Il fuoco sotto la cenere della nuova amministrazione di Mesagne In evidenza
Il caldo di questi giorni non è l’unico a rendere incandescente l’estate mesagnese. Dentro Palazzo di città, e più in generale dentro la maggioranza che sostiene il sindaco Francesco Rogoli, si avvertono tensioni che sarebbe un errore liquidare come normali fibrillazioni di una coalizione appena insediata. La luna di miele elettorale sembra già alle spalle e il problema, oggi, non è soltanto governare Mesagne, ma tenere insieme una maggioranza nata larga, composita e attraversata da sensibilità diverse. Le liste civiche, venuto meno il collante rappresentato dalla precedente leadership politica, stanno mostrando difficoltà nel ritrovare un equilibrio comune. In alcuni casi il confronto politico sembra scivolare sul terreno personale, con affondi che poco hanno a che fare con il merito delle questioni amministrative. Persino la presenza sui social di profili anonimi o riconducibili, secondo le accuse che circolano, ad ambienti politici e amministrativi, contribuisce ad avvelenare il clima. Se la politica deve discutere, deve farlo alla luce del sole, assumendosi la responsabilità delle proprie parole.
A complicare il quadro ci sono poi questioni ancora aperte: deleghe non completamente definite, presidenze delle commissioni da assegnare e una macchina amministrativa che ha bisogno di riferimenti chiari. Quando le scelte vengono percepite come il risultato di simpatie, antipatie o equilibri personali, il rischio è che la fisiologica dialettica interna si trasformi in conflitto permanente. E una maggioranza numericamente solida può diventare politicamente fragile se perde la capacità di riconoscersi in un progetto comune. C’è, inoltre, uno scollamento che riguarda i rapporti tra una parte delle civiche e il Partito democratico. La scelta di tenere il Movimento 5 Stelle fuori dalla Giunta, pur dopo il risultato elettorale ottenuto, continua a essere letta da alcuni settori della coalizione come una decisione che ha rafforzato il Pd, ma indebolito l’equilibrio complessivo della maggioranza. È una questione politica che non può essere rimossa e che prima o poi dovrà trovare una risposta. Anche il metodo di lavoro dell’amministrazione merita attenzione. Consegnare documenti e relazioni ai consiglieri pochi minuti prima di un Consiglio comunale, soprattutto quando tra questi documenti ci sono le linee programmatiche del sindaco, non aiuta il confronto. La democrazia consiliare ha bisogno di tempo, studio e responsabilità. La maggioranza non può ridursi a una sommatoria di voti favorevoli e l'opposizione non può essere chiamata a discutere senza avere la possibilità concreta di approfondire gli atti.
Fin qui il terreno politico. Ma all’orizzonte c’è anche quello finanziario. La stagione di MesagnEstate, quando sarà possibile fare i conti definitivi, potrebbe presentare un investimento significativo. E, parallelamente, incombe la quarta rata della Tari che i cittadini saranno chiamati a pagare nel 2027, con una previsione che, nonostante gli sforzi dichiarati per contenere l’aumento, rischia di pesare sui bilanci familiari. A questo si aggiunge il problema dell’elusione e dell’evasione, che rende ancora più evidente quanto sia necessario allargare la platea di chi contribuisce al costo dei servizi. Francesco Rogoli è un sindaco giovane, professionalmente preparato e arrivato alla guida della città con un consenso elettorale difficilmente contestabile. Proprio per questo non può permettersi di lasciare che le tensioni interne crescano fino a diventare incontrollabili. Il suo compito non è soltanto amministrare, ma fare sintesi, fissare una direzione e ricordare alla sua coalizione che il mandato ricevuto dagli elettori non è quello di consumare energie nelle dispute interne, bensì di governare. Il Ferragosto, dunque, potrà essere per il sindaco un momento di pausa e di necessaria distensione. Ma sarà una pausa soltanto apparente. Al rientro dalle ferie Rogoli dovrà affrontare i nodi rimasti sul tavolo e dare risposte concrete a una coalizione che le sta aspettando. Serviranno scelte, chiarezza e soprattutto una nuova capacità di aggregazione. Il fuoco, oggi, è ancora sotto la cenere. Ma la politica insegna che, quando le braci non vengono spente per tempo, basta poco perché tornino ad ardere. E per la nuova amministrazione di Mesagne sarebbe un lusso che non può permettersi.
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