Per anni avrebbero trasformato le campagne di Francavilla Fontana in un vero e proprio centro clandestino di recupero di metalli, raccogliendo veicoli fuori uso da diversi impianti di rottamazione, trasportandoli in aree rurali e dandoli alle fiamme per eliminare rapidamente plastica, pneumatici e altri componenti non metallici. È il quadro emerso dall’operazione “Ferro e Fuoco”, condotta dai Carabinieri Forestali di Brindisi e culminata con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di due persone, poste agli arresti domiciliari, oltre all’iscrizione nel registro degli indagati di altre sei persone e al sequestro preventivo di sette autocarri utilizzati, secondo gli investigatori, per l’attività illecita.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brindisi e condotta dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF), ha richiesto circa tre anni di approfondimenti investigativi, durante i quali gli inquirenti avrebbero ricostruito un meccanismo finalizzato al recupero e alla commercializzazione dei metalli provenienti da autoveicoli destinati alla demolizione. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, i mezzi venivano prelevati dai centri autorizzati e successivamente trasferiti nelle campagne, dove venivano incendiati per separare più facilmente le parti metalliche da quelle non riutilizzabili. Una volta completata la combustione, il ferro e gli altri metalli recuperati sarebbero stati raccolti e immessi nuovamente sul mercato, anche al di fuori dei confini regionali, generando profitti attraverso una filiera completamente sottratta alle norme ambientali e ai controlli previsti dalla legge.
L’attività investigativa ha consentito agli uomini dell’Arma di documentare un sistema che, oltre a produrre guadagni illeciti, avrebbe provocato gravi conseguenze per l’ambiente, a causa dei roghi e della dispersione nell’aria di sostanze potenzialmente inquinanti derivanti dalla combustione dei materiali presenti nei veicoli. Gli sviluppi dell’operazione rappresentano un importante risultato nell’azione di contrasto ai reati ambientali nel territorio brindisino e confermano l’attenzione delle forze dell’ordine verso fenomeni che compromettono la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. L’inchiesta prosegue ora per definire ogni singola responsabilità nell’ambito della vicenda giudiziaria.
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