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Mesagne. Il De Lellis ha ammainato la bandiera davanti all'inerzia. La sconfitta della sanità pubblica a favore del privato In evidenza

ospedale punto di primo intervento 1Ieri mattina è stato dimesso dall’ospedale “De Lellis” di Mesagne

l’ultimo paziente ricoverato nel reparto di Medicina-Lungodegenza. E’ l’ultimo reparto rimasto dell’antico ospedale che ha ammainato la bandiera. Dal 12 agosto scorso, infatti, in ossequio a una circolare del direttore medico dell’Asl, Antonino La Spada, erano stati sospesi, “temporaneamente”, tutti i ricoveri e i pazienti dimessi dopo le cure. Invece, come tutte le cose temporanee la sospensione dei ricoveri è divenuta definitiva in attesa della completa riconversione del plesso ospedaliero in Pta che dovrà avvenire entro il prossimo 31 dicembre. Vane sono state le promesse di diversi politici che all’indomani della notizia del blocco dei ricoveri si erano fatti paladini dell’indignazione popolare promettendo chimere. I dati, di fatto, hanno dimostrato ancora una volta la volontà della direzione sanitaria di sopprimere completamente l’ospedale e trasformarlo in ospedale di comunità. L’hospice che dovrà essere realizzato, in un prossimo futuro, sarà assegnato a soggetti privati. Così come il servizio di automedica, già assegnato, dal costo di circa 500 euro giornalieri. A Mesagne resterà l’ospedale di comunità, con 16 posti letto, che dovrà essere attuato appena la direzione sanitaria completerà gli accordi con i medici di base. Fino allora l’attuale personale medico e infermieristico incrocerà le braccia e resterà a disposizione della direzione per una loro ricollocazione. “Fine triste e indecorosa per il San Camillo, di questo ringraziamo i nostri rappresentanti istituzionali, a tutti i livelli, che non hanno saputo difendere e valorizzare un’importante risorsa del nostro territorio”, ha chiosato Antonio Calabrese, coordinatore di Progettiamo Mesagne, che sulla vicenda della rimodulazione del nosocomio è più volte intervenuto. Indignazione è stata espressa anche dal comitato civico “Sos San Camillo” e da parte del personale sanitario che, per ovvi motivi, non può scendere in campo a viso scoperto. Il 13 marzo scorso presso la sede del Dipartimento della Salute della Regione Puglia a Bari è stato siglato il protocollo d’intesa per la riconversione in Pta del “San Camillo de Lellis”. A sottoscrivere l’importante documento erano stati il dottor Giancarlo Ruscitti, dirigente del Dipartimento, il dottor Giuseppe Pasqualone, direttore generale Asl Brindisi e il sindaco, Pompeo Molfetta. “Il Pta si caratterizzerà, soprattutto, per la “Presa in carico” del paziente che sarà accompagnato in un percorso diagnostico e terapeutico individualizzato al fine di ottimizzare prestazioni e tempi di attesa, scongiurando ricoveri impropri con l’auspicio di decongestionare l’ospedale “Perrino” di Brindisi”, aveva spiegato il sindaco Molfetta. Quest’obiettivo sarà reso possibile attraverso l’istituzione di una Porta Unica d’Accesso, sostenuta da una piastra ambulatoriale polispecialistica che opererà in regime di day service a ciclo diurno, dodici ore giornaliere, e che comprenderà la maggior parte delle specialità mediche e chirurgiche. In pratica nulla di più di ciò che già esiste: un poliambulatorio.  

P.s.: La chiusura dell'ospedale mesagnese a favore delle già esistenti sedi ambulatoriali è senz'altro una sconfitta della sanità pubblica a favore di quella privata. E dire che i cittadini pagano una sanità che, di fatto, non esiste più. Adesso tutto sarà concentrato sul "Perrino" che probabilmente non potrà sopportare il peso schiacciante delle richieste che giungono dall'utenza. Un servizio primario che il cittadino pagherà due volte. La prima volta allo Stato italiano, la seconda alle strutture private cui dovrà rivolgersi se vorrà un servizio celere. La chiusura del De Lellis, come delle altre strutture sanitarie territoriali, segnano la sconfitta, soprattutto, dei politici che su questo campo hanno giocato una partita  equivoca non riuscendo a dare risposte concrete ai cittadini-elettori. Soprattutto ai cittadini più deboli come gli anziani, i bambini, i disabili. Oggi si parla molto di umanizzare la sanità, di portarla a misura di utente, di abbattere le liste di attesa e i disagi. Peccato che nei fatti, con gli atteggiamenti dell'attuale classe politica,  si vada in senzo contrario. (t. Cav.)

Ultima modifica ilSabato, 02 Settembre 2017 10:26
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