Memorie che resistono. E che costano fatica, più di quanto qualcuno immagini In evidenza

Tranquillino Cavallo - Direttore de Il gazzettino di Brindisi Giugno 20, 2026 1571

Memorie Mesagnesi, edite dall’Istituto Culturale Storia e Territorio di Mesagne, nascono all’interno di un percorso di ricerca che da anni si propone di custodire, studiare e divulgare la memoria storica della città. Non si tratta soltanto di pubblicare articoli: è un lavoro di scavo, di confronto con le fonti, di restituzione critica che richiede tempo, competenze e una dedizione che va ben oltre la semplice passione. L’Istituto, attraverso le sue pubblicazioni e in particolare grazie alla collana Memorie Mesagnesi, continua a svolgere un ruolo fondamentale nella tutela dell’identità collettiva, offrendo alla comunità strumenti di conoscenza e riflessione. In un tempo in cui la cultura rischia spesso di essere percepita come un bene accessorio, questo impegno rappresenta un presidio prezioso, un argine contro l’oblio e la superficialità. C’è un lavoro silenzioso, paziente, quasi artigianale, che precede ogni articolo storico: è il lavoro di ricerca d’archivio, di lettura di documenti polverosi, di verifica delle fonti, di scrittura editoriale che trasforma un foglio ingiallito in una pagina viva, leggibile, utile alla comunità. Un lavoro che non si improvvisa e che non si copia. Un lavoro che richiede tempo, studio, dedizione, e spesso anche qualche spesa personale. Eppure, troppo spesso, questo lavoro viene dato per scontato. C’è chi pretende la copia gratuita dal cartolibraio, chi si accontenta di una fotocopia fatta di nascosto, chi cerca una copia usata pur di non versare neppure quei 50 centesimi, meno della metà di un caffè, che Memorie Mesagnesi, edito dall'Istituto culturale Storia e Territorio di Mesagne, chiede come semplice obolo, non certo come prezzo di copertina. Il paradosso è che molti di questi “cercatori di cultura gratuita” si definiscono uomini di cultura. Ma la cultura, quella vera, non è mai gratis: richiede rispetto, riconoscimento, sostegno. E soprattutto richiede comunità. Memorie Mesagnesi non ha sponsor, non ha finanziatori, non ha mecenati. Ha solo la buona volontà dei redattori, che continuano a produrre, spesso in perdita, uno degli ultimi baluardi culturali ancora presenti in città.

È un gesto di resistenza civile, prima ancora che editoriale. Un gesto che meriterebbe gratitudine, non indifferenza. Perché Mesagne non è più quella di alcuni lustri fa, quando la Cultura, quella con la C maiuscola, era di casa. Quando i convegni, i meeting, i dibattiti, i confronti pubblici facevano crescere come lievito l’interesse verso le proprie radici. Quando la città partecipava, discuteva, si appassionava. Oggi, invece, sembra che a poco servano gli sforzi di chi prova a riscoprire la storia della città se poi non c’è nessuno disposto ad ascoltarla, leggerla, sostenerla. Eppure, nonostante tutto, anche questo numero di Memorie Mesagnesi offre un mosaico prezioso di storia, identità e memoria collettiva. Un numero che merita di essere letto, conservato, tramandato. In questo numero si potranno leggere diverse notizie. Si parte con

Editoriale di Memores Civitatis — Una riflessione sul senso stesso della memoria civica.

80° Anniversario del voto alle donne – Il caso Mesagne di Damiano Franco — Un approfondimento su un passaggio storico decisivo.

Come si votò a Mesagne il 2 e 3 giugno 1946 di Angelo Sconosciuto — La cronaca di un momento fondativo della Repubblica.

Un monumento di fede cittadina: il Calvario di Mesagne di Mario Vinci — Storia e simboli di un luogo identitario.

Noterelle sulla chiesetta di “San Giuseppe ti li Candidi” di Memores Civitatis — Un piccolo scrigno di devozione popolare.

L’insegna della famiglia Gaza nella Basilica Minore del Carmelo di Giuseppe Radaelli — Araldica e memoria familiare.

Quando la cera divideva la città: l’accordo del 1746 di Tranquillino Cavallo — Una vicenda che racconta più di quanto sembri.

Le iscrizioni latine sulle facciate e sugli stipiti di Angelo Iaia — Epigrafi che parlano ancora.

Dove il colore diventa memoria: gli artisti di Tranquillino Cavallo — Un viaggio nella sensibilità contemporanea.

Un numero ricco, vario, costruito con cura. Un numero che dimostra che la cultura, quando è autentica, non si improvvisa.

La domanda, allora, è semplice: che cosa resta della cultura se nessuno la sostiene? Che cosa resta della memoria se nessuno la legge? Che cosa resta della storia se nessuno la vuole più ascoltare? La risposta è amara: resta solo il silenzio. E il silenzio, quando riguarda la cultura, è sempre una sconfitta collettiva. Mesagne merita di più. Merita di ritrovare quello spirito civico che un tempo la rendeva viva, curiosa, partecipe. Merita di riconoscere il valore di chi, ancora oggi, continua a lavorare per tenere accesa una piccola luce nella notte dell’indifferenza. Sostenere Memorie Mesagnesi non significa comprare un opuscolo: significa partecipare alla vita culturale della città, significa difendere la memoria, significa non lasciare soli coloro che ancora credono che la storia sia un bene comune. La cultura non è gratis. Ma l’ignoranza, quella sì, costa carissima.

 

 

LE MEMORIE MESAGNESI LE POTETE TROVARE QUI:
Edicola “Mater Domini” di Tonino Palma, in via Materdona, 172;
Edicola “Ciribì”, di Angela Marinosci, in via Castello, 34;
 Edicola “La Carica dei 101”, in via GiuseppeTrono, 36;
Edicola “A chiare lettere”, in via Normanno, 30.
 

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Ultima modifica il Sabato, 20 Giugno 2026 11:44