Redazione

Domenica 13 settembre, Wikigita di Settembre con Wikimedia Puglia e Cicloamici FIAB Mesagne alla scoperta del Canale di Pirro, nelle campagne di Fasano, Alberobello e Locorotondo In occasione di Wiki Loves Puglia — la sezione regionale di Wiki Loves Monuments, il concorso fotografico promosso da Wikimedia Italia per documentare e valorizzare su Wikipedia e Wikimedia Commons il patrimonio culturale — Cicloamici FIAB Mesagne e Wikimedia Puglia uniscono le forze per un evento speciale aperto a tutti i cittadini, fotografi e cicloamatori: la Wikigita di domenica 13 settembre.

L’Iniziativa: Fotografare e Valorizzare la Bellezza Libera.
Dal 1° al 30 settembre si rinnova l’appuntamento con Wiki Loves Monuments. Chiunque, amatore o professionista, può scattare e caricare foto dei monumenti autorizzati sulla piattaforma Open.La Wikigita del 13 settembre offre l’opportunità di percorrere un itinerario di alto pregio storico e paesaggistico guidati dai volontari dell’associazione Cicloamici FIAB Mesagne e dai volontari di Wikimedia Italia, cogliendo l’occasione per fotografare architetture rurali, panorami e monumenti locali che parteciperanno direttamente sia al concorso regionale Wiki Loves Puglia che a quello nazionale ed internazionale.

 

Programma

 Raduno e partenza: Raduno Domenica 13 settembre ore 9:30 alla Chiesetta rettoria Santi Maria Maddalena e San Marco Evangelista, Contrada S. Marco, 70010 Locorotondo BA (Cisternino):
https://maps.app.goo.gl/skzEaYi9FHejrnTX7
area di parcheggio consigliata strada di accesso alla scuola primaria
https://maps.app.goo.gl/DDK3oozDyK3tchex9
 Rientro: percorso ad anello con rientro entro le ore 17:00 ,
 Percorso : lunghezza 40 Km prevalentemente su sentieri. Visita alle contrade di San Marco, Pasqualicchio e Cocolicchio e a Masseria e Giardini Pistola, Coreggia, Alberobello.
 Difficoltà: Itinerario cicloturistico intermedio. Un minimo di allenamento richiesto. Sentieri facilmente percorribili. Adatto a ogni livello di abilità.
 Dotazioni consigliate: Biciclette tipo gravel MTB o city bike
 Colazione a sacco.
 Info e capigita: Francesco Moro Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Antonio Licciulli Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 3333744725,

 Iscrizioni e costo

Raccomandiamo di iscriversi al link. La partecipazione all’escursione non richiede quota di adesione.

Modulo di iscrizione alle escursioni

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Si è concluso davanti al giudice il movimentato pomeriggio che ha tenuto con il fiato sospeso la comunità di Mesagne. Nella giornata di ieri, lunedì 7 settemb­re, l’autorità giudiziaria ha infatti convalidato l’arresto del giovane, che compirà 19 anni tra pochi mesi, protagonista nei giorni scorsi di una folle e pericolosa fuga tra le strade cittadine. Per lui il magistrato ha disposto la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di Mesagne, con il tassativo divieto di allontanarsi dalla propria abitazione nella fascia oraria notturna compresa tra le ore 20:00 e le 7:00 del mattino successivo. I fatti risalgono a una recente pattuglia di routine degli agenti del locale commissariato della Polizia di Stato. Alla vista delle forze dell'ordine, il ragazzo, che si trovava alla guida di una Toyota Aygo X, ha improvvisamente premuto sull'acceleratore nel disperato tentativo di far perdere le proprie tracce. Ne è nato un rischioso inseguimento automobilistico lungo le vie del centro, che ha rischiato di mettere a repentaglio l'incolumità di pedoni e automobilisti. Vistosi ormai braccato e impossibilitato a proseguire la corsa in auto, il conducente ha poi abbandonato il veicolo per tentare un'ultima, disperata fuga a piedi, terminata però poco dopo grazie alla prontezza dei poliziotti che sono riusciti a bloccarlo. Nel corso dell'udienza di convalida, il giovane ha scelto la via della piena collaborazione. Davanti al giudice ha ammesso senza riserve le proprie responsabilità, fornendo anche la motivazione che lo avrebbe spinto a un comportamento così sconsiderato: il timore delle sanzioni. Il ragazzo ha infatti confessato di essere scappato preso dal panico, terrorizzato dall'idea di subire una pesante multa e il sequestro del mezzo poiché sprovvisto della patente di guida, documento che non aveva mai conseguito. Una spiegazione che non gli ha risparmiato il provvedimento restrittivo, ma che mette un punto fermo sulla dinamica del pericoloso episodio.

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Un drammatico incidente ha sconvolto la tarda mattinata di oggi, martedì 8 settembre, la comunità di Lido Presepe, marina di Torchiarolo. Un uomo di 78 anni, F.Z., originario di Mesagne ma residente nella località balneare, ha perso la vita dopo essere precipitato dal terrazzo della sua abitazione in via Dei Pastori. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'anziano si stava preparando a effettuare un piccolo intervento domestico. Poco prima del tragico volo, l'uomo si era rivolto a una vicina di casa per chiedere in prestito una scala, spiegando di dover raggiungere il tetto per sistemare l'antenna televisiva. Subito dopo essere salito, per cause ancora in corso di accertamento, il 78enne ha perso l'equilibrio, precipitando nel vuoto. Un impatto violentissimo che non gli ha lasciato scampo. L'allarme è scattato immediatamente. Sul posto sono accorsi i sanitari del 118, ma i tentativi di rianimazione si sono rivelati purtroppo inutili: i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell'uomo, avvenuto sul colpo a causa delle gravi lesioni riportate. In via Dei Pastori sono intervenuti anche i Carabinieri e gli agenti della Polizia locale per effettuare i rilievi di rito e mettere in sicurezza l'area. Le forze dell'ordine hanno avviato le indagini per ricostruire l'esatta dinamica e le circostanze che hanno causato la fatale perdita di equilibrio.

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Svolta lampo nelle indagini sul drammatico incidente stradale avvenuto nella tarda serata di ieri, lunedì 7 settembre 2026, lungo la strada provinciale che collega Ostuni a Carovigno. Le forze dell'ordine hanno rintracciato e arrestato l'investitore: si tratta di A.C., un giovane di 21 anni originario di San Vito dei Normanni, ora ristretto al regime degli arresti domiciliari. Cruciale per la chiusura del cerchio investigativo è stato il ritrovamento della Fiat Grande Punto guidata dal ragazzo, individuata e sequestrata in agro di Mesagne dopo che il conducente aveva fatto perdere le proprie tracce subito dopo l'impatto. La tragedia si è consumata sotto il buio della notte, quando la vettura ha travolto una bicicletta che procedeva lungo la provinciale. In sella alle due ruote c'era Giuseppe Petraroli, 78 anni, stimato collaboratore scolastico in pensione e volto noto nella comunità locale. L'impatto tra l'auto e la bici è stato devastante, non lasciando scampo all'anziano. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori e il trasporto d'urgenza in ospedale, le ferite riportate si sono rivelate troppo gravi e il pensionato è deceduto poco dopo il ricovero.
Subito dopo il terribile scontro, il ventunenne alla guida della Fiat Grande Punto ha scelto la fuga, omettendo il soccorso e svanendo nel nulla. Una fuga disperata che è durata tuttavia pochissime ore. Gli inquirenti hanno avviato una serrata caccia all'uomo, incrociando i rilievi effettuati sul luogo del sinistro con il monitoraggio del territorio. La svolta è arrivata con la localizzazione del mezzo nelle campagne mesagnesi, un elemento che ha stretto definitivamente il cerchio attorno al giovane sanvitese, conducendo i militari al suo arresto con l'accusa di omicidio stradale.

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Una marea festante di bambini e famiglie ha fatto da cornice, nella mattinata di oggi, martedì 8 settembre, al taglio del nastro della nuova scuola dell'infanzia presso il plesso "Madre Teresa di Calcutta" di Pezze di Greco. L'edificio riapre ufficialmente le sue porte in veste totalmente ristrutturata, ammodernata e sicura, pronta ad accogliere i piccoli alunni per l'imminente avvio dell'anno scolastico.

L'intervento complessivo, dal valore di 2.792.923,00 euro – finanziato mediante i contributi ministeriali per le opere pubbliche e dal Fondo per l’avvio delle opere indifferibili – ha permesso la completa riqualificazione e bonifica dall'amianto dello storico immobile e della relativa palestra.

 

Alla cerimonia d'inaugurazione sono intervenuti il Sindaco Francesco Zaccaria, l'Assessore ai Lavori Pubblici Gianluca Cisternino, l'Assessora alla Pubblica Istruzione Cecilia Saladino e la dirigente del settore Lavori Pubblici Rosa Belfiore. A fare “gli onori di casa” c’era il Dirigente Scolastico Pierluca Renna, emozionato per la nuova apertura, che ha annunciato la volontà di far partire l’iter burocratico per dare un nuovo nome alla Scuola. La benedizione del plesso è stata affidata al parroco di Pezze di Greco, don Donato, che ha accompagnato il momento solenne prima del definitivo taglio del nastro.

 

«Questa mattina a Pezze di Greco abbiamo vissuto la festa più bella con cui aprire l'anno scolastico – ha detto il sindaco Francesco Zaccaria -: il sorriso dei bambini e l'abbraccio delle loro famiglie davanti al nuovo plesso Madre Teresa di Calcutta. È questa l'immagine che dà senso al nostro lavoro. Con un investimento di quasi 2,8 milioni di euro - restituiamo alla comunità molto più di un edificio ristrutturato. Restituiamo un presidio scolastico moderno e funzionale. Abbiamo garantito il miglioramento sismico, rinnovato integralmente gli impianti elettrico, idrico, termico e antincendio, riqualificato la palestra e ridato luce alle aree verdi esterne. È un'edilizia scolastica che mette al centro i bambini e le famiglie. Al piano terra, tre sezioni a misura di bambino, con servizi dedicati, un'aula per l'inclusione accessibili da un nuovo ingresso protetto. Al primo piano, un polo di laboratori innovativi e polifunzionali al servizio di tutto l'Istituto Comprensivo, autonomo e sicuro grazie a un varco indipendente che non interferisce con la routine dei più piccoli. Investire in una scuola moderna, sicura, bella e sostenibile significa investire nella coesione sociale, nel diritto all'infanzia, nel sostegno concreto alle giovani famiglie e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. È la visione che in dieci anni ci ha portato a destinare oltre 27 milioni di euro al patrimonio scolastico comunale e che, a breve, vedrà sorgere sempre a Pezze di Greco un nuovo asilo Nido.

Un grazie, sentito, va all’ufficio lavoro pubblico guidato da Rosa Belfiore, al dirigente Pierluca Renna e all'impresa esecutrice».

 

«Sono davvero orgoglioso dell'inaugurazione di questo plesso riqualificato – ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici Gianluca Cisternino -. Con quest'opera non solo restituiamo alla comunità di Pezze di Greco un ambiente scolastico dignitoso, moderno e sicuro per la scuola dell'infanzia, ma risolviamo definitivamente anche le storiche criticità di coabitazione degli spazi del plesso di via Eroi dello Spazio. Sono particolarmente soddisfatto per i due traguardi raggiunti e per il potenziamento dell'offerta formativa, sostenuto da strutture di primissimo livello. Inoltre, con il nuovo asilo nido di Pezze di Greco, che aprirà nei prossimi mesi al termine dei lavori, doteremo la nostra frazione di una rete completa di servizi per l'infanzia: un supporto concreto e fondamentale per le giovani famiglie e le giovani coppie, che le aiuterà a conciliare al meglio i tempi di vita e di lavoro».

 

«La scuola rappresenta per i nostri bambini una seconda casa – ha commentato l'assessora alla Pubblica Istruzione Cecilia Saladino -: è il luogo in cui crescono, imparano, stringono le prime amicizie e costruiscono, giorno dopo giorno, il proprio futuro. Per questo è fondamentale che ogni scuola sia innanzitutto un luogo sicuro, accogliente e capace di far sentire ogni bambino protetto e valorizzato. Restituire ai più piccoli un ambiente bello, funzionale e pensato per le loro esigenze significa investire concretamente nel loro benessere e nella loro crescita. Prenderci cura dei luoghi in cui i nostri bambini trascorrono una parte così importante della loro giornata significa prenderci cura dell’intera comunità».

 

La riqualificazione ha trasformato l'intero edificio per rispondere al meglio alle diverse esigenze educative. Al piano terra trova spazio la nuova scuola dell'infanzia, interamente riprogettata a misura di bambino: le tre ampie sezioni sono dotate di servizi igienici dedicati, un'aula rivolta all'inclusione e un locale predisposto per la preparazione dei pasti, con accessi resi agevoli da un nuovo ingresso protetto da una pensilina e servito da una rampa per disabili. Salendo al primo piano, la struttura accoglie un polo di aule-laboratorio polifunzionali destinate a tutti gli studenti dell'Istituto Comprensivo di Pezze di Greco; grazie a un varco indipendente con filtro di separazione, i ragazzi potranno svolgere le attività didattiche in totale sicurezza e senza interferire con la routine dei più piccoli. L'intervento ha garantito inoltre i più elevati standard di sicurezza e sostenibilità: oltre al miglioramento sismico e alla totale eliminazione dei pluviali in amianto, sono stati completamente rinnovati gli impianti elettrico, idrico, di riscaldamento e antincendio, unitamente al restyling completo della palestra e alla valorizzazione delle aree verdi esterne, oggi dotate di una nuova illuminazione.

 

Con la riapertura della scuola di Pezze di Greco trova un’ulteriore, importante conferma la visione strategica dell’Amministrazione Zaccaria, che nel corso del suo decennio di governo ha reperito e destinato più di 27 milioni di euro per la sicurezza e la modernizzazione del patrimonio scolastico comunale. Investire nella scuola significa scommettere sul futuro della comunità, garantendo alle nuove generazioni luoghi d’eccellenza in cui formarsi e crescere in totale sicurezza.

 

 

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Si sono svolti nelle giornate del 5, 12, 17 e 31 agosto i banchetti informativi di Azione Studentesca Brindisi dedicati al futuro universitario della nostra città e ai nuovi interventi che stanno interessando il centro di Brindisi.

Un'occasione per incontrare gli studenti, informarli sulle trasformazioni in corso e raccogliere opinioni, esigenze e proposte su quello che dovrà diventare il futuro universitario del nostro territorio.

Sono state raccolte inoltre centinaia di firme di studenti e cittadini favorevoli alla riqualificazione e al potenziamento dell’intera struttura scolastica territoriale.

Guardiamo con favore e convinzione agli investimenti che stanno interessando Brindisi. Il recupero dell’ex Agenzia delle Entrate, destinata ad ospitare corsi universitari, rappresenta uno dei tasselli fondamentali della nuova cittadella universitaria; allo stesso tempo, il recupero dell’ex Cassa Mutua Artigiani porterà alla realizzazione di una residenza universitaria con 52 posti letto, oltre a spazi per lo studio, il coworking, la socialità e altri servizi destinati alla comunità studentesca.

Sono interventi che possono rappresentare una svolta per Brindisi, non soltanto dal punto di vista universitario, ma anche sotto il profilo culturale, sociale ed economico. Una città che vuole trattenere i propri giovani e attrarne di nuovi deve necessariamente investire nell'università, nella formazione e nei servizi per gli studenti.

Ma costruire un'università significa prima di tutto ascoltare chi quell'università dovrà viverla.

Per questo, come Azione Studentesca, riteniamo fondamentale che gli organi di rappresentanza studentesca non vengano considerati semplicemente come interlocutori a posteriori, ma siano coinvolti concretamente nelle scelte che riguarderanno il futuro del polo universitario brindisino.

La scelta dei corsi di laurea e delle facoltà da attivare, l'organizzazione degli spazi, i servizi, la mobilità, le mense, gli alloggi, gli spazi di aggregazione e tutte le questioni che incidono quotidianamente sulla vita universitaria devono essere affrontate anche insieme agli studenti.

Non chiediamo di sostituirci alle istituzioni o agli atenei, ma che venga riconosciuto il valore della rappresentanza: chi rappresenta gli studenti deve poter portare al tavolo decisionale le loro esigenze, le loro idee e le loro proposte.

«I banchetti di queste settimane – dichiara Azione Studentesca Brindisi – sono stati un modo concreto per riportare gli studenti al centro del dibattito. Siamo favorevoli alla crescita dell'università a Brindisi e riteniamo che questa possa essere una delle più importanti occasioni di sviluppo per la nostra città. Proprio per questo vogliamo che il progetto venga costruito con una prospettiva seria e soprattutto con il coinvolgimento di chi sarà chiamato a viverlo ogni giorno».

Brindisi non deve essere soltanto una sede distaccata dove frequentare qualche corso. Deve diventare una vera città universitaria.

Gli interventi già programmati rappresentano un passo importante in questa direzione: il progetto della cittadella universitaria nasce infatti dall'integrazione tra sedi per i corsi, residenze, servizi e spazi destinati alla comunità studentesca.

Ora serve però una visione sul lungo periodo: scegliere quali percorsi formativi offrire, quali professionalità sviluppare e come collegare l'università alle caratteristiche e alle opportunità del territorio brindisino.

Azione Studentesca Brindisi continuerà quindi a fare la propria parte, informando gli studenti, raccogliendo le loro istanze e chiedendo alle istituzioni e agli atenei che la rappresentanza studentesca venga ascoltata nelle decisioni che riguarderanno il futuro universitario della città.

Perché l'università di Brindisi non deve essere progettata soltanto per gli studenti.
Deve essere progettata insieme agli studenti.

Il direttivo provinciale di AS Brindisi

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La Green Data Aurora Brindisi annuncia la conferma di Sofia De Noia, centrale brindisina classe 2009, che vestirà ancora la maglia biancazzurra nella stagione 2026/27.

Cresciuta nel settore giovanile del Casale Volley 3, Sofia ha esordito in Serie C nella scorsa stagione distinguendosi nella seconda parte del campionato per qualità tecniche e maturità sorprendenti per la sua età. Prestazioni che le sono valse non solo la conferma ma anche una posizione di maggiore responsabilità all'interno del gruppo.

Una crescita che il club ha seguito con attenzione e che oggi premia con continuità di progetto.

"Questa conferma ha per me un grandissimo significato.” dichiara la giovane atleta “È il traguardo di tanto lavoro e la dimostrazione della fiducia della società e dello staff nei miei confronti. Affronterò la nuova stagione come sempre, con voglia di divertirmi e dando il massimo."

Anche la società esprime soddisfazione attraverso il Vicepresidente Daniele De Leonardis. “Siamo molto soddisfatti di aver confermato Sofia, un profilo che incarna perfettamente la missione della nostra società: offrire ai giovani talenti del territorio l'opportunità di crescere in un campionato competitivo come la Serie C. Nonostante la giovane età si è conquistata il posto con i risultati."

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MANDORLE: COLDIRETTI PUGLIA, CAMPAGNA GENEROSA (+30%) E RACCOLTA IN ANTICIPO; PREZZI IN SALITA, ALLARME PER I DANNI DEI PARROCCHETTI

In alcune aree la raccolta è già terminata, in altre deve ancora iniziare. Produzione di ottima qualità, ma dove arrivano i pappagalli si rischia l’estirpazione dei mandorleti

 

È una campagna delle mandorle a velocità diverse quella che si sta registrando in Puglia, con la raccolta già terminata in alcuni areali e ancora da avviare in altri, ma con una stima di produzione in aumento del 30% rispetto allo scorso anno, generosa, di ottima qualità, e prezzi in salita. A tracciare il bilancio è Coldiretti Puglia, che evidenzia come le temperature elevate abbiano anticipato la maturazione delle mandorle, portando avanti la raccolta rispetto alla consueta tempistica, quando le operazioni prendevano avvio tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre e si protraevano più a lungo.

 

Le differenze tra i diversi areali restano tuttavia significative, soprattutto in relazione alla disponibilità di acqua e alla presenza dei parrocchetti, che rappresentano una minaccia sempre più concreta per i mandorleti pugliesi. Le piogge – spiega Coldiretti Puglia - hanno contribuito al buon nutrimento delle piante, mentre nei terreni irrigui è stato possibile intervenire per sostenere le coltivazioni quando le temperature sono diventate particolarmente elevate. Il caldo ha inoltre accelerato la maturazione delle mandorle, determinando un anticipo delle operazioni di raccolta.

 

Ma non si può cantare vittoria – sottolinea Coldiretti Puglia – perché dove i parrocchetti non colpiscono i risultati sono molto positivi, mentre dove gli attacchi sono importanti le perdite incidono pesantemente sulla produzione e sulla redditività delle aziende. Il fenomeno va monitorato e affrontato perché, se non contrastato, rischia di compromettere nel tempo la tenuta di una coltura importante per la nostra regione.

 

In Puglia il mandorlo rappresenta una coltura di grande importanza. Le province di Bari e Brindisi sono quelle maggiormente vocate e trainano la produzione regionale, seguite da Taranto e Foggia. La superficie regionale destinata al mandorlo è pari a circa 17.920 ettari, per una produzione complessiva di circa 166.500 quintali, oltre il 22% della produzione nazionale.

 

Il mandorlo ha conosciuto in passato periodi di abbandono, ma oggi le mandorle pugliesi sono tornate a suscitare crescente interesse, sia sul mercato nazionale sia su quello internazionale. La maggiore attenzione verso il prodotto – insiste Coldiretti Puglia - rappresenta un’opportunità per le aziende agricole, ma rende ancora più importante difendere la produzione italiana dalla concorrenza estera e garantire al consumatore informazioni chiare sull’origine.

 

In questo quadro assume particolare rilevanza – dice Coldiretti Puglia - la trasparenza sull’origine della frutta secca sgusciata, per consentire ai consumatori di distinguere il prodotto italiano da quello importato e valorizzare il lavoro degli agricoltori. La tracciabilità e l’indicazione dell’origine rappresentano infatti strumenti fondamentali per contrastare pratiche commerciali che possono generare confusione sulla provenienza del prodotto. La tutela dell’origine è una battaglia storica della Coldiretti, che ha portato a livello europeo la richiesta di rendere obbligatoria l’indicazione della provenienza degli ingredienti e delle materie prime utilizzate negli alimenti. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza lungo la filiera e impedire che prodotti ottenuti da materie prime straniere possano essere percepiti come italiani attraverso trasformazioni successive.

 

Il mandorlo resta una coltura particolarmente preziosa per la Puglia, anche per la sua capacità di adattarsi a terreni poveri, poco profondi e caratterizzati da limitata disponibilità idrica. Una pianta rustica che per decenni ha caratterizzato il paesaggio agricolo di ampie aree della regione e che oggi può rappresentare una risorsa economica importante, a condizione che vengano garantite agli agricoltori condizioni di redditività e strumenti adeguati per affrontare le nuove minacce. Per Coldiretti Puglia, dunque, la buona campagna 2026 deve essere un punto di ripartenza e non un motivo per abbassare la guardia. L’aumento del valore della mandorla può contribuire a rafforzare una coltura strategica per l’agricoltura pugliese, ma è necessario intervenire sulle criticità che rischiano di comprometterne il futuro, a partire dai danni provocati dai parrocchetti e dagli effetti di un clima sempre più caratterizzato da temperature estreme e forte variabilità. Difendere i mandorleti – conclude Coldiretti Puglia  - significa tutelare non solo una produzione agricola, ma anche un patrimonio del territorio pugliese, il reddito delle imprese e una filiera che può avere ancora importanti prospettive di crescita.

 

 

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 Il Comitato contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi aderisce all’appello contro il “ddl antisemitismo” basato sulla definizione IHRA promosso e lanciato da tantissime organizzazioni e per il 9 settembre prossimo organizza anche a
 Brindisi
 in Piazza Vittoria a partire dalle ore 18:00
il presidio-maratona in concomitanza della ripresa della discussione alla camera in Commissione Affari Costituzionali per chiedere,  assieme alle tante piazze d’Italia che hanno convocato iniziative contro il ddl antisemitismo 
lo stop della norma liberticida.
Nella mattinata, sempre del 9, sarà consegnato al Prefetto di Brindisi un documento che esprime tutto il disappunto e tutta la preoccupazione per la genesi di  questo “ddl antisemitismo”.
Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione
 IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
In un periodo in cui il  antisemitismo sta riemergendo con forza e violenza in Italia, in Europa e nel mondo, la maggioranza di governo lo utilizza per mascherare le proprie responsabilità storiche e per contrastare la libertà di espressione.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
Opporsi al DDL significa prendere sul serio l'antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche.
Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di "antisemitismo" snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria
(tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando  la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo.
È necessaria una presa di posizione pubblica attraverso la mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo  che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano.
Per tutto questo invitiamo il mondo della cultura, della scuola, dell’università, della ricerca, dell’informazione, dell’arte, dello sport, tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche davvero democratiche brindisine a partecipare il 9 settembre al presidio-maratona di  di Piazza Vittoria per fare fronte comune con altre piazze italiane nella pressione sul Parlamento e sulle Istituzioni per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di pensiero e di parola.
Ci uniremo simbolicamente al presidio-maratona che si svolgerà davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera che se malauguratamente dovesse passare sarebbe una gravissima sciagura per la libertà e la democrazia del nostro Paese.

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Il 9 settembre ad Andria alle 19.00 nel Chiostro di San Francesco sarà presentato il volume Castel dei Mondi. Festival Internazionale di Andria 1997>2026. 

Alla manifestazione parteciperà il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Toni Matarrelli; Giovanna Bruno, sindaca di Andria; Mimma Gattulli, segretaria generale del Consiglio regionale e dirigente della Teca del Mediterraneo.

Saranno presenti anche, Paolo Ponzio e Sante Levante, presidente e direttore di Puglia Culture; Silvia Mei, UniBa; Clarissa Veronico, organizzatrice teatrale; Riccardo Carbutti, curatore della pubblicazione e direttore artistico del Festival; Francesco Fisfola, curatore della pubblicazione e direttore di produzione del Festival.

Trent’anni di spettacoli, incontri, visioni e trasformazioni raccontati attraverso saggi, testimonianze, programmi, numeri e immagini. Il Consiglio Regionale della Puglia – Teca del Mediterraneo e Kurumuny Edizioni, per la collana “Leggi la Puglia”, pubblicano Castel dei Mondi. Festival Internazionale di Andria 1997>2026, un volume che ricostruisce una delle esperienze più longeve della scena contemporanea pugliese mantenendo lo sguardo rivolto al futuro. 

Non un album della memoria, né una celebrazione affidata alla semplice successione degli eventi. I trent’anni di Castel dei Mondi diventano materia di studio, racconto e prospettive future nel volume Castel dei Mondi. Festival Internazionale di Andria 1997>2026, curato da Riccardo Carbutti e Francesco Fisfola nell’anno della XXX edizione del Festival.

Una storia lunga tre decenni viene ricomposta attraverso visioni differenti: il pensiero delle istituzioni, l’analisi degli studiosi, la voce degli artisti e degli operatori che hanno attraversato il Festival, i programmi delle trenta edizioni, i dati e un vasto racconto per immagini.

Perché un Festival, quando riesce a sedimentarsi nel tempo, non coincide più con la somma degli spettacoli che ha ospitato. Diventa conoscenza prodotta, relazioni costruite, competenze formate; lascia una traccia nel modo in cui una comunità guarda sé stessa e nel rapporto che un territorio stabilisce con la cultura contemporanea. È questa la prospettiva dalla quale il volume guarda a Castel dei Mondi: non soltanto ricostruendo ciò che è accaduto dal 1997 al 2026, ma provando a leggere ciò che quell’esperienza ha prodotto nella città di Andria e nel sistema culturale pugliese.

La storia prende avvio da un passaggio decisivo. Nel 1996 Castel del Monte entra nella World Heritage List dell’UNESCO; l’anno successivo il Comune di Andria sceglie di rafforzare il rapporto fra la città e il suo monumento più universale attraverso un festival di arti performative capace di assumere la suggestione federiciana non come semplice richiamo turistico, ma come principio culturale: dialogo fra mondi, Mediterraneo, pluralità.

Nasce così, nel 1997, Castel dei Mondi. E già il nome contiene l’ambizione originaria: partire da un luogo fortemente identitario per aprirlo a linguaggi, geografie e culture differenti. Da allora piazze, palazzi, chiostri, periferie, edifici dismessi e luoghi monumentali sono diventati spazi scenici. La relazione fra arte e città si è progressivamente trasformata in uno dei tratti più riconoscibili del Festival: il luogo non come fondale, ma come parte stessa dell’esperienza artistica.

Il volume si apre con i contributi istituzionali del presidente del Consiglio regionale della Puglia, Toni Matarrelli, della sindaca di Andria, Giovanna Bruno, e del direttore di Puglia Culture, Sante Levante.
Seguono i contributi e gli approfondimenti di Silvia Mei, docente UniBa in Discipline dello Spettacolo; di Paolo Ponzio, presidente di Puglia Culture; di Clarissa Veronico (Punti Cospicui), autrice e organizzatrice teatrale; di Riccardo Carbutti e Francesco Fisfola, rispettivamente direttore artistico e direttore di produzione di Castel dei Mondi.

Una parte consistente della pubblicazione è affidata però alle testimonianze. Artisti, direttori, amministratori, operatori e critici compongono un racconto plurale nel quale la storia ufficiale incontra la memoria individuale, il lavoro dietro le quinte, le intuizioni artistiche, le difficoltà e le trasformazioni che hanno accompagnato nel tempo il Festival. Tra le voci raccolte figurano, fra gli altri, Eugenio Barba, Gianfranco Berardi, Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, Mimma Gallina, Michele Sinisi, Stefano Ricci, Giovanni Guerrieri, Pamela Villoresi, Franco Ungaro, Silvia Godelli, Renzo Francabandera, Dario Agrimi e numerosi altri protagonisti della storia del Festival.
Il libro affida una parte della propria ricostruzione anche alla concretezza dei numeri. Nei trent’anni censiti dal volume, Castel dei Mondi ha accolto 394 spettacoli di teatro, 52 di danza, 28 di nouveau cirque e 160 concerti, insieme a 66 mostre e installazioni, 62 workshop e 66 talk. Sono 63 le coproduzioni, 138 le compagnie straniere ospitate, 141 le prime nazionali e 272 le prime regionali.
E sono 76 gli spazi allestiti nel corso delle diverse edizioni: un dato che restituisce, da solo, quanto la relazione con la città e con i suoi luoghi sia stata parte integrante del Festival.

Il racconto prosegue attraverso le immagini: Franco Battiato, Noa, Nicola Piovani, Lucio Dalla, Joan Baez, Michael Nyman, Emma Dante, Familie Flöz, Roberto Latini, Ricci/Forte restituiscono visivamente una storia nella quale il Festival ha vissuto in sinergia con l’Andria Fidelis tanto cara allo Svevo.

Dopo trent’anni, la domanda da porsi non è allora soltanto come preservare Castel dei Mondi, ma quale funzione possa assumere il Festival nel tempo che verrà. Una piattaforma permanente di ricerca, produzione e formazione? Uno strumento di sintesi tra il locale e il globale? Un sistema per abitare la città oltre i giorni della programmazione settembrina? Una maniera per sostenere nuove generazioni artistiche e costruire comunità intorno all’esperienza irripetibile delle arti performative?

In questo senso, la XXX edizione di Castel dei Mondi non chiude un archivio. Piuttosto lo riapre.
CASTEL DEI MONDI è realizzato dal Comune di Andria col sostegno di Puglia Culture - Regione Puglia (a valere sui fondi dell’Accordo per la Coesione - POC Puglia 2021-2027 - Linea di Intervento 06.02 Attività Culturali - Valorizzazione e Promozione della Cultura, della Creatività e dei Talenti”).

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