlato una nuova forma di racconto senza perdere il rapporto con le sue radici.

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Un segno tangibile di apertura, ascolto ed efficacia operativa: si è svolto ieri, presso l’Ufficio Servizi Sociali del Comune di Brindisi, un importante tavolo di confronto tra l’Amministrazione Comunale e la rappresentanza dei cittadini migranti attualmente ospiti del dormitorio di Contrada Pandi, in vista del programmato trasferimento presso la struttura di Restinco previsto entro l’autunno.

 

L’incontro, promosso dall’Assessore ai Servizi Sociali Ercole Saponaro, ha visto la partecipazione attiva delle figure di riferimento delle istituzioni e del terzo settore del territorio: la Dott.ssa Antonella D’Alicandro (Coordinatrice dello Sportello Migranti ATS1), la Dott.ssa Luana Garofoli (Coordinatrice del Polo Sociale Arci Brindisi), la Dott.ssa Barbara Musciagli (ASL Brindisi  Referente del Tavolo Immigrazione della Regione Puglia) e il mediatore linguistico-culturale dello Sportello Migranti Karim Kane, che ha garantito un dialogo fluido e trasparente.

 

Durante la riunione, i rappresentanti della comunità del dormitorio hanno potuto esporre direttamente le criticità quotidiane riscontrate, legate in particolar modo all’isolamento geografico della sede attuale, alla carenza di collegamenti di trasporto pubblico e ad altre esigenze gestionali di pronta risoluzione.

A tali istanze, l’Amministrazione ha offerto risposte concrete e impegni precisi. Sul tema primario della mobilità, l’Assessore Saponaro ha rassicurato e informato direttamente i presenti dello stanziamento di fondi regionali dedicati, che permetteranno a breve l'attivazione di un servizio navetta dedicato per collegare il dormitorio con il centro cittadino. Contestualmente, le strutture comunali si sono già attivate per la risoluzione tempestiva delle ulteriori necessità quotidiane rappresentate.

 

«Questo incontro non è stato un episodio isolato, ma l’avvio di un metodo di lavoro ben preciso», dichiara l’Assessore ai Servizi Sociali Ercole Saponaro. «Le politiche di accoglienza e inclusione della nostra Amministrazione non si fanno dall’alto, ma attraverso l’ascolto diretto delle persone e delle loro fragilità. Abbiamo voluto dare un segnale di vicinanza reale: la nostra intenzione è quella di rendere questi confronti periodici, creando un canale di comunicazione costante con gli ospiti del dormitorio. Soltanto attraverso il dialogo continuativo e la sinergia istituzionale possiamo garantire dignità, vivibilità e vera integrazione sul nostro territorio.»

 

L'Amministrazione Comunale conferma così la propria linea di indirizzo, volta a coniugare decoro, sostenibilità dei servizi ed effettiva inclusione sociale, accompagnando in maniera strutturata la transizione verso la nuova sede di Restinco.

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L’Amministrazione comunale, in stretta sinergia con gli uffici competenti, ha avviato la definizione delle linee guida per la strategia di destagionalizzazione turistica 2027. A partire dal mese di agosto, si costruiscono le fondamenta di un percorso operativo che trasforma il dialogo costante con la comunità e gli operatori del settore in un’opportunità di sviluppo. L’obiettivo è di tracciare da subito una rotta chiara per consolidare Brindisi come destinazione competitiva e ambita in ogni periodo dell’anno.

Tra le priorità dell’Assessorato competente rientra il potenziamento dell’InfoPoint turistico comunale, che è destinato a diventare punto di riferimento per cittadini e visitatori, attraverso servizi di accoglienza, percorsi tematici e strumenti digitali, in grado di rendere più semplice e accessibile la scoperta della città.

Questa linea di lavoro trova oggi un sostegno concreto nel progetto «Brindisi tutto l’anno - Mare, Natura e Cultura», finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del POC Puglia 2021-2027 attraverso l’avviso per il potenziamento degli infopoint e dei servizi al turista, con cofinanziamento del Comune. Fino al 15 gennaio 2027 il progetto garantisce l’apertura potenziata dell’InfoPoint, con orario continuato dalle 9.00 alle 22.00 nei giorni di giovedì, venerdì, sabato, domenica, ponti e festivi, e un gruppo di lavoro con guide abilitate e competenze in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Il programma prevede 56 attività di animazione: 24 visite guidate e itinerari tematici; 12 attività di turismo ecosostenibile e mobilità lenta, alla scoperta delle aree naturali e degli ecosistemi costieri; 9 laboratori culturali, divulgativi e ricreativi ospitati nelle biblioteche e nei contenitori culturali comunali; 5 eventi di degustazione e valorizzazione delle produzioni agroalimentari locali, realizzati con produttori, operatori economici e associazioni del territorio; 6 attività multimediali e di storytelling territoriale. A queste si affiancano il piano di comunicazione online e offline, i nuovi strumenti digitali dell’InfoPoint - QR code, mappe digitali, servizi informativi e supporti multimediali - e un sistema di monitoraggio e customer satisfaction i cui dati orienteranno servizi e investimenti.

Cuore del programma è il ciclo delle visite guidate, che si svilupperà a partire dal 15 agosto 2026 fino a gennaio 2027. I percorsi accompagneranno cittadini e turisti alla scoperta della poliedrica identità di Brindisi: dalla città romana alla Via Appia, dal periodo federiciano alla Brindisi capitale d’Italia (1943-1944), passando per le chiese, i palazzi nobiliari, le antiche mura, il Liberty e i luoghi meno conosciuti del centro storico. Non una proposta episodica, dunque, ma un calendario distribuito su più mesi, capace di raccontare la città in maniera organica e di favorirne la fruizione anche oltre la stagione estiva.

“Parallelamente, si lavorerà per consolidare il coordinamento tra quanti sono impegnati nella valorizzazione e nella promozione del patrimonio storico, archeologico e monumentale, così da programmare servizi, aperture e iniziative condivise e offrire ai visitatori un’esperienza completa e di qualità – ha ricordato l’assessore al Turismo, Giuseppe De Maria -. Un primo passo è già stato compiuto: nei giorni scorsi si è tenuto un incontro con alcuni degli enti del Terzo settore che gestiscono i luoghi della cultura del Comune di Brindisi. Da quel confronto nasce l’opportunità di sviluppare un piano della comunicazione condiviso che prevede, insieme ai gestori la realizzazione di un sistema di accoglienza riconoscibile e ben organizzato, nel quale tutti i soggetti coinvolti operino secondo modalità condivise. La nostra città possiede un patrimonio storico, culturale e naturale d’eccellenza – ha osservato ancora -. Affinché questa ricchezza si traduca in una reale opportunità di sviluppo, occorrono visione e metodo. Il nostro traguardo per il 2027 è chiaro e strategico: affermare Brindisi come destinazione riconoscibile e competitiva sui mercati nazionali e internazionali. Non ci limitiamo a delineare una traiettoria strategica – ha concluso -, ma la sosteniamo con interventi strutturali. Il nostro impegno prioritario è mettere a sistema risorse, servizi e competenze, consolidando un modello partecipato, una collaborazione stabile, con istituzioni, operatori economici e realtà associative del territorio”.

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La Pinacoteca comunale di via Martiri della Libertà si prepara a vivere una nuova stagione. Con una delibera approvata dal Commissario straordinario del Comune di Mesagne, Maria Antonietta Olivieri, l’Amministrazione ha espresso indirizzo favorevole alla creazione di un hub culturale polifunzionale denominato “La Casa degli Artisti”, destinato a diventare un punto di riferimento per la produzione artistica, la formazione, l’inclusione sociale e la promozione turistica del territorio. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione culturale intrapreso negli ultimi anni dalla città, che ha visto Mesagne conquistare importanti riconoscimenti, tra cui la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2023 e il titolo di Capitale della Cultura di Puglia 2023.

Un cammino che ha contribuito a rafforzare l’immagine della città come centro di eccellenza culturale e luogo di creatività diffusa. L’immobile interessato dal progetto, già sede della Pinacoteca comunale, è stato recentemente sottoposto a interventi di recupero finanziati attraverso fondi Gal dedicati alla riqualificazione degli attrattori turistici della Smart Land Terra dei Messapi. I lavori sono stati completati e la struttura risulta oggi pienamente idonea alla fruizione pubblica, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e accessibilità previsti dalla normativa vigente. Secondo l’idea progettuale elaborata dal Servizio Cultura, la nuova destinazione dell’edificio consentirà di superare il tradizionale modello espositivo per trasformare lo spazio in un vero e proprio ecosistema culturale, capace di mettere in relazione persone, idee, competenze e servizi. Il progetto punta infatti a creare una struttura dinamica e multifunzionale, in stretta connessione con il vicino Teatro storico comunale, con l’obiettivo di integrare le arti visive con lo spettacolo dal vivo e dare vita a un polo artistico unitario. La “Casa degli Artisti” sarà articolata in tre aree principali. Al piano terra troveranno spazio un’area laboratoriale dedicata a workshop e attività formative e un punto di informazione e orientamento turistico-culturale. Al primo piano sarà invece realizzata una foresteria destinata alle residenze artistiche. Proprio quest’ultimo elemento rappresenta uno degli aspetti più innovativi del progetto.

La foresteria sarà concepita come uno spazio di accoglienza temporanea per artisti, curatori e ricercatori coinvolti nelle attività dell’hub. L’ospitalità sarà legata a un principio di restituzione sociale: gli ospiti saranno chiamati a contribuire alla vita culturale della comunità attraverso donazioni di opere, laboratori gratuiti, incontri pubblici e attività rivolte alle scuole. Un modello che punta a trasformare Mesagne da semplice luogo di ospitalità culturale a città capace di produrre cultura e creatività. Tra gli obiettivi strategici individuati dall’Amministrazione figurano la valorizzazione e la produzione artistica attraverso esposizioni temporanee e residenze creative, il coinvolgimento di giovani, scuole e associazioni mediante percorsi formativi e laboratoriali, il rafforzamento dell’offerta turistica attraverso l’integrazione della struttura nei percorsi di visita del centro storico e la definizione di un modello gestionale sostenibile che garantisca la massima apertura al pubblico.

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"Quello che sta accadendo oggi per l'assistenza domiciliare in provincia di Brindisi ha i contorni del paradosso istituzionale. Il Dipartimento della Salute ha infatti avanzato la richiesta al Direttore Generale della ASL di Brindisi di gestire direttamente il servizio. Un'iniziativa incomprensibile che arriva nel momento più delicato e decisivo per il futuro della sanità pugliese".
Così il consigliere regionale di maggioranza Tommaso Gioia interviene con fermezza sulla vertenza che sta scuotendo il settore dell'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). La richiesta di gestione diretta del Dipartimento della Salute si scontra temporalmente e politicamente con l'azione dell'Assessorato alla Sanità. Proprio in queste ore, infatti, l'Assessore alla Salute, Donato Pentassuglia, in piena sintonia con il Presidente della Regione, si appresta a varare il regolamento sugli accreditamenti. Si tratta di un traguardo storico, atteso fin dal 2023, fondamentale per blindare la trasparenza, introdurre regole certe e assicurare standard assistenziali omogenei in ogni angolo del territorio regionale.
"Questa iniziativa del Dipartimento ha generato allarme tra i pazienti, le loro famiglie e i lavoratori del comparto – prosegue Gioia –. Siamo di fronte a scelte che stridono apertamente con l'indirizzo politico del governo regionale, impegnato a colmare anni di colpevoli ritardi normativi. Per questo motivo stiamo monitorando l'evoluzione della vicenda passo dopo passo, mossi esclusivamente dall'interesse primario di tutelare la salute dei cittadini e la dignità professionale degli operatori. Peraltro, il Dipartimento dovrebbe spiegare perché a Bari e nella BAT per l'ADI, si vada avanti da anni con proroghe, mentre per Brindisi non si possano aspettare pochi giorni".
Il nodo centrale della riforma voluta dalla giunta risiede nel principio di libertà di scelta e uguaglianza: con il nuovo regime di accreditamento sarà finalmente il paziente a decidere a quale struttura affidare le proprie cure. "Una svolta di civiltà che rende ancora più sospetta la condotta burocratica – incalza il consigliere regionale –. Vi è da chiedersi per quale ragione il Dipartimento non abbia mai provveduto in passato a predisporre i regolamenti, e perché decida di accelerare in
direzione opposta proprio adesso che il traguardo è a un passo".
Le ripercussioni sul territorio avrebbero potuto avere esiti drammatici se non fosse intervenuta una netta reazione istituzionale: "Le decisioni calate dall'alto dal Dipartimento sono semplicemente inattuabili. Il Direttore Generale della ASL di Brindisi ha agito con grande senso di responsabilità rivolgendosi al Prefetto, scongiurando così un tracollo operativo tanto inutile quanto pericoloso per la tenuta sanitaria locale".
Gioia conclude: "Noi saremo sempre, senza esitazioni, al fianco dei pazienti e dei lavoratori". 

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Nina è al servizio di una famiglia benestante, ma davanti allo specchio immagina palcoscenici, applausi e una vita diversa dalla sua. Martedì 11 agosto, alle ore 21piazza Duomo a Brindisi ospita “Caro Mimmuzzu mia…”, opera in dialetto brindisino scritta e interpretata da Simona Epifani, con la regia di Francesca Epifani. Lo spettacolo fa parte di “Verdi in Città”, rassegna promossa dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi e la collaborazione del Polo Biblio-Museale, della Basilica Cattedrale di Brindisi e di Puglia CultureL’ingresso è liberosenza prenotazione.

La storia è ambientata negli anni Sessanta, in un’Italia che cambia rapidamente e nella quale le nuove aspirazioni si scontrano ancora con ruoli sociali imposti. Nina è una giovane cameriera che lavora in una casa agiata, osserva abitudini e privilegi dei suoi datori di lavoro e coltiva in silenzio il desiderio di diventare attrice. La quotidianità è fatta di fantasia con cui esplora mondi nei quali sceglie chi essere e quale direzione dare alla propria vita.

A occupare i suoi pensieri è anche Mimmuzzo, celebre attore e cantante dell’epoca, figura amata e distante: Nina è divisa tra ciò che vive e ciò che immagina. Da una parte ci sono un lavoro sicuro solo in apparenza, le aspettative degli altri e le convenzioni che regolano il comportamento di una giovane donna; dall’altra il teatro, la musica e la possibilità di cercare una strada che le somigli davvero e aprire uno spazio tutto suo nel mondo. Le canzoni di Domenico Modugno attraversano la vicenda come un sottofondo emotivo. La musica evoca un’epoca nella quale la voce di Modugno entrava nelle case, accompagnava la vita quotidiana e alimentava il desiderio di superare limiti geografici e sociali.

Caro Mimmuzzu mia…” nasce nel 2019 come breve testo teatrale destinato al Premio Lydia Biondi, concorso nel quale arriva in finale. La risposta del pubblico convince Simona Epifani a proseguire il lavoro, nonostante il timore iniziale che il dialetto brindisino potesse limitarne la comprensione. Nel 2022 il testo assume la forma di una performance di trenta minuti, prima di diventare un’opera compiuta. Il dialetto è più che un elemento di colore, piuttosto definisce il carattere della protagonista, il suo ambiente e il rapporto immediato con il mondo che la circonda.

Il dialetto custodisce affetti, ironia e contraddizioni. Permette a Nina di passare dalla leggerezza alla confessione, dall’entusiasmo alla disillusione. La dimensione popolare dialoga con il desiderio di ascesa, senza nascondere la distanza tra il sogno del successo e le condizioni reali nelle quali una giovane donna prova a conquistarlo. Al centro dello spettacolo c’è il coraggio di desiderare qualcosa che sembra irraggiungibile, di non coincidere con il ruolo dettato, di affrontare il giudizio e di accettare il rischio del fallimento.

La regia di Francesca Epifani alterna leggerezza e pienezza emotiva. La scena diventa il luogo nel quale realtà e immaginazione si sovrappongono: la casa in cui Nina lavora può trasformarsi nel camerino di un’attrice, una telefonata può aprire una possibilità inattesa, una canzone può riportare alla superficie ciò che la protagonista prova a nascondere. La vicenda di Nina appartiene a chi ha custodito un desiderio lontano dalle aspettative della famiglia, dalle necessità del lavoro e dalle convenzioni sociali. “Caro Mimmuzzu mia…” percorre speranze e frustrazioni, slanci e rinunce, e restituisce il ritratto di una donna che cerca la propria voce. In quell’Italia sospesa tra tradizione e cambiamento, diventare attrice significa scegliere finalmente la parte da interpretare nella propria vita. Smettendo di essere spettatrice del proprio destino.

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La Pro Loco Ostuni APS, con la partecipazione dell'associazione Una Valle di Libri un appuntamento di grande prestigio dedicato alla narrativa internazionale. Sabato 8 agosto 2026, alle ore 19.30, nel Giardino del Centro di Cultura Donato Cirignola, in Corso Giuseppe Mazzini 18 a Ostuni, il pubblico potrà incontrare Víctor del Árbol, tra i più importanti autori del noir europeo contemporaneo, che presenterà il suo nuovo romanzo «Le buone intenzioni», pubblicato da Elliot Edizioni. Dialogherà con l’autore, Luigi Del Vecchio, Generale della Guardia di Finanza in congedo, autore del thriller “Ostuni. Non mi cercare più...”.

 

L'incontro rappresenta un'occasione unica per conoscere da vicino uno degli autori più apprezzati della narrativa internazionale, capace di conquistare critica e lettori con romanzi intensi, caratterizzati da una profonda analisi psicologica dei personaggi e da trame che superano i confini del classico thriller per affrontare le grandi contraddizioni dell'animo umano.

 

L'autore

 

Nato a Barcellona nel 1968Víctor del Árbol ha lavorato per oltre vent'anni nella Policia de la Generalitat de Catalunya prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Ha esordito nel 2006 con El peso de los muertos, vincitore del Premio Tiflos de Novela, iniziando un percorso letterario che lo ha consacrato tra i più importanti autori del panorama noir internazionale.

 

I suoi romanzi sono tradotti in numerosi Paesi e hanno ottenuto particolare successo in Francia, dove ha conquistato prestigiosi riconoscimenti come il Prix du Polar Européen, il Grand Prix de Littérature Policière e il Premio SNCF du Polar. Nel 2018 il Governo francese lo ha insignito del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres, mentre in Spagna ha ricevuto il celebre Premio Nadal de Novela. Negli ultimi anni Elliot Edizioni ha pubblicato anche Il figlio del padreNessuno su questa terra e Il tempo delle belve, consolidando il forte legame tra lo scrittore catalano e il pubblico italiano.

 

Il libro

 

Con «Le buone intenzioni», tradotto in italiano da Pierpaolo Marchetti, Víctor del Árbol firma il capitolo conclusivo della "Trilogia del sicario senza nome", dando vita a un noir intenso e coinvolgente che intreccia mistero, memoria e grandi temi sociali.

 

Dopo anni di apparente tranquillità, il protagonista, un sicario senza nome, è costretto a tornare in azione per affrontare definitivamente il proprio passato. Parallelamente si sviluppa la vicenda della giornalista Clara Fité, determinata a riportare alla luce un oscuro caso di bambini scomparsi negli anni Novanta. Un quaderno rubato, ricco di annotazioni criptiche, finirà per legare i destini dei due protagonisti, trascinandoli in una spirale di violenza nella quale si intrecciano criminalità organizzata, speculazione immobiliare, criptovalute, segreti di Stato e vicende legate alla Chiesa.

 

Tra Barcellona e il misterioso luogo simbolico chiamato "La Montagna", passato e presente si fondono in una corsa senza tregua, dove nessuno è davvero innocente e ogni verità comporta un prezzo da pagare. Un romanzo che conferma ancora una volta la straordinaria capacità narrativa dell'autore di raccontare il lato più oscuro dell'essere umano senza rinunciare alla profondità emotiva.

 

L'appuntamento dell'8 agosto offrirà ai lettori l'opportunità di dialogare direttamente con uno dei grandi protagonisti della narrativa europea contemporanea, approfondendo i temi del romanzo e il percorso letterario di uno scrittore che, grazie alla forza delle sue storie, continua a conquistare lettori in tutto il mondo.

 

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Oggi ne sono disponibili solo 6 milioni, ma ne servono con urgenza altri 4 per avviare la messa a regime dell'invaso

Occorre una decisione immediata del tavolo istituzionale per autorizzare l'immissione dei 10 milioni di metri cubi d'acqua necessari a completare il collaudo dell'invaso del Pappadai e avviarne definitivamente la messa a regime, considerato che ad oggi sono disponibili appena 6 milioni di metri cubi, un quantitativo insufficiente per concludere le operazioni e rendere operativo il sistema irriguo destinato a garantire l'approvvigionamento idrico di circa 12mila ettari di terreni agricoli tra le province di Taranto, Brindisi e Lecce. È la richiesta avanzata da Coldiretti Puglia all'assessore regionale all'Agricoltura, Francesco Paolicelli, al commissario straordinario del Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia, Francesco Ferraro, all'Autorità di Distretto dell'Appennino Meridionale, Vera Corbelli e al presidente di Acque del Sud, Luigi Giuseppe De Collanz, con la quale sollecita l'immediata autorizzazione all'immissione dei quantitativi idrici necessari per completare il collaudo, superando rapidamente l'attuale fase di stallo e dando finalmente piena operatività ad un'infrastruttura strategica per l'agricoltura pugliese.

 

"Non possiamo permetterci ulteriori rinvii. Il tavolo deve assumere immediatamente la decisione di destinare gli ulteriori 4 milioni di metri cubi necessari al collaudo dell'invaso, perché senza questo passaggio il Pappadai continuerà a rimanere un'opera incompiuta, mentre le aziende agricole aspettano acqua per produrre. È una scelta che riguarda il futuro del territorio e la competitività dell'agricoltura pugliese", afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. "La disponibilità immediata dell'acqua necessaria al collaudo è il presupposto indispensabile per arrivare alla piena funzionalità dell'invaso. Dopo decenni di attesa e con le procedure di affidamento dei lavori già avviate, non possiamo perdere altro tempo. Servono decisioni rapide e coordinate affinché il Pappadai diventi finalmente operativo e il sistema Irrigazione Salento possa entrare in funzione, assicurando acqua a circa 12mila ettari agricoli", sottolinea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

 

L'invaso del Pappadai rappresenta una delle più importanti opere idrauliche incompiute della Puglia che, costruito tra il 1994 e il 1997 in provincia di Taranto, è rimasto inutilizzato per 30 anni – denuncia Coldiretti Puglia - nonostante sia stato progettato per convogliare le acque del Sinni e garantire una riserva strategica destinata sia agli usi irrigui sia a quelli potabili. Il completamento del recupero funzionale dell'invaso consentirà di accumulare, durante il periodo invernale, una riserva di circa 19,9 milioni di metri cubi d'acqua e permetterà di rendere pienamente operativo il sistema "Irrigazione Salento", attraverso gli interventi sui nodi e sulle condotte che collegano il Pappadai alla vasca di Sava. Una volta conclusi i lavori sarà possibile irrigare 12.000 ettari di superficie agricola, garantendo finalmente una disponibilità idrica stabile ad un'area che ancora oggi, in molti casi, dipende da pozzi e autobotti.

 

Per Coldiretti Puglia il recupero del Pappadai, tra l’altro, deve inserirsi in una più ampia strategia regionale di realizzazione di infrastrutture indispensabili per aumentare la capacità di accumulo e la resilienza del sistema agricolo. Il cambiamento climatico, con periodi sempre più lunghi di siccità alternati a eventi meteorologici estremi, impone infatti una gestione moderna della risorsa idrica. Oggi in Italia viene trattenuto appena l'11% dell'acqua piovana e diventa quindi prioritario accelerare la realizzazione degli invasi e il recupero delle opere esistenti – conclude Coldiretti Puglia - accompagnando gli investimenti con interventi di manutenzione straordinaria delle reti irrigue e delle infrastrutture di bonifica.

 

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La scoperta, firmata dalla UOC di Genetica Medica diretta dal prof. Cristiano Simone e pubblicata sulla rivista internazionale Genes and Diseases, apre nuove prospettive per la diagnosi delle sindromi ereditarie predisponenti ai tumori.

Un risultato di rilievo internazionale che conferma il valore della ricerca traslazionale svolta all’IRCCS “Saverio De Bellis” di Castellana Grotte. La UOC di Genetica Medica, guidata dal prof. Cristiano Simone, ha identificato per la prima volta al mondo un allele complesso associato alla Sindrome di Lynch, la più frequente sindrome ereditaria che predispone allo sviluppo di diversi tumori, in particolare del colon-retto e dell’endometrio.

La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Genes and Diseases, rappresenta un importante avanzamento nella comprensione dei meccanismi genetici alla base della malattia e potrà contribuire a migliorare l’accuratezza diagnostica e la gestione clinica dei pazienti e delle loro famiglie.

Lo studio ha dimostrato che due varianti genetiche, considerate singolarmente prive di effetti patologici, possono invece determinare la malattia quando sono presenti contemporaneamente sullo stesso gene, formando un allele complesso. Un meccanismo biologico finora mai descritto, che sarebbe rimasto invisibile con le sole metodiche diagnostiche tradizionali.

Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno adottato un approccio multidisciplinare integrato, combinando lo studio genetico dell’intero nucleo familiare, l’analisi dell’RNA e test funzionali sulla stabilità delle proteine del sistema di riparazione del DNA, le proteine MMR, in modelli cellulari ingegnerizzati di tumore del colon-retto.

«Questa scoperta dimostra come la ricerca avanzata sia fondamentale per interpretare correttamente varianti genetiche che, con i soli strumenti diagnostici convenzionali, sarebbero rimaste classificate come non significative», spiega il prof. Cristiano Simone, Direttore della UOC di Genetica Medica dell’IRCCS “De Bellis”. «L’integrazione tra genetica, biologia molecolare e studi funzionali ci ha consentito di ricostruire un meccanismo completamente nuovo, con ricadute concrete sulla diagnosi e sulla presa in carico delle persone a rischio di tumori ereditari».

«Questo risultato conferma la capacità del nostro Istituto di affrontare casi complessi attraverso competenze altamente specialistiche e tecnologie avanzate», dichiara il Direttore Generale dell’IRCCS “Saverio De Bellis”, Michelangelo Armenise. «Il valore di una scoperta come questa sta soprattutto nella possibilità di offrire risposte più precise ai pazienti e alle loro famiglie, migliorando i percorsi di diagnosi, prevenzione e assistenza. È questa la funzione di un IRCCS: mettere l’innovazione al servizio della cura».

Il risultato rafforza il ruolo dell’IRCCS “Saverio De Bellis” come centro di riferimento nella medicina di precisione, dove attività scientifica e assistenziale procedono insieme per offrire diagnosi sempre più accurate, percorsi personalizzati e nuove opportunità di prevenzione.

 

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