Agricoltori e autotrasportatori in protesta, Legambiente Puglia: «Al fianco di chi difende il proprio lavoro. Non si può chiedere a chi produce la ricchezza del Paese di continuare a lavorare senza riuscire a vivere del proprio lavoro»
Legambiente Puglia esprime piena solidarietà e vicinanza agli agricoltori e agli autotrasportatori che in questi giorni stanno dando vita a una vasta mobilitazione in Puglia e in tutto il Mezzogiorno. Una protesta che racconta la crescente difficoltà di interi settori produttivi e che pone al centro una questione fondamentale: il diritto a un lavoro dignitoso, capace di garantire reddito, sicurezza e futuro.
Dalla Puglia alla Basilicata, dalla Calabria alla Sicilia, fino alla Campania, migliaia di lavoratori e piccoli imprenditori hanno deciso di far sentire la propria voce. Una mobilitazione che non nasce all'improvviso, ma che affonda le proprie radici in problemi strutturali rimasti troppo a lungo senza risposte adeguate.
In Puglia sono stati innanzitutto gli agricoltori, e in particolare gli olivicoltori, a mobilitarsi contro il crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori, l'aumento dei costi di produzione e una filiera che troppo spesso penalizza proprio chi lavora la terra. A questa protesta si è affiancata quella degli autotrasportatori, messi in difficoltà dal caro carburanti e da costi di gestione sempre più elevati.
Due mondi produttivi diversi, ma uniti da una stessa contraddizione: chi coltiva la terra e chi trasporta le merci, garantendo ogni giorno il funzionamento dell'economia, fatica sempre di più a ottenere dal proprio lavoro un reddito adeguato.
Non siamo di fronte a una semplice protesta contro il prezzo del gasolio. Siamo davanti alla manifestazione di una crisi economica e sociale che investe il Mezzogiorno e che rischia di compromettere la sopravvivenza di migliaia di piccole imprese, il futuro di intere filiere produttive e la tenuta economica e sociale dei territori.
Quando un agricoltore è costretto a lasciare il proprio campo per portare un trattore in strada e quando un autotrasportatore decide di fermare il proprio camion, significa che la misura è colma. Significa che chi lavora non è più disposto a sopportare in silenzio condizioni che mettono a rischio la propria sopravvivenza economica.
È necessario riconoscere il valore di queste mobilitazioni e il significato profondo che assumono. Lo sciopero, la protesta e la partecipazione collettiva sono strumenti fondamentali attraverso i quali lavoratori e cittadini possono rivendicare diritti, denunciare ingiustizie e sollecitare risposte.
Non si può chiedere a chi manifesta di farlo sottovoce. Una protesta deve poter essere visibile, incisiva, capace di scuotere le coscienze e richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità. Se migliaia di persone arrivano a fermare il proprio lavoro per essere ascoltate, è evidente che esiste un problema politico e sociale che non può più essere rinviato.
Come associazione ambientalista sappiamo bene quanto siano profonde le difficoltà che attraversano questi settori.
L'agricoltura pugliese sta affrontando una fase particolarmente complessa, segnata dalla crisi climatica, dalla siccità, dalla scarsità delle risorse idriche e dall'aumento dei costi produttivi. A queste criticità si aggiungono gli squilibri delle filiere agroalimentari, nei quali troppo spesso il valore economico del prodotto non viene equamente distribuito e chi produce riceve la quota più bassa.
Il settore dell'autotrasporto continua invece a scontare una forte dipendenza dai combustibili fossili, l'instabilità dei prezzi energetici e i ritardi negli investimenti in un sistema logistico più efficiente, moderno e sostenibile.
Sono proprio queste crisi a dimostrare quanto sia necessario accelerare una transizione ecologica che non sia soltanto ambientale, ma anche economica e sociale.
Non possiamo continuare a immaginare la sostenibilità come una responsabilità individuale che grava sulle spalle di agricoltori, lavoratori e piccole imprese. La transizione deve essere accompagnata da investimenti pubblici, politiche di sostegno, innovazione tecnologica e strumenti capaci di garantire che nessuno venga lasciato indietro.
Servono prezzi equi per i prodotti agricoli, una maggiore tutela dei produttori, il contrasto alle pratiche commerciali sleali, investimenti per affrontare la crisi idrica e climatica, un sostegno concreto all'efficienza energetica delle aziende e una profonda modernizzazione del sistema dei trasporti e della logistica.
La giustizia ambientale e la giustizia sociale non sono due battaglie separate. Sono parte della stessa sfida. Non può esistere una vera transizione ecologica se a pagarne il prezzo sono proprio coloro che lavorano, producono e tengono vivi i nostri territori.
Per questo è necessario che il Governo e le istituzioni regionali affrontino con urgenza le rivendicazioni avanzate dai manifestanti, aprendo un confronto concreto e assumendo impegni precisi. Non bastano risposte emergenziali, servono politiche strutturali capaci di restituire prospettive a settori fondamentali per l'economia del Mezzogiorno.
Legambiente Puglia è al fianco degli agricoltori e degli autotrasportatori, perché la difesa dell'ambiente non può prescindere dalla difesa del lavoro, della dignità delle persone e del futuro delle comunità.
Non si può parlare di sviluppo sostenibile mentre migliaia di lavoratori vedono progressivamente ridursi il valore del proprio lavoro. Non si può chiedere alle imprese di innovare senza metterle nelle condizioni economiche di farlo. E non si può pretendere che chi vive una situazione di crescente difficoltà continui ad attendere indefinitamente risposte.
Chi lavora non chiede privilegi. Chiede di poter vivere dignitosamente del proprio lavoro. Ed è una richiesta che merita ascolto, rispetto e risposte concrete.
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