Convivialità delle differenze. L’eredità di don Tonino Bello a 25 anni dalla scomparsa

Angelo Sconosciuto Maggio 01, 2020 1090

augeriIl 2 maggio 2018 – nel venticinquesimo della nascita al cielo di don Tonino Bello,

vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, avvenuta il 20 aprile 1993 – si tenne a Lecce un seminario interuniversitario sul tema «Convivialità delle differenze. L’eredità di Don Tonino Bello a 25 anni dalla scomparsa». A due anni dall’evento, è davvero opportuno parlare della pubblicazione degli Atti di quella giornata, che hanno visto la luce alcuni mesi addietro (dicembre 2019) per le Edizioni Milella di Lecce (pp. 130).

Gli Atti, con presentazione di mons. Vito Angiuli e cura di Carlo A. Augieri, sono inseriti nella Collana “Teologia in dialogo”, promossa dall’Issr di Lecce e diretta dallo stesso Augieri e da don Luigi Manca.

Il Convegno si aprì con i saluti istituzionali del Sindaco di Lecce, Salvemini, dell’Arcivescovo di Lecce, Seccia, dei delegati dei Rettori delle Università del Salento e di Bari, della delegata del Decano della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, e di quello del Preside della Facoltà Teologica Pugliese. La prolusione del Convegno, invece, sul tema: La “convivialità delle differenze”, principio architettonico del pensiero di Mons. Antonio Bello, fu affidata a mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, il quale pose a cardine delle sue parole la convinzione secondo la quale la prospettiva della “convivialità delle differenze” è stata per don Tonino un motivo ispiratore «che ha orientato la prassi e un principio architettonico che ha modellato il pensiero, diventando forza generativa di ulteriori sviluppi nella riflessione e nell’impegno pastorale». Analizzando tale principio secondo la prospettiva antropologica e quella pastorale, quella irenologica, quella socio-politica e quella teologica, il relatore affermò la necessità di «lanciare un appello a una comune strategia e a una sorta di convergenza su alcuni temi condivisi», aprendo così la strada alle successive riflessioni, la prima delle quali, su «“I tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani e [...] nella rettitudine degli atei”: Don Tonino Bello e la teologia ‘agnitiva’ dell’oltre Babele», fu svolta dal prof. Carlo Alberto Augieri (Unisalento) il quale approfondì «il “modo” di argomentare-significare di don Tonino», nel quale riconobbe «un metodo ermeneutico di interpretazione biblica, basato sul ‘lasciarsi’ suggerire dall’annuncio kerygmatico della parola profetica, che è parola analogica, metaforica e simbolica».

Secondo Augieri, dunque, nelle parole di Don Tonino «il Testo Sacro acquista il ruolo di Scrittura interpretante la modernità, che viene ad avere, pertanto, un ispessimento semantico di lunga, lunghissima durata, in grado di contenere la presentificazione ermeneutica del passato, rendendola sincronica alla comprensione ‘senza tempo’ delle ragioni antropologiche dell’umano in rapporto alle esigenze etiche ed utopiche dell’esistenza».

«Accogliere l’altro nella differenza di cui è portatore, riconoscere in questa differenza una ricchezza, imparare ad essere insieme, imparando gli uni dagli altri come fratelli, è già fare esperienza del Regno di Dio» è sembrato, invece, il filo rosso sotteso alle riflessioni della prof.ssa Giuseppina De Simone (Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione S. Luigi-Napoli), che nella sua relazione notò come Convivialità delle differenze e dialogo interreligioso fossero in correlazione, mentre su Convivialità e convivialismo: un percorso filosofico e politico orientò le sue riflessioni il prof. Francesco Fistetti (Università degli Studi di Bari), il quale dimostrò «che il “messaggio di liberazione” di don Tonino è un’eredità senza testamento, nel senso che i suoi destinatari sono sia i laici che i cattolici del nostro tempo» e lo fece segnalando come la riflessione teologica e pastorale di don Tonino si nutrisse di autori «tra loro lontanissimi per ispirazione filosofica» e come il presule salentino presidente di Pax Christi avesse consonanza di pensiero e prassi «con il “Manifesto convivialista”, un documento elaborato nel 2013 da numerosi intellettuali europei e tradotto in più lingue», anche perché i motivi di allarme «per la situazione catastrofica del pianeta che questo documento evidenzia sono gli stessi su cui insisteva già don Tonino». E i temi non solo soltanto la pace e la giustizia, ma anche la distruzione dell’ecosistema, l’aumento esponenziale delle diseguaglianze, la povertà nelle e tra le nazioni.

Insomma, attraverso le diverse relazioni si andava profilando la “profezia” di don Tonino, morto molti anni prima non solo di quel «Manifesto convivialista», ma anche di quell’enciclica Laudato Sì, tra i punti più alti del magistero di papa Francesco, l’attuale pontefice le cui coordinate di pensiero da un punto di vista antropologico, filosofico e teologico furono alla base della relazione del prof. Paolo Ponzio (Università degli Studi di Bari). Egli si pose Sulle tracce di una convivialità in dialogo: da Don Tonino Bello a Papa Francesco, facendo luce su tutti «i nessi tra il magistero di Papa Francesco e la lunga produzione di don ToninoBello sui temi della convivialità cercando di indicare nel magistero della Chiesa e nel continuo rimando al testo biblico, aspetti meno frequentati dalla “narrazione” prevalente sugli studi del Vescovo di Molfetta».

La ricostruzione del pensiero ecclesiologico di don Tonino Bello, ancora, costituì il compito principale delle riflessioni del prof. Vito Mignozzi (Istituto Teologico Pugliese di Molfetta) che nella sua relazione, La Chiesa dall’esodo all’estasi nel servizio al mondo, cercò «di recuperare anzitutto le matrici originanti il pensiero di Bello sulla Chiesa, di ricollocarle nella stagione ecclesiale in cui egli ha vissuto e operato, verificando pure quale tipo di ricezione del Vaticano II e dei piani pastorali della Chiesa italiana egli ha realizzato, soprattutto in merito alla visione di Chiesa». Così facendo, indicò nel presule salentino le coordinate di un interprete originale della Lumen Gentium, «un coraggioso sostenitore delle linee pastorali della Conferenza Episcopale Italiana», tanto che è agevole rivedere in don Tonino Bello quella «figura di vir ecclesiasticus, la cui autorevolezza teologica sta nella sua capacità di sentire cum ecclesia», cara ad Henri-Marie de Lubac.

I temi prettamente economici nel pensiero di don Tonino Bello, furono quindi presi in esame dal prof. Guglielmo Forges Davanzati (UniSalento) che nella sua relazione dal titolo: «“Dividete le vostre ricchezze”. Diseguaglianze distributive e sviluppo economico nel ricordo di Don Tonino Bello» pose in evidenza i grandi temi affrontati dal presule, che leggeva da semplice “cittadino” nella sua accezione più nobile i fatti della società italiana ed europea evidenziando diseguaglianze e criticità, guardando i controversi rapporti tra etica ed economia.

Scripta manent, dunque. Dopo le parole di un memorabile 2 maggio 2018, quelle riflessioni sono ora tutte in questo volume degli Atti: un libro licenziato «con l’auspicio che possa suscitare nei lettori non solo l’ammirazione per il magistero e l’esempio di vita che don Tonino ci ha lasciato – ha scritto mons. Angiuli -, ma stimolare anche credenti e non credenti a continuare la sua opera lungo i sentieri di annuncio e di denuncia che egli ha percorso per dar vita a un mondo più giusto, più fraterno e più conviviale». Leggendo queste pagine nell’attuale temperie, ci si può agevolmente rendere conto di come la “profezia” abbia ceduto il passo alla necessità, hinc et nunc, di ripensare società e prassi propria alle luce di quelle coordinate appena enunciate.

Convivialità delle differenze. L’eredità di don Tonino Bello a 25 anni dalla scomparsa, Atti del seminario interuniversitario – Lecce 2 maggio 2018, Milella Edizioni.