FERVE IL DIBATTITO (O LA DIATRIBA?) CIRCA IL GENERALE MESSE

Giuseppe Summa Ottobre 20, 2020 171

Serve il dibattito (o la diatriba?) circa il generale Messe, ovvero se sia opportuno o meno dare una idonea sede alla scultura che lo raffigura e che da decenni giace sepolta in uno sgabuzzino coperta di polvere e di vergogna.

Se la logica è quella di valutare il suo operato in qualità di alto ufficiale del regio esercito italiano, per quello che esso esercito ha fatto in Libia o in Etiopia o in Albania e in Grecia, per coerenza dovremmo cambiare il nome a molte nostre vie e piazze che portano il nome di Manfredi Svevo, o Garibaldi o Bixio o Cavour o Vittorio Emanuele II, tanto per fare degli esempi. Personaggi che si sono macchiati, chi direttamente, chi indirettamente di efferati crimini di guerra nei confronti della popolazione meridionale e hanno dato ad artisti ispirazione per opere encomiastiche.
Ma nessuno si sognerebbe di operare un siffatto radicale revisionismo storico. Solo la cieca iconoclastia talebana o la rivoluzione culturale cinese o la dittatura di Pol Pot hanno avuto l’ardire di cancellare le opere d’arte consegnate all’umanità dalla storia, quasi fossero autonomi e pericolosi agenti di contagio ideologico.

Nessun artista democratico oggi si sognerebbe di fare un monumento a Mussolini e, nello stesso tempo, non possono essere incolpati degli stessi suoi crimini tutti quei milioni di italiani che nel trentennio convintamente lo osannavano e poi con l’avvento della repubblica sono diventati democristiani o missini o altro. A ciascuno il suo, verrebbe da dire.

Messe non è stato un ideologo del fascismo, non è stato un gerarca, non so se si sia macchiato di crimini di guerra, per certo so che è stato un fedele servitore dello Stato come tanti altri generali e che ai giovani di oggi, molti dei quali lo ignorano, la sua statua non direbbe assolutamente nulla.

La storiografia moderna si sforza di seguire un metodo scientifico, pur mantenendosi lontana dall’essere una scienza esatta e lontana dall’obiettività assoluta. Si basa su documenti, dà più valore alle fonti che alle interpretazioni e alle disquisizioni. È data l’età del busto in questione esso appare oggi come un documento che ci dice la volontà negli anni ’60 del ‘900 di giungere ad una conciliazione tra retaggi di destra e istanze di sinistra molto forti che all’epoca animavano la nostra comunità. Forse c’era un po’ di retorica, un po’ di orgoglio campanilistico.

Si voleva mettere su un piedistallo un mesagnese che ha raggiunto il più alto grado militare, quello di Maresciallo d’Italia il cui valore è stato riconosciuto anche dalle forze alleate.

Nello spirito della conciliazione storica e non senza una buona dose di pragmatismo propongo che assieme alla collocazione urbana del busto di Giovanni Messe vengano rinominate importanti strade o piazze cittadine coi nomi di gloriosi antifascisti mesagnesi come da tempo si attende. E non perché destra e sinistra siano sullo stesso piano. Così siamo tutti contenti. Tanto tra cinque o dieci anni nessuno ricorderà più questa diatriba.

Ultima modifica il Sabato, 20 Aprile 2024 19:45