“Stroncature” di Giovanni Papini In evidenza

Angelo Sconosciuto Maggio 17, 2020 1720

stroncature1Quando a Giuseppe Prezzolini fu commissionata una storia della letteratura italiana in sessanta cartelle egli premise ai lettori: «Non vi fidate mai interamente di nessun consiglio, di nessuna autorità, di nessuna storia letteraria compresa la mia.

Ma questa vi servirà a farvene una vostra». Purtuttavia, nel capitolo X, intitolato a «Il Verismo e il Verga», preferì inserirvi anche Giovanni Papini, al quale era legato da lunga frequentazione. E scrisse: «Quanto olimpica fu la figura del Croce altrettanto turbata, romantica, appassionata apparve quella di Giovanni Papini (1881-1956). La sua ricerca di nuove idee lo ricondusse, dopo molti vagabondaggi, al cattolicesimo, e la sua conversione divenne celebre nel mondo con la Storia di Cristo, letta con fervore universale dopo la prima guerra mondiale. Ma le prose che letterariamente hanno maggiore consistenza oggi appaiono quelle nostalgiche o di confessione accorata offre dalle pagine autobiografiche di “Un uomo finito” e de “La seconda nascita”, insieme ad alcune magnifiche poesie e a riuscite stroncature…». E proprio “Stroncature”, quinta edizione riveduta, pubblicata a Firenze da “Vallecchi Editore” nel 1920 è conservata nella nostra biblioteca “Ugo Granafei” (collocazione XIX I 09).

stroncature2«Ho intitolato questo volume stroncature per ragioni, soprattutto, commerciali perché questa parola attira più facilmente la malignità e curiosità degli uomini i quali, per il gusto di sentir strapazzare qualcuno, arrivano fino al punto di vincere l’infame avarizia e di spendere qualche lira per un libro», scrive Papini nelle “Vantazioni” premesse alla raccolta di saggi. E aggiunge: «Di stroncature vere e proprie – e alcune riuscite abbastanza bene – ce ne sono, difatti parecchie ma il volume contiene, anche, pagine amorose su amici morti e vivi, e, finalmente, saggi informativi, presentazioni, di uomini singolari stranieri. In me c’è l’uomo che odia e che ama – lo sdegno e l’entusiasmo sono, a mio parere, vie di scoperta e conoscenza più del giudizio pacato, savio e riflesso – e, infine, anche l‘uomo curioso che prova gusto a stuzzicare o soddisfare le curiosità degli altri».

Papini spiegava ancora nelle citate “Vantazioni” che le stroncature erano un seguito dei «24 cervelli», libro che aveva avuto edizioni nel 1912, 1915, 1917 e 1918, mentre le «Stroncature» delle quali parliamo, uscite per la prima volta nel 1916, videro ulteriori edizioni nel 1917 (2 edizioni) 1918 e 1919: «In fondo questi due libri sono un libro solo: 48 cervelli» e aggiungeva: «Ogni uomo che conta non può fare a meno di tentare una revisione approssimativa degli uomini che lo precedettero o l’accompagnano. Anche se non la scrive. Io l’ho cominciata con questi libri – scritti un po’ per capriccio, un po’ per sfogo e un po’ per necessità. Non dico d’aver finito. Anzi mi par di vedere fin da ora l’indice del terzo volume».

Tutto questo scriveva già nel licenziare la prima edizione del 1916. E le “stroncature” iniziano con 5 brevi saggi dedicati a Benedetto Croce. Papini scrive prima de La Logica, poi dell’Estetica esordendo così: «Vi sono anche oggi, in Italia, parecchi giovani di lettere, molto secondari professori di scuole secondarie e aluni giornalisti flirteggianti colla filosofia, i quali danno sul serio una grande importanza a Benedetto Croce e alla sua Estetica». Quindi propone quello che egli chiama Sciocchezzaio crociano estrapolando frasi dal Breviario di Estetica del Croce e questo paragrafo precede quello forse più personale perché scrive de I miei conti con Croce. Croce e Bergson, invece, conclude la prima stroncatura e a quella segue, in due paragrafi, lo scritto papiniano su Gabriele D’Annunzio: La Sagra dei Mille e D’Annunzio e il Frullone. Tre paragrafi sono invece dedicati a Guido Mazzoni: Guido Mazzoni non poeta, Il prof. Guido Mazzoni e Carducci e Mazzoni.

Decisamente più datate sono le “stroncature” riguardanti Armando Spadini e Sem Benelli, quest’ultima articolata su Il teatro storico e L’altare. E poi, ecco la stroncatura di Luciano Zuccoli.

«Io non somiglio a Socrate e non ci tengo. Non fo da levatrice a’ cervelli malsani nè mi spinge in fuori la pancia. Detesto Alcibiade e me la passo bene con Santippe. Ma in due cose gli somiglio senza mia colpa: nella bruttezza e nell’amore per i giovani. Della mia bruttezza ho da render conto soltanto alle donne che, a quanto pare, ci piglian gusto come a un afrodisiaco di barbaresca qualità. Dell’amore verso i giovani, invece, sento il bisogno di render conto a me stesso, e agli altri, perché, si voglia o no, io rappresento, oggi, qualcosa e qualcuno, e posso avere, anche senza averle cercate, responsabilità prossime e lontane». È invece l’incipit della stroncatura dedicata a I giovani e che, almeno a livello di confronto, vale decisamente la pena di legge anche adesso, non fosse altro che per riprendere con nuovo entusiasmo la lettura delle altre sedici “stroncature”, dedicate a Giovanni Boccaccia e Faust; a Romain Rolland ed Amleto; a Renato Serra e Remy de Gourmont; a Mario Calderoni e Giuseppe Vannicola; ad Ardengo Soffici ed Aldo Palazzeschi; ad Alfredo Panzini e Jonathan Swift; a Tristan Corbière e Otto Weininger; a Miguel de Unamuno e Cervantes e Danko.

Insomma, un libro che ha alcuni pregi anche oggi a distanza di un secolo dalla stampa e di 104 anni dalla prima edizione che sei mesi dopo, nell’autunno del 1916 ebbe una ristampa perché le copie si erano presto esaurite: «Non sbagliavo – chiosò Papini -. Dopo mezz’anno anche questo volume si deve ristampare. Ne ho approfittato per ripulir qua e là la mia prosa». Almeno in questo ci fu un’assonanza con Croce, il quale - non appena licenziati -, tornava sui suoi scritti, rivedendoli e emendandoli. Cose d’altri tempi, oggi merce rara: ecco perché le “Stroncature” di Papini hanno un valore sul mercato del libro antico. L’edizione del 1920 posseduta dalla nostra biblioteca “Ugo Granafei” ha un valore oscillante tra gli 8 e gli 80 euro a seconda dello stato del libro, della legatura, di note autografe all’interno. Anche la copia mesagnese ha una particolarità: sulla prima pagine del testo – parliamo dello scritto dedicato al La Logica crociana – vi è incollato un fogliettino a stampa e al lato sinistro vi è apposto anche il timbro della “Biblioteca Popolare Granafei”, perché a nessuno venissero in mente cattivi pensieri. «Vincenzo Cavaliere fu Angelo/ DONAVA», si legge e la mente corre ad un benemerito cittadino mesagnese, il farmacista Vincenzo Cavaliere, “Lu spizziali” per tutti, che fra l’altro fece realizzare la “Casa della mamma e del fanciullo”.

Ultima modifica il Domenica, 17 Maggio 2020 16:32