«Il Clochard» romanzo opera prima di Luigi Falcone. Esce in queste ore per i tipi di Edit@

Angelo Sconosciuto Novembre 16, 2020 1926

«E io che pensavo fosse una passeggiata. Sentivo dentro di me che qualcosa stava cambiando, anche se non sarei mai diventato un clochard di quelli che si portavano la casa dietro in un vecchio carrello del supermercato e che puzzavano di morte da lontano». Leggere in quarta di copertina un simile lacerto di pensiero invita subito alla lettura de «Il Clochard. Storia di uno strano senzatetto e del suo strano riscatto personale» di Luigi Falcone, un comunicatore a tutto tondo con la passione della scrittura, che ha deciso di scommettere su di sè, pubblicando queste pagine e sottoponendosi al giudizio del lettore. «Il Clochard» (175 pagine, Euro 15,00) in queste ore esce per i tipi di «Edit@» di Taranto, nella collana editoriale «Il Giardino dei Poeti» curata da Daniele Ninfole e dalla settimana prossima sarà in tutti i cataloghi in libreria e online (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
In realtà (Antonio, primo nome all’anagrafe) Luigi Falcone, 56 anni, è imprenditore nel campo della ristorazione e nella sua vita ha avuto diverse esperienze lavorative che passano dalla qualifica di Agente Generale di Assicurazioni a Dirigente di rete vendite di prodotti per la casa, tutte qualifiche con l’unico comun denominatore della comunicazione. «Ha cercato sempre di utilizzare la lingua italiana come strumento di personale divertimento nell’articolare racconti e motti che suscitino emozioni», dice lui stesso ricordando che la passione per tutto ciò gli è stata trasmessa «dal professore di italiano e latino del liceo il prof. Alvano Ancora, latinista e studioso di Federico II di fama internazionale». Di certo c'è che Luigi Falcone ha «consumato» quella che considera la sua «meglio gioventù» nell’aiuto della «gestione dell'azienda di famiglia: un bar al centro del Centro Storico, sotto l'orologio della piazza centrale».
Ma qui viene il bello: è gestendo quel bar, proprio negli anni dell'affermazione della quarta mafia, standone a stretto contatto, senza rimanerne mai invischiato con gli attori principali di quel periodo, che gli viene in mente quello che è sempre mancato a quei personaggi: cervello fine e fantasia e dove la vita possa portare incrociando le variabili dell’esistenza di ognuno di noi: le persone che si incontrano e come si possa reagire per sfuggire o, molto più spesso, per assecondare gli eventi ritorcendoli a nostro vantaggio. E così Luigi continua imperterrito a ritagliarsi tempo e concentrazione per il suo hobby più nobile: scrivere storie diversissime sempre tra loro per avere sempre più personaggi a cui rubare l’anima, mai abbandonando quell’ironia nell’affrontare la vita come le prove di scrittura, che lo hanno portato fino a... «Il Clochard» .
falcone luigi «“Il Clochard” non è altro che un romanzo, o meglio, lo “sliding doors” della mia vita se non avessi avuto, da parte dei miei, una ferrea educazione alla legalità», dice l’autore.
Il protagonista, appena maggiorenne, si trova, per sfuggire alla propria vigliaccheria e dalla sua amata, a comandare con «cervello fine e fantasia» l'intero underground malavitoso milanese degli anni Ottanta. È quell’«underground» che fa da termoregolatore, con la fantasia e il «cervello fine» dello stare in mezzo, tra le grandi realtà della grande criminalità che hanno bisogno di fare affari su Milano, quasi con candore, anche operando con ferocia quando occorre».
Ma queste pagine vanno oltre: dimostrano «anche come la vita possa, per diverse situazioni e persone incontrate, prendere una piega inaspettata e diventare una matassa ingarbugliata da cui non si possa più sfuggire». L'osservazione che traspare da tutto ciò? Presto detta: «rimane solo gestirla nel migliore dei modi e diventare grandi», «e GRANDI», aggiunge l’autore scrivendo quell’aggettivo tutto con le lettere maiuscole.
«Le storie sono un po’ crude, in alcune parti - ammette -, ma è quel “crudo” che serve per tingere il racconto di un velo noir, mai pulp, del tutto giustificato in uno sfondo decisamente in chiaro scuro».
Il romanzo è raccontato, partendo quasi dall’epilogo, dai ricordi riportati in una confusa cronologia e da alcune monografie dei personaggi salienti, per arrivare ad un finale inaspettato sincronizzando ricordi e presente. Un chiaro riferimento al modo di raccontare le storie di Quentin Tarantino nei suoi film. «Un finale che lascia l'amaro in bocca e sembra sia un peccato che la storia debba finire», chiosano dalla casa editrice.

 

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Ultima modifica il Lunedì, 16 Novembre 2020 19:50