Nemo Propheta in Patria

Enzo Poci, Società Storica di Terra d'Otranto Agosto 06, 2015 3298

am1Nella figura a sinistra, il generale Messe stringe la mano ad uno dei suoi soldati dopo averlo decorato durante la campagna di Russia. La fotografia dimostra la premura e il rapporto immediato che il generale mesagnese seppe esprimere nei confronti dei suoi sottoposti, di qualsiasi grado, a dispetto del distacco marziale ereditato dalla tradizione militare, conservato dalla maggioranza degli altri alti ufficiali suoi coetanei, non solamente italiani, e mantenuto dal governo Mussolini, che non ritardò a censurare questa immagine.

Il testo che segue è un articolo poco noto, apparso qualche anno fa nella rivista periodica “La Tradotta di Bir el Gobi”, l’organo ufficiale dell'Associazione Volontari di Bir el Gobi dei reduci del Reggimento G.G.F.F. (Bersaglieri d'Africa), esattamente il n. 19 del dicembre 1968-maggio 1969.am2

Il contributo, esaustivo e limpido, ha il pregio di essere una testimonianza originaria, firmata a molte mani dai reduci della campagna di Tunisia, e corredata da una fotografia del generale, la cui didascalia racconta: “Tunisia - Il Generale Messe giunse in Tunisia il 31 gennaio 1943 e il 20 febbraio assunse il comando della 1° Armata, SOSTITUENDO IL MARESCIALLO ROMMEL”.

E' MORTO MESSE, MARESCIALLO D'ITALIA

Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe è morto. Sono passati ormai circa sei mesi dalla sua scomparsa. Ma il nostro Giornale, in questi mesi non è uscito; né possiamo - trascorso tutto questo tempo- ignorare la morte del Maresciallo. Tanti motivi ci obbligano - obbligo morale - a parlare di lui. Non è certo il caso di rievocare la sua figura di soldato e di comandante. E' ben nota e quasi tutti i giornali ne hanno parlato. Diciamo solo che quando il Generale Messe venne in Tunisia ad assumere il comando della 1° Armata un senso di sollievo percorse gli uomini che erano nelle buche e nella famosa <<Maginot tunisina>>.

am3La sua venuta produsse, dopo lo scoramento e le fatiche di un ripiegamento di oltre duemila chilometri, un lievito di freschezza tra le truppe italiane. In quel momento diede a noi una spinta morale che ebbe, contemporaneamente, due effetti: cementare i reparti ed aiutare il singolo combattente ad affrontare meglio le prove durissime che lo attendevano. Questo in linea generale. Per quanto ci riguarda direttamente, il Maresciallo Messe ebbe per noi “reduci di Bir el Gobi” la massima considerazione: fummo per lui “i superbi assaltatori della 1° Armata” e di noi scrive molto nel suo libro “La mia Armata in Tunisia”.

In una lettera diretta al volontario Mugnone scrisse: <<... Il vecchio comandante della 1° Armata che in Tunisia difese disperatamente l'ultimo lembo di terra africana ancora in nostro possesso, e che non abbassò le armi se non quando dal Comando Supremo giunse un ordine perentorio:<<Cessate il combattimento>>, serba il più vivo ricordo delle alte prove di valore offerte dalle formazioni GG.FF. che furono ai suoi ordini.

am4Essi gareggiarono in bravura coi veterani dell'Armata e tennero degnamente ed in modo esemplare il loro posto fino all'ultimo. Nessuno meglio di me sa che, al pari dei migliori combattenti della II° guerra mondiale, per il loro valore e i loro sacrifici essi meritano la riconoscenza della Patria.

(res ipsa loquitur)…

ENZO POCI, Società Storica di Terra d'Otranto

 

Ultima modifica il Lunedì, 16 Maggio 2016 12:12