Ergastolo e sei mesi di isolamento diurno. È la pena richiesta dalla pubblica accusa nei confronti di Adamo Sardella, 59 anni, di Brindisi, imputato per l’omicidio dell’ex cognata Irene Margherito e per il tentato omicidio del compagno della donna, Franco Acquaviva. I fatti risalgono al 26 maggio di due anni fa, quando la vicenda si consumò in circostanze che portarono all’apertura di un procedimento penale per fare luce sulle responsabilità dell’imputato. La richiesta è stata formulata nella mattinata di martedì 27 ottobre 2026 dal pubblico ministero Mauron Gallone, al termine della requisitoria pronunciata davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, chiamata a giudicare Sardella per le gravi accuse contestate. Il processo si svolge davanti al collegio presieduto da Maurizio Saso, con il giudice togato Ambrogio Colombo a latere e la partecipazione della giuria popolare. Nel corso dell’udienza, il rappresentante della pubblica accusa ha concluso il proprio intervento chiedendo per l’imputato la massima pena prevista dall’ordinamento italiano, accompagnata da sei mesi di isolamento diurno.
Al centro del procedimento giudiziario ci sono i fatti del 26 maggio, quando Irene Margherito perse la vita e il suo compagno, Franco Acquaviva, sarebbe stato a sua volta vittima di un tentativo di omicidio secondo la ricostruzione accusatoria. Per questi episodi Adamo Sardella è chiamato a rispondere davanti alla Corte d’Assise. La richiesta avanzata dal pubblico ministero rappresenta un passaggio importante nel percorso processuale, ma non costituisce una sentenza. Spetterà ora ai giudici valutare gli elementi emersi nel dibattimento e le argomentazioni delle parti prima di arrivare alla decisione sulle responsabilità dell’imputato. La vicenda giudiziaria prosegue dunque nelle aule del tribunale brindisino, dove la Corte sarà chiamata a pronunciarsi sulle accuse relative alla morte di Irene Margherito e al presunto tentato omicidio di Franco Acquaviva.
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