Mesagne. La campagna elettorale intrisa di veleni In evidenza

Maggio 14, 2015 2817

urna elettoraleLa campagna elettorale è appena iniziata ufficialmente,

e tra 18 giorni si concluderà, che le coalizioni avverse hanno iniziato a beccarsi uno l'altro. Forza Italia ha denunciato la presenza di parenti tra i presidenti di seggio e i candidati consiglieri comunali, regionali e addirittura con i candidati sindaci. "Per una questione morale - ha spiegato il candidato sindaco di Forza Italia, Sabrina Didonfrancesco - facciamo appello al buon senso comune giacché sarebbe opportuno che chi avesse legami di stretta parentela nei confronti dei candidati sindaci o consiglieri comunali o regionali, sentisse l’opportunità di evitare situazioni incresciose che potrebbero portare a discussioni e a turbamento del corpo elettorale". Secondo Didonfrancesco "il buon senso civico dovrebbe indurre a fare un passo in dietro ai presidenti di seggio coinvolti per rendere più giusta e trasparente la grande realtà che è il voto". Parole telegrafiche quelle del candidato sindaco in gonnella che, tuttavia, lasciano trapelare il clima rovente che si vive in città. Nell'arena è sceso anche l'onorevole Toni Matarrelli denunciando attacchi personali ricevuti nei giorni scorsi. «Siamo vittime di feroci attacchi la maggior parte dei quali tutti a matrice personale che puntano a screditare le persone, prima ancora che i candidati, nella loro onorabilità», ha spiegato l’onorevole. Poi ancora l'onorevole ha attaccato sia i grillini che il Partito democratico: «Prevedibile per i 5 Stelle, che fanno dei toni alti la loro unica carta, ma non ce lo aspettavamo da chi ha una lunga tradizione di istituzioni e democrazia come il Pd ed alcuni suoi candidati». A rincalzare le parole di Matarrelli ci ha pensato il candidato sindaco della sua coalizione, Pompeo Molfetta, che ha ricordato il suo progetto politico: «Il nostro - ha detto - non è un progetto per una misera presa al potere; non ci sono cuccagne da scalare. Il nostro è un progetto che segue un più grande vento di cambiamento post ideologico: quello che non accetta il partito unico, lo strapotere economico e vuole partire dal basso e prendere in mano il suo futuro. Non sono io il protagonista, siete voi. Non è la mia sfida ma quella di una intera epoca che va archiviata. Il futuro passa da qui». Intanto il confronto politico passa anche da Facebook dove i politici e gli internauti in generale si stanno scambiando opinioni a luci rosse. Denunce e querele sono pronte a scattare. Intanto il presidente del Consiglio comunale, Fernando Orsini, da Facebook ha lanciato un appello. "Mi piacerebbe - ha scritto - che tutti i candidati sindaci, Sabrina Di Dinfrancesco, Danilo Facecchia, Emilio Guarini, Ninni Mingolla e Pompeo Molfetta, alle prossime elezioni amministrative dicessero in maniera perentoria, senza rifugiarsi nel politichese e, comunque, senza giri di parole, che la pratica, chiunque la metta in atto, senza distinzione di appartenenza politica, di promettere un posto di lavoro, tornaconto personale, favore e qualsivoglia altra utilità in cambio di un voto è, prima ancora ed a prescindere dagli aspetti e rilievi di carattere giuridico, cosa spregevole che calpesta i diritti delle persone". E ha aggiunto: "Mi piacerebbe ancor di più che assumessero l'impegno che ove dovessero venire a conoscenza di casi simili, li denunceranno pubblicamente, considerando, politicamente, esclusi dalle loro liste gli autori". Secondo Orsini le campagne elettorali quando rappresentano confronti di idee, proposte, progetti, programmi, critiche, talvolta anche con toni aspri, a idee di altri schieramenti politici o singoli esponenti "non possono che rappresentare una sana competizione, facendo maturare in tutti coloro che si cimentano, quell'idea alta e nobile della politica e del civismo che deve essere a fondamento di una comunità. "Quando viceversa il linguaggio ed i comportamenti politici sconfinano nella contumelia, nell'offesa personale o, peggio ancora, nella diffamazione e nell'intimidazione, è evidente che non si è più in presenza di una sana competizione, ma di una barbarie elettorale", ha concluso il presidente.