La svolta di Mesagne: da Capitale della Scu a Capitale della Cultura In evidenza

Ottobre 03, 2023 4907

In quarant’anni la città di Mesagne ha fatto molta strada, diventando da città “Capitale della Sacra corona unita” a prima “Città della Cultura della regione Puglia”. Lì dove una volta vi erano vicoli inaccessibili in mano alla criminalità organizzata oggi ci sono percorsi turistici ed enogastronomici in cui si possono ammirare i gioielli dell’arta barocca salentina. Da borgo dalle cui case la gente fuggiva a ricercata realtà urbanistica locale. Da città asfissiata dalla piovra della criminalità a città libera. A guidare Mesagne verso questa rinascita è stato un drappello di sindaci che contro la criminalità organizzata ha issato il vessillo di legalità e di “Umana meraviglia”: Cosimo Faggiano, Damiano Franco, Mario Sconosciuto, Enzo Incalza, Franco Scoditti, Pompeo Molfetta e Toni Matarrelli. Con loro anche dei sacerdoti “coraggio” come il compianto monsignor Angelo Argentiero, parroco della chiesa Matrice, collocata proprio nel cuore del centro storico.

E poi don Saverio Martucci, monsignor Angelo Catarozzolo, don Francesco Campana, don Angelo Galeone. Ed i frati Carmelitani, padre Ignazio Episcopo, padre Anastasio Filieri, padre Carmelo Vitrugno e padre Marcello Minerva. E, infine, don Luigi Ciotti sempre presente nei momenti forti. Uomini che non hanno mai indietreggiato davanti alla criminalità, non hanno mai avuto paura di esporsi in prima linea, ma hanno spronato e guidato la città a ribellarsi. E così è stato grazie anche al lavoro svolto da poliziotti, carabinieri e magistrati. Oggi Mesagne sta vivendo un periodo d’oro del turismo che ha soppiantato il primato all’agricoltura come principale comparto economico. Tanti i giovani che stanno investendo, sia acquistando casa sia aprendo delle attività commerciali. Il clima è cambiato. A Mesagne si sono recuperati i valori, i diritti e si vive bene. Ma guai ad abbassare la guardia. La criminalità è stata soffocata, ma sotto la cenere c’è ancora del fuoco. Guai a soffiarci sopra. “Mesagne è rinata – ha spiegato il sindaco, Toni Matarrelli - nella seconda metà degli anni Ottanta, la città era considerata la capitale della Scu, la cosiddetta quarta mafia.

Oggi Mesagne è una città viva e attrattiva, una città che attraverso una straordinaria partecipazione di popolo ha dato vita ad un tessuto sociale in cui operano 115 associazioni che contribuiscono alla gestione dei nostri beni monumentali, degli spazi sociali e di 7 beni confiscati alla mafia. Mesagne ha coltivato il tema della cultura in tutte le sue forme”. Anche il tessuto economico è coeso e non indietreggia di un passo sul cammino della legalità. Ed è per questi motivi che oggi in Italia si parla del “Modello Mesagne”. L’ex questore Ferdinando Rossi, lo scorso anno prima di lasciare la questura di Brindisi, aveva scritto questo suo pensiero: “E’ importante che del fenomeno mafioso si continui a parlare. La città ha alzato gli argini contro la criminalità e il “Modello Mesagne” deve essere preso come un buon esempio da altri territori”.

Ma chi oggi investe e vive quotidianamente nel centro storico sono gli operatori commerciali. Come, ad esempio, Fabrizio Dipietrangelo, che guida un pool di ristoratori dell’associazione “Ristoratori riuniti”. “Oggi Mesagne è divenuta una realtà enogastronomica non solo in ambito locale, ma regionale”, ha esordito il presidente -. La presenza costante delle forze dell’ordine ci dà sicurezza e tranquillità per lavorare. Grazie alle amministrazioni comunali che hanno investito nel territorio. Ma anche grazie agli operatori commerciali che hanno investito del proprio e rimesso in moto la macchina dell’economia. Insieme abbiamo dato una svolta decisiva alla città. Quarant’anni fa il centro storico era in mano ai “padroni” che impedivano il normale svolgersi della vita. La Scu si era impadronita della città. Oggi, invece, è bello vedere gente che passeggia nell’antico borgo in completa sicurezza”.

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Ultima modifica il Martedì, 03 Ottobre 2023 07:18