Redazione

La vicenda che un anziano mesagnese di ottant’anni ha vissuto ieri sera all’atrio del castello, in occasione di uno degli appuntamenti di “Mesagne estate 2026”, merita di essere raccontata perché tocca un tema spesso trascurato: l’accoglienza nei luoghi della cultura, soprattutto quando a partecipare sono cittadini fragili, anziani o con difficoltà motorie. L’uomo, desideroso di assistere al concerto previsto alle ore 21, si è presentato con largo anticipo, alle 20, per garantirsi un posto a sedere e non affaticarsi inutilmente. All’ingresso ha pagato un biglietto di tre euro. Il problema si è presentato subito dopo. L’anziano, che convive con diverse patologie e con una mobilità ridotta, ha chiesto di potersi sedere nell’atrio in attesa dell’inizio dello spettacolo, come già stavano facendo altre persone. A quel punto una addetta alla biglietteria gli ha sbarrato il passo, spiegando che il gruppo musicale era impegnato nelle prove e che il pubblico non poteva accedere. Alle sue rimostranze, motivate da una condizione di salute che non gli consente di restare a lungo in piedi, la signora ha risposto con una frase che lo ha profondamente amareggiato: “Lei ha pagato il biglietto per lo spettacolo, mica per vedere le prove”. Una risposta rigida, priva di empatia, che ha trasformato un semplice momento di attesa in un ostacolo insormontabile. Solo grazie all’intervento di un addetto dell’auditorium l’uomo ha potuto finalmente accomodarsi su una poltroncina, evitando ulteriori disagi. La riflessione che il protagonista di questa disavventura affida al sindaco Rogoli non è animata da spirito polemico, ma dal desiderio di migliorare l’organizzazione degli eventi cittadini. Quando il Comune concede gratuitamente una location prestigiosa come il castello e l’ingresso diventa a pagamento, è necessario vigilare affinché il servizio offerto sia all’altezza del luogo e del pubblico. Un’accoglienza più attenta, più sensibile alle esigenze degli anziani e delle persone fragili, sarebbe non solo auspicabile ma doverosa. Perché la cultura, soprattutto d’estate, dovrebbe essere un momento di comunità, non un percorso a ostacoli.

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Un boato, intorno alle 4 del mattino, ha svegliato i residenti del rione Perrino, a Brindisi. La postazione dell’ufficio postale di via Bradano è stata fatta saltare in aria, nell’ennesimo assalto ai bancomat registrato nel territorio brindisino.

L’esplosione, particolarmente violenta, si è verificata a pochi metri dalla chiesa e da alcune abitazioni. L’onda d’urto ha mandato in frantumi i vetri delle finestre e provocato momenti di forte apprensione tra i residenti, scesi in strada dopo essere stati svegliati dal boato.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e le guardie giurate. I militari hanno avviato i primi accertamenti per ricostruire la dinamica dell’assalto e individuare i responsabili. Al momento non sono stati resi noti dettagli sull’eventuale bottino.

L’episodio si inserisce nella lunga serie di colpi messi a segno ai danni di sportelli bancomat e postazioni automatiche nel Brindisino. Gli investigatori stanno esaminando eventuali immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona e raccogliendo le testimonianze di chi potrebbe aver notato movimenti sospetti prima o dopo l’esplosione.

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Il problema posto da Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, è reale e non riguarda soltanto il maggiore operatore italiano delle costruzioni o le grandi opere. Riguarda tutte le imprese del settore, comprese le piccole e medie aziende che ogni giorno lavorano nei cantieri pubblici. Lo dichiara il Presidente di Ance Brindisi Angelo Contessa, intervenendo sul tema degli extracosti e della sostenibilità economica degli appalti pubblici sollevato in queste ore.

È la battaglia che combattiamo quotidianamente con RUP e Direttori dei Lavori che, troppo spesso, decidono di “interpretare” norme che dovrebbero invece essere applicate, finendo per non riconoscere alle imprese quanto è dovuto per legge: dal SAL bis previsto dal DL Aiuti alla revisione prezzi prevista dal Codice dei Contratti.

Su questa problematica è già intervenuto nei giorni scorsi il Presidente di ANCE, Antonio Ciucci, che sta seguendo personalmente la questione, a dimostrazione di quanto il tema sia urgente e riguardi l’intero sistema delle costruzioni: dalle grandi aziende alle migliaia di piccole e medie imprese che operano quotidianamente sui territori.

Dobbiamo poi ribadire un principio semplice: i costruttori sono il braccio operativo dello Stato nella realizzazione delle opere pubbliche e, proprio per questo, devono essere messi nelle condizioni di lavorare in un quadro di sostenibilità economica. È normale e legittimo che un’impresa produca utili: l’utile non è un privilegio, ma la condizione per continuare a fare impresa. Senza un’adeguata remunerazione non si investe, non si assume, non si innova e non si possono garantire nel tempo occupazione, sicurezza e qualità delle opere.

Bene fa quindi il Governo Meloni, e bene fa il ministro Matteo Salvini, ad occuparsi e preoccuparsi concretamente del problema. Ora occorre trovare le risorse finanziarie necessarie e fare in modo che le norme già esistenti vengano applicate in maniera chiara, uniforme e tempestiva, senza interpretazioni penalizzanti per le imprese.

Perché dietro un cantiere non c’è solo Webuild: ci sono migliaia di piccole e medie imprese, migliaia di lavoratori e le loro famiglie. È un’intera filiera che va tutelata, se vogliamo realizzare le opere di cui il Paese ha bisogno.

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Le organizzazioni ambientaliste - ClientEarth e Legambiente con il sostegno di Blue Marine Foundation - hanno avviato l’ultima di una serie di azioni legali volte a contrastare la protezione inefficace delle aree marine protette (AMP) in tutta Europa e gli impatti distruttivi causati dalla pesca a strascico in questi siti.

Il caso, promosso dalle ONG, è rivolto alle autorità italiane e chiede una protezione più solida dei fondali marini e delle specie che ne dipendono in due siti chiave.

Il primo sito, Tutela del Tursiops Truncatussi trova in acque toscane e rientra nei confini del Santuario Pelagos, un’area di conservazione transfrontaliera gestita congiuntamente da Francia, Italia e Principato di Monaco e dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mediterraneo. Questa area protetta di punta è la più grande AMP d’Europa e dovrebbe rappresentare un rifugio fondamentale per i tursiopi, ma le organizzazioni sostengono che si tratti di “parco solo su carta”, dal momento che al suo interno la pesca a strascico continua a essere generalmente consentita. Il secondo sito, Litorale di Gallipoli – Isola di Sant'Andreasi trova nelle acque pugliesi del Mar Ionio. Lo stesso ospita preziose praterie di fanerogame marine e habitat di scogliera. Nonostante queste caratteristiche di pregio conservazionistico, un'ampia parte di questo sito è priva di mappatura degli habitat marini, con la pesca a strascico libera di continuare indisturbata.

Le autorità regionali sono sollecitate a intervenire su tre fronti chiave per la protezione degli oceani: la necessità di un’accurata mappatura degli habitat marini, la valutazione dei rischi ambientali legati alla pesca a strascico nelle aree protette e l’adozione di misure preventive in grado di contrastarne efficacemente gli impatti distruttivi.

Francesco Maletto, avvocato di ClientEarth esperto in conservazione marina, ha dichiarato: «Protetto deve significare protetto. La nostra ricerca dimostra che le autorità locali italiane ignorano i propri obblighi giuridici di garantire la protezione di siti di tale valore ecologico. Questo semplicemente non è accettabile. La nostra azione legale mette in mora le autorità italiane: la questione critica della pesca a strascico distruttiva deve essere affrontata».

Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, dichiara: “Non possiamo definire 'protetti' tratti di mare dove perdurano pratiche di pesca dannose per i fondali che impoveriscono la biodiversità marina e gli stock ittici, compromettendo anche il futuro della piccola pesca artigianale e sostenibile. Chiediamo che venga eliminata la pesca a strascico nelle aree marine protette entro il 2030, come previsto dal Piano d'azione europeo per la pesca del 2023; e alle Amministrazioni competenti di mettere in campo le misure previste dalla Direttiva Habitat per proteggere gli habitat e le specie, in particolare in due siti marini della Rete Natura 2000, come quello della Tutela del Tursiops Truncatus in Toscana, e nel Litorale di Gallipoli – Isola di Sant'Andrea. Questo obiettivo deve inoltre andare di pari passo con la crescita della percentuale di mare protetto, in linea con gli obiettivi europei. Con questa azione legale congiunta, quindi, chiediamo alle autorità italiane divieti reali, controlli stringenti e una gestione rigorosa delle aree marine protette. Difendere concretamente i fondali di questi due siti chiave significa rispettare gli impegni europei e garantire un futuro vivo al nostro mare”.

Jean Luc Solandt, International Projects Lead di Blue Marine Foundation, ha dichiarato: l’opinione pubblica teme che la protezione del mare comporti la limitazione di tutte le forme di pesca. Le condizioni estremamente critiche in cui versano specie, habitat marini e attività di pesca nei mari italiani richiedono interventi urgenti. Gli ecosistemi marini in buona salute e pienamente rigenerati rappresentano un enorme beneficio sia per le persone sia per la biodiversità. Per questo è necessario agire con urgenza.”

I mari italiani sono tra i più sfruttati dalla pesca a strascico nel Mediterraneo: circa il 34% dei pescherecci a strascico attivi nel Mediterraneo batte bandiera italiana.

La pesca a strascico consiste nel trascinare sul fondale marino reti pesanti e zavorrate per catturare specie di interesse commerciale che vivono in prossimità del fondo, come merluzzo, nasello, gamberi e polpo. Questa pratica distrugge ecosistemi vitali e fragili come le praterie di posidonia e le formazioni coralline del Mediterraneo, ed è disastrosa per il ruolo cruciale svolto dagli oceani nello stoccaggio del carbonio. La pesca a strascico colpisce inoltre mammiferi marini, popolazioni ittiche e uccelli marini attraverso la cattura accidentale (“by-catch”) e il degrado degli habitat e delle reti trofiche da cui dipendono.

Sebbene le AMP italiane coprano circa l'11% delle acque nazionali, solo l’1% di esse è effettivamente protetto. L’Italia resta quindi ancora lontana dall'obiettivo di proteggere, mediante aree protette, il 30% delle proprie acque entro il 2030 – il cosiddetto obiettivo 30x30. Il caso mira a sostenere questo obiettivo, spingendo per una gestione più efficace dei siti Natura 2000 e per il contrasto delle attività che ne causano il deterioramento degli habitat.

 

Note per la redazione:

Base giuridica: ai sensi dell'articolo 6 della Direttiva Habitat dell’UE, le autorità devono prevenire il deterioramento degli habitat e le perturbazioni significative delle specie protette per cui il sito è stato designato. Si tratta di un obbligo di natura preventiva, applicabile anche quando il danno è possibile ma non ancora dimostrato.

  • Nel 2024, ClientEarth ha ottenuto una sentenza storica del Consiglio di Stato italiano, che ha riconosciuto la giustiziabilità diretta dell'articolo 6, paragrafo 2, della Direttiva Habitat, con le autorità condannate ad adottare misure ambientali concrete per salvaguardare la biodiversità e invertire il deterioramento degli habitat.

Tutela del Tursiops Truncatus: questa vasta area marina protetta in Toscana è designata principalmente per la tutela del tursiope, specie protetta ai sensi della Direttiva Habitat dell’UE. Il sito si estende su circa 374.000 ettari all'interno del Santuario Pelagos e comprende diversi habitat marini protetti, che sostengono gli ecosistemi da cui dipendono i tursiopi.

Litorale di Gallipoli - Isola di Sant’Andrea: questo sito Natura 2000 nel Mar Ionio si estende su una vasta area marina al largo delle coste di Gallipoli e ospita una ricca varietà di habitat vulnerabili, tra cui praterie di Posidonia e formazioni coralligene che sostengono un'elevata diversità di vita marina. Il sito è stato ampliato nel 2020 per rafforzare la protezione dei suoi habitat e delle sue specie marine di importante valore ecologico.

Natura 2000 è la rete di aree protette a livello europeo, istituita per tutelare specie e habitat vulnerabili e minacciati ai sensi delle Direttive Uccelli e Habitat. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito del Biodiversity Information System for Europe.

Santuario Pelagos: ulteriori informazioni sul Santuario Pelagos sono disponibili sul suo sito web.

Obiettivi chiave di questa fase:

  1. a)Fare applicare l’obbligo delle autorità responsabili dei siti Natura 2000 di garantirne un’adeguata protezione.
  2. b)Assicurarsi che le autorità italiane affinché completino la mappatura degli habitat dei fondali marini e adottino misure di gestione efficaci per i siti Natura 2000, portando l'Italia in linea con la normativa europea sulla natura e favorendo il raggiungimento dell'obiettivo 30x30.
  3. c)Richiedere alle autorità di condurre le valutazioni di rischio previste sugli impatti della pesca a strascico nei siti Natura 2000 e di adottare misure di protezione, comprese eventuali restrizioni alla pesca a strascico.

Il caso si inserisce in una più ampia serie di azioni legali promosse in tutta Europa rispetto alla pesca a strascico in aree protette, tra cui Francia, Spagna, Paesi Bassi e Germania, volte a rafforzare la protezione della biodiversità marina e degli habitat fragili nelle acque europee, e a garantire che le AMP siano protette nella pratica e non solo sulla carta. Lo scorso maggio, il Tribunale distrettuale dell'Aja ha stabilito che i pescherecci a strascico olandesi non possono più operare senza autorizzazione e valutazione ambientale nell'AMP olandese del Dogger Bank. Una sentenza che ha chiarito come i decisori politici europei abbiano la responsabilità giuridica di agire di fronte a questa grave minaccia per gli oceani.

Chi è ClientEarth

ClientEarth opera in oltre 50 paesi in Africa, nelle Americhe, in Asia-Pacifico e in Europa. Costruiamo, applichiamo e facciamo valere il diritto, per garantire un futuro al nostro pianeta in cui le persone e la natura possano prosperare.

Affrontiamo il cambiamento climatico, proteggiamo la natura e contrastiamo l'inquinamento, insieme a partner e cittadini in tutto il mondo. Chiediamo conto alle imprese e ai governi e difendiamo il diritto di ognuno a un mondo sano.

Chi è Legambiente

Legambiente è un'associazione senza fini di lucro, fatta di cittadini e cittadine che hanno a cuore la tutela dell’ambiente in tutte le sue forme, la qualità della vita, una società più equa, giusta e solidale. Un grande movimento apartitico composto da persone che, attraverso il volontariato e la partecipazione diretta, si fanno promotori del cambiamento per un futuro migliore. L’associazione ambientalista ha fondato la sua missione sull’ambientalismo scientifico, raccogliendo migliaia di dati sull’ecosistema, che sono alla base di ogni denuncia e proposta. Da oltre 40 anni Legambiente si batte per un mondo migliore, combattendo contro l’inquinamento, l’illegalità e l’ingiustizia per la bellezza, la tutela, una migliore qualità della vita. www.legambiente.it 

Chi è Blue Marine Foundation

Blue Marine Foundation è un’organizzazione benefica con sede nel Regno Unito impegnata nella tutela degli oceani, con l’obiettivo di ripristinare la vita marina attraverso l’istituzione di aree marine protette e il contrasto alla sovrapesca. La sua missione è garantire una protezione efficace di almeno il 30% dell’oceano entro il 2030 e promuovere una gestione sostenibile degli ambienti marini. Blue Marine opera attualmente in 30 Paesi nel mondo, collaborando con oltre 200 partner. Approfondisci il loro lavoro qui:  https://www.bluemarinefoundation.com

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Il Sindacato Cobas denuncia il gravissimo inquinamento che hanno subito i i terreni di alcuni cittadini brindisini che hanno avuto la sfortuna di avere i terreni attaccati allo zuccherificio situato nella zona industriale di Brindisi,il tutto caratterizzato oltre che dagli scarichi sversati sul terreno anche da numerosi allagamenti.

Per questa situazione che dura da tanti anni informeremo  il Sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, primo cittadino  tutore del diritto alla salute.

Nonché tutti gli organi preposti ai controlli rivolti a difendere i cittadini da aziende su cui a questo punto nutriamo seri dubbi.

A sostegno delle accuse che i proprietari dei terreni rivolgono alle azioni malsane dello zuccherificio ci sono centinaia di foto e video realizzati nel corso degli anni; oltre quelli di numerosi agenti intervenuti durante gli innumerevoli  sopralluoghi richiesti dai proprietari.

Sono 10 anni che i proprietari denunciano l’inquinamento dei loro terreni  da parte dello zuccherificio sostenuti a volte  da un avvocato  e con  denunce  al comando forestale   prima verbali e poi scritta,con interventi anche dell’Arpa,ma fino ad oggi  non riescono a venirne a capo.

Sono decine e decine gli alberi che progressivamente nel corso degli anni sono seccati ,limitando sempre più le attività agricole dei proprietari.

Di fronte ad una drammatica situazione ad uno dei proprietari dei terreni furono chiesti i dati catastali del terreno attiguo allo stabilimento per un possibile acquisto da parte dello zuccherificio , il tutto seguito per tanto tempo da un assordante silenzio.

A seguito di uno dei tanti sopralluoghi di un responsabile dello zuccherificio sui terreni continuamente inquinati  il proprietario che aveva mandato i dati catastali gli chiese del sopravvenuto silenzio da parte dell’azienda.

La risposta fu che la sede dello zuccherificio aveva calcolato il valore del terreno e ritenendolo troppo alto  aveva ritenuto  neanche di rispondere  al proprietario del terreno.

La domande che ci facciamo sono queste:

un cittadino che si rivolge agli enti preposti come può dopo 10 anni di inquinamento non ottenere giustizia  per i gravi danni subiti?

Quale inquinamento hanno prodotto gli sversamenti dello zuccherificio che afferma da sempre di essere in regola con le leggi?

Chi doveva perseguire gli atti illegittimi dello zuccherificio lo ha fatto nel migliore dei modi?

Sono domande preoccupanti , forse le risposte risiedono  nella arroganza del potere che a volte riescono ad esprimere le aziende.

Brindisi 09.09.2026

Per il Cobas Roberto Aprile

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Il vicinato di Piazza Iqbal Masih si mobilita per costruire una nuova idea di comunità
Mesagne – Ieri sera il vicinato di Piazza Iqbal Masih si è riunito per iniziare a preparare le due giornate del 16 e 17 ottobre, con la volontà di coinvolgere altre associazioni e realtà del territorio e condividere insieme una nuova idea della Cultura della Cura.
Un progetto che nasce dal basso e che vuole trasformare la piazza in un luogo di incontro, ascolto, cultura, solidarietà e partecipazione, contribuendo a far rinascere Mesagne attraverso una comunità più unita e capace di prendersi cura delle persone e dei luoghi.
Il 16 ottobre sarà dedicato alle relazioni, all'ascolto e al confronto, affrontando temi come la solitudine, l'importanza dei legami, la partecipazione, il volontariato e il ruolo delle associazioni nella costruzione della comunità.
Il 17 ottobre sarà invece una giornata dedicata alla convivialità e all'incontro tra culture, con laboratori, tradizioni, cucina salentina e mediorientale, attività delle associazioni e una grande Tavola della Pace.
Un momento nel quale il cibo, le storie e le tradizioni diventeranno strumenti per conoscersi e stare insieme, riconoscendo nella diversità una ricchezza e non una distanza.
La volontà è quella di non costruire semplicemente due giornate di eventi, ma di avviare un percorso condiviso che possa continuare nel tempo, coinvolgendo sempre più cittadini, famiglie, giovani, scuole, associazioni e realtà del territorio.
Perché far rinascere Mesagne significa anche tornare a vivere i luoghi, creare relazioni, riconoscere le differenze e prendersi cura gli uni degli altri.
Crescere insieme.
Prendersi cura.
Riconoscere le differenze.
Costruire comunità.
Gino Stasi
Per il Comitato Iqbal Masih

Sono circa 4,6 milioni gli storni che svernano in Puglia, con un forte impatto sulle produzioni olivicole, considerato che nelle aziende monitorate è stata rilevata una perdita media di olive del 12,6%, un dato che conferma la necessità di intervenire per contenere i danni alle imprese agricole. Per questo Coldiretti Puglia valuta positivamente il provvedimento della Regione Puglia che autorizza, per la stagione 2026/2027, il prelievo in deroga dello storno (Sturnus vulgaris) sull’intero territorio regionale, con il prelievo che potrà essere effettuato dai cacciatori autorizzati dal 1° novembre 2026 al 31 gennaio 2027, in tutti gli Ambiti territoriali di caccia pugliesi e per un massimo di tre giornate di caccia alla settimana.

 

La decisione della Giunta regionale arriva sulla base della relazione tecnico-scientifica elaborata dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli Studi di Bari, che ha analizzato la presenza dello storno e gli effetti sulle coltivazioni pugliesi. Il dato più significativo riguarda le aziende olivicole, dove è stata rilevata una perdita media del 12,6% del prodotto atteso, dovuta alle olive mangiate dagli storni. La relazione scientifica sottolinea che gli storni possono alimentarsi in molteplici ambienti, sia coltivati sia incolti, e che la localizzazione dei dormitori incide solo parzialmente sulla distribuzione delle aree di alimentazione – rileva Coldiretti Puglia - che possono trovarsi anche a circa 100 chilometri dai siti di aggregazione notturna.

 

I numeri rendono ancora più evidente la sproporzione tra la consistenza della specie e il prelievo effettuato nella precedente stagione – aggiunge Coldiretti Puglia – con l’analisi condotta sui 537 tesserini venatori che ha registrato 459 storni abbattuti, con il pieno rispetto del limite giornaliero previsto. Il prelievo massimo individuale rilevato è stato di 11 capi in una singola giornata e gli esemplari prelevati hanno rappresentato appena lo 0,01% della popolazione svernante regionale.

 

Il nuovo provvedimento rappresenta un passo importante perché riconosce, sulla base di dati scientifici, una problematica che gli agricoltori pugliesi conoscono bene – sottolinea Coldiretti Puglia –. Lo storno concentra la propria attività alimentare anche nelle aree coltivate e può raggiungere gli appezzamenti anche molto lontani dai dormitori. Per gli olivicoltori significa affrontare una pressione aggiuntiva proprio nel momento più delicato della campagna, quello della maturazione e della raccolta”.

 

Ora è fondamentale che la procedura prosegua rapidamente e che il sistema di monitoraggio venga utilizzato pienamente, perché servono strumenti concreti per tutelare le produzioni agricole e, allo stesso tempo, garantire un prelievo selettivo, controllato e proporzionato – insiste Coldiretti Puglia –. La gestione della fauna selvatica non può essere affrontata solo quando il danno è già stato prodotto, occorre una programmazione stabile, fondata sui dati scientifici e capace di intervenire laddove la presenza dello storno determina effettive criticità per le coltivazioni.

 

La presenza degli storni rappresenta una pressione crescente sulle campagne pugliesi, soprattutto nelle aree a maggiore vocazione olivicola – spiega Coldiretti Puglia – dove ogni esemplare può arrivare a mangiare fino a 20 grammi di olive al giorno, con concentrazioni particolarmente elevate tra le province di Bari e Brindisi e nel Gargano, nell’area compresa tra Manfredonia e San Giovanni Rotondo, dove gli stormi sono ormai una presenza stanziale e il loro impatto sulle coltivazioni è sempre più evidente.

 

Il problema non riguarda soltanto la quantità di olive sottratte alla produzione, perché il passaggio degli stormi provoca anche danni alle strutture e alle superfici utilizzate durante la raccolta, comprese le piazzole degli oliveti, mentre gli escrementi depositati sugli ortaggi possono compromettere la qualità commerciale delle produzioni – denuncia Coldiretti Puglia - una pressione che costringe le aziende agricole a mettere in campo ulteriori attività di difesa e a modificare, in alcuni casi, le proprie strategie di gestione delle colture.

 

Tra le zone maggiormente interessate figurano numerosi comuni della fascia olivicola tra Bari e Brindisi, da Polignano a Mare fino a Brindisi, passando per Monopoli, Conversano, Alberobello, Locorotondo, Fasano, Ostuni, Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Carovigno e gli altri principali territori produttivi. Nel Gargano il fenomeno interessa, tra gli altri, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Apricena, Poggio Imperiale, Lesina, Sannicandro Garganico e Cagnano Varano. Nelle aree più esposte, le perdite sulle produzioni olivicole sono state stimate tra il 30% e oltre il 60%.

 

Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione della fauna selvatica sull’agricoltura pugliese – conclude Coldiretti Puglia - dai cinghiali, che danneggiano coltivazioni e rappresentano un rischio anche per persone e animali allevati, ai lupi e ai cani inselvatichiti, fino a lepri, cormorani e pappagalli verdi, diverse specie incidono sulle produzioni agricole e zootecniche, per gli storni il conto riguarda soprattutto olive e strutture di raccolta, mentre per i pappagalli verdi sono frutta e mandorle a finire nel mirino, con danni complessivi alla fauna selvatica stimati in oltre 30 milioni di euro.

 

Controlli straordinari ad alta visibilità per la sicurezza dei viaggiatori sono stati effettuati lo scorso weekend presso la stazione ferroviaria di Brindisi.

La Polizia Ferroviaria ha intensificato le attività di controllo, al fine prevenire e contrastare la commissione di reati e garantire la sicurezza dei viaggiatori. La vigilanza, presso la stazione di Brindisi e le aree immediatamente adiacenti, è stata eseguita in maniera dinamica e costante all’ingresso principale della stazione, nell’area biglietteria, nella zona di stazionamento, presso i binari, i sottopassi e la zona commerciale, con controlli su viaggiatori e bagaglio al seguito, eseguiti con la massima accuratezza e con l’utilizzo di metal detector.

Circa 400 le persone identificate, di cui 33 con precedenti di polizia, 34 minori e 35 extracomunitari, attraverso l’impiego degli agenti della Sottosezione Polizia Ferroviaria di Brindisi, supportati da personale del Compartimento di Bari, della Sezione Polfer di Taranto, del Posto Polfer di Lecce e da Unità Cinofile della Questura di Brindisi.

TenRock Società Cooperativa Sociale ha ottenuto un finanziamento Erasmus+ nell'ambito della DiscoverEU Inclusion Action (KA155-YOU) e da novembre 2026 porterà cinque giovani accolti in comunità educative residenziali del territorio in un viaggio di 30 giorni attraverso tre Paesi europei — Italia, Francia e Spagna, secondo l'ipotesi di percorso. Il progetto, chiamato DiscoverEU, si concluderà a settembre 2027, con un obiettivo semplice da dire e raro da realizzare: dimostrare che viaggiare è un diritto, non un privilegio per pochi.

I cinque protagonisti vivono difficoltà sociali, economiche e familiari importanti: per molti di loro sarà il primo viaggio della vita, in assoluto o fuori dai confini italiani. Ad accompagnarli saranno tre figure scelte non a caso — un operatore TenRock esperto di viaggi di gruppo e narrazione per immagini, un'educatrice di comunità e un peer worker giovanile, vicino per età ed esperienza al gruppo.

“Per molti di questi ragazzi il problema non è mai stato la voglia di partire, ma non aver mai avuto qualcuno che dicesse loro: puoi farlo, e noi veniamo con te. Non li portiamo in vacanza, li portiamo a scoprire che il mondo ha spazio anche per loro.”  — operatore TenRock, coordinatore del progetto

UN VIAGGIO, NON UNA GITA

Il percorso è costruito attorno all'idea di "trauma positivo": rompere modelli di vita e relazioni disfunzionali attraverso un'esperienza che mette alla prova, ma dentro un contesto sicuro e accompagnato. Tra le tappe previste, organizzazioni, progetti ed eco-villaggi che lavorano su economia circolare e sostenibilità, con spostamenti prevalentemente green — treno e autobus — e un solo volo aereo, pensato apposta per far vivere anche l'esperienza di volare a chi non lo ha mai fatto.

Il programma prevede:

  • Riflessioni serali di gruppo, con un cartellone virtuale aggiornato ogni giorno
  • Un diario personale online per raccogliere foto, pensieri ed emozioni lungo il viaggio
  • Contenuti fotografici e video per un blog e una pagina social di disseminazione
  • Percorso Youthpass, per certificare le competenze acquisite durante l'esperienza
  • Pratiche sostenibili quotidiane, dalla borraccia personale alla riduzione dei rifiuti

 

Al rientro, il gruppo racconterà il viaggio al territorio in momenti di disseminazione presso La Fabbrica del Farò e nelle scuole della zona, per condividere l'esperienza con altri giovani.

“Quando torneranno, non saranno più le stesse persone che sono partite. E questo, per ragazzi che spesso si sono sentiti invisibili, vale più di qualsiasi altra cosa.”  — educatrice di comunità, staff di accompagnamento

INFORMAZIONI SU TENROCK

TenRock è una cooperativa sociale che porta circo sociale, arte, gioco ed educazione non formale nei quartieri, nei paesi e nei luoghi dove bambini, giovani e famiglie hanno meno opportunità di crescita e di incontro. Attraverso un tendone itinerante, TenRock trasforma spazi spesso dimenticati o segnati dalla povertà educativa in luoghi vivi, aperti e accoglienti, dove il circo diventa strumento di apprendimento, relazione e costruzione di comunità più unite e inclusive.

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Presentato nella mattinata di oggi, martedì 8 settembre presso la sala “Mario Marino Guadalupi” del Comune di Brindisi, il programma dei riti civili della tradizionale Festa dell’“Ave Maris Stella”, appuntamento che ogni anno rinnova nel quartiere Casale una delle tradizioni più sentite dalla comunità brindisina.

All’incontro con gli operatori dell’informazione, moderato dal giornalista brindisino Nico Lorusso, hanno partecipato, il maestro Carmine Iaia, organizzatore della manifestazione e presidente dell’ASCR “Uniti per lo Sport”, il Direttore Commerciale di Radio Ciccio Riccio Paolo Molfetta e don Adriano Miglietta, parroco della Parrocchia Ave Maris Stella.

Questi, in sintesi, gli eventi principali in programma oltre alla presenza delle bancarelle, dell'area food e delle giostrine.

- Venerdì 11 settembre Serata in Parrocchia con l'evento "Got Talent" alla presenza dell'influencer cattolico Don Cosimo Schena start ore 21;

- Sabato 12 settembre Serata in piazza con Ciccio Riccio in tour ore 21 nel piazzale davanti alla Chiesa con Valentina Molfetta, Dj Andreas, “I Cavalli di Battaglia” di Marcello Biscosi e le canzoni di Ignazio Deg.  Per lo Sport le evoluzioni delle atlete di Vertical Gym (danza aerea e pole dance).

- Domenica 13 settembre in mattinata parata di mascotte dedicata ai bambini con Venti&Venti e nella serata, a partire dalle ore 21, una tappa del concorso di bellezza "Miss Summer Salento" e, per lo sport, le esibizioni di Studio Dance Brindisi, Gold Team Tae Kwon Do Brindisi, Circolo della Scherma e Ginnastica La Rosa.

La festa, in programma quindi l’11, il 12 e il 13 settembre 2026, si prepara quest’anno a proporre una formula capace di coniugare tradizione, socialità, intrattenimento e partecipazione, con l’ambizione di fare del Casale un punto di riferimento non soltanto per i brindisini, ma anche per il pubblico proveniente dalla provincia e, più in generale, dalla Puglia. Un obiettivo che parte dal forte legame con la tradizione della festa, senza rinunciare a una proposta capace di coinvolgere intere famiglie, offrendo momenti di svago e aggregazione per grandi e piccoli.

Accanto agli appuntamenti che caratterizzano tradizionalmente la festa, l’edizione 2026 punta infatti a valorizzare anche la dimensione dell’intrattenimento e della partecipazione, con iniziative, musica, spettacolo, attività sportive e momenti dedicati ai più giovani. Particolare attenzione sarà riservata proprio alle famiglie, con una proposta pensata per consentire a diverse generazioni di vivere insieme gli spazi della festa e il quartiere Casale, trasformando le tre giornate in un'occasione di incontro e condivisione.

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