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Elettra Ingravallo, Giorgia Aprile, Ida Tiberi, “La Grotta dei Cervi e la preistoria nel Salento” In evidenza

grotta ei cervi pubblicazioneUn anno dopo… Quante cose sono cambiate da quel lunedì 20 maggio 2019,

quando nella sala triangolare del Castello Aragonese di Otranto – luogo migliore non poteva essere scelto – le autrici Elettra Ingravallo, Giorgia Aprile e Ida Tiberi, assieme a Pierpaolo Cariddi e Maria Piccarreta – tutti moderati da Raffaele Gorgoni – presentavano “La Grotta dei Cervi e la preistoria nel Salento” (Manni Editori, pp. 192, € 20, con traduzione in inglese). In un anno abbiamo perduto molti di quelli che credevamo essere punti fermi nelle nostre certezze a causa della pandemia e, circostanza ancora più dolorosa, Elettra Ingravallo non è più tra noi. La sera di sabato 29 febbraio, infatti, la paleontologa è scomparsa all’età di 72 anni e, a causa dell’epidemia del Coronavirus, non è stato nemmeno possibile tributarle il meritato saluto per quanto aveva saputo donare alla comunità grazie alla sua attività di studiosa. «Ad una grande capacità divulgativa affiancava un acume non comune nell’interpretare i segni del passato, nel condurre le attività di scavo – ha ricordato il rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice– sono queste le doti che ne hanno fanno una studiosa e un’intellettuale di grande valore scientifico, capace di lasciare una traccia indelebile nel nostro Ateneo, un contributo significativo in questa terra da lei profondamente amata. Elettra Ingravallo non era soltanto una docente amatissima dai suoi studenti, una studiosa stimata dai colleghi, ma anche una donna sensibile alle istanze del nostro territorio. Un’eredità importante che dobbiamo coltivare e valorizzare, se vogliamo onorarne la memoria».

Il Brindisino preistorico, infatti, deve molto alla Ingravallo, non fosse altro che per il suo «Il paleolitico di Donna Lucrezia (Ceglie Messapica-Brindisi) nell’ambito di recenti rinvenimenti nell’Alto Salento», frutto della collaborazione con Antonio Corrado, pubblicato sulla rivista «Studi di antichità», n. 8.1, 1995, del Dipartimento di beni culturali, Settore storico-archeologico dell’Università degli studi di Lecce (Mario Congedo editore, pagine 104-160), e il catalogo della mostra documentaria «Oria. L’insediamento neolitico di Sant’Anna» (Regione Puglia, Crsec, Oria, 1996).

Allieva prediletta di Giuliano Cremonesi che, nel 1963, occupava la cattedra di Paletnologia all’ateneo salentino, la Ingravallo fino al 2017 – e per circa 40 anni – aveva studiato Neolitico ed Eneolitico guardando il tutto in un’ottica mediterranea. Si era interessata alla rete di scambi intorno a quello che i Romani avrebbero chiamato il Mare Nostrum e, hanno scritto autorevolmente, “dallo studio delle testimonianze nelle grotte salentine aveva fatto emergere il dinamismo della cultura locale e la condivisione, in questo territorio, di miti e culti che avevano scandito la storia delle popolazioni preistoriche”. Intellettuale impegnata in politica e testimone del Sessantotto studentesco salentino, Elettra Ingravallo aveva scritto la sua prima monografia sulla Grotta Cappuccini di Galatone, mentre aveva affiancato il maestro nelle campagne di scavo alla Grotta delle Veneri di Parabita e alla Grotta dei Cervi di Porto Badisco (la cosiddetta Cappella Sistina del Neolitico) ed ha un fascino indubbio la circostanza che, in sua assenza, si debba trattare de «La Grotta dei Cervi e la preistoria nel Salento», ultima fatica che l’ha vista coinvolta nel tracciare la storia del genere Homo “attraverso le varie epoche e in particolare le vicende legate alle grotte”, condividendo la fatica con Giorgia Aprile, archeologa specializzata in Preistoria e Protostoria e dottore di ricerca in Storia e archeologia globale dei paesaggi, con una particolare attenzione alla paleobotanica; e con Ida Tiberi, laureata e specializzata in Archeologia preistorica, dottore di ricerca in Scienze del patrimonio culturale e conduttrice di numerosi scavi preistorici e protostorici e indagatrice del fenomeno dei culti in grotta.

È agevole osservare, infatti, che «per tutta la durata della preistoria le grotte hanno offerto riparo e protezione e sono state considerate il luogo ideale per entrare in contatto col divino e con il mondo “di sotto”. Fin dal Paleolitico – è stato ancora osservato - l'uomo le ha utilizzate come abitazione, e anche per allestire cerimonie, praticare riti, seppellirvi i morti, rendendole dunque imprescindibile punto di ritrovo e socializzazione». E nel bel volume, l’obiettivo è puntato proprio sulla Grotta dei Cervi a Porto Badisco, nei pressi di Otranto, «frequentata a partire dal Paleolitico e fino all'Età messapica e romana, uno dei monumenti d’arte parietale più importanti del Mediterraneo, nota come la Cappella Sistina della preistoria per la ricchezza delle raffigurazioni». Essa fu certamente sede di cerimonie collettive in onore della Grande Madre, «vi sono confluite genti da tutto il bacino del Mediterraneo, fino a farne un fondamentale crocevia per stringere patti, scambiarsi doni, incontrare persone di altri luoghi», è stato osservato e proprio in virtù di questi contatti «il fascino delle pitture che si snodano lungo le pareti della Grotta dei Cervi racconta di un linguaggio che, nella condivisione di codici espressivi, non conosce barriere territoriali, travalica le singole culture regionali e nel suo essere elusivo e allusivo si fa cerimonia, preghiera, narrazione».

E così, dopo una partecipata prefazione di Maria Piccarreta, è proprio Elettra Ingravallo a delineare in pagine chiarissime «La storia dell’uomo». Ad esse seguono i due capitoli di Ida Tiberi, rispettivamente dedicati a «Le grotte nella preistoria» e, appunto, a «La Grotta dei Cervi nel territorio di Otranto». Coinvolgenti le pagine che Francesco Minonne e Leonardo Beccarisi dedicano agli «Elementi naturalistici identitari della costa tra Otranto e Santa Maria di Leuca» e non meno avvincenti sono quelle di Giorgia Aprile sui «Siti preistorici della Puglia» e puntuali, poi, quelle che la stessa autrice ha dedicato alla redazione di un glossario, capace di prendere per mano qualsiasi lettore e condurlo lungo le molteplici coordinate di questo libro che vanta un’accurata traduzione inglese e – non poteva essere diversamente, stante la caratura degli autori – un’altrettanto accurata bibliografia.

A rileggere il libro ad un anno di distanza dalla sua presentazione, il ricordo dell’insuperata serata vissuta a Otranto fa il paio con quello dell’autrice scomparsa, alla quale tutte le comunità di persone che sono nel Salento devono un grato pensiero non fosse altro che per aver contributo a riannodare i fili di quella umanità che dalla Grotta dei Cervi, senza soluzione di continuità, è giunta fino ai giorni nostri.  

Ultima modifica ilVenerdì, 22 Maggio 2020 12:02

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