Porto Cesareo: la vedetta Luigi De Donno sulla tolda del sommergibile “Pier Capponi”.

Enzo Poci, Società di Storia Patria per la Puglia Agosto 13, 2020 1903

Alcune persone rimangono sconosciute nel loro paese, ma esse sono ricordate in tante occasioni dalla pubblicistica corrente che racconta le pagine luminose e tragiche della seconda guerra mondiale. Questa triste avventura è capitata anche al marinaio Luigi De Donno di Porto Cesareo che il 31 marzo 1941 è scomparso insieme a tutto l’equipaggio del sommergibile Pier Capponi a sud di Stromboli, silurato dal sommergibile inglese Rorqual.

Luigi, marinaio generoso e di valore, è uno dei tanti eroi silenziosi che ha offerto la sua giovane vita al mare, del quale mi sono occupato nel 2018 dedicandogli un volumetto edito dall’Associazione Marinai d’Italia, gruppo di Porto Cesareo. Allo stesso marinaio, scomparso nell’espletamento del suo dovere, la città di Porto Cesareo ha intitolato una via a pochi passi dal mare, quel tratto di strada che da via Parenzan conduce ai bacini.

Tanto per ricordare, Luigi De Donno nasce il 14 giugno 1919 ad Aradeo, un paese nella provincia di Lecce, ma la sua famiglia si trasferisce ben presto a Porto Cesareo, nelle cui acque Luigi apprende il mestiere del pescatore. Viene arruolato in Marina il 6 luglio 1938 con la leva del 1919 e giunge a destinazione il 16 aprile 1939, quando l’Italia non è entrata ancora in guerra. Diviene Marinaio comune di I classe l’1 febbraio del 1940 e l’1 maggio 1941 Sottonocchiere «alla memoria». Il suo foglio matricolare recita: scomparso il giorno 12 aprile 1941 (in realtà il 31 marzo del 1941, perché il Pier Capponi risulta affondato in questa data) e dichiarato irreperibile il 13 luglio del 1941.

Al Marò Luigi De Donno è stato conferito il distintivo d’onore «alla memoria» di sommergibilista e gli è stata riconosciuta la Croce di Guerra al Valor Militare per una delle tante azioni eroiche svolte in quei pochi mesi di operazione, in particolare l’attacco contro una grossa flotta inglese in navigazione nel Mediterraneo, affondando una corazzata di classe Ramilles. Questa è la motivazione: «Imbarcato su un sommergibile in una ardita azione di guerra nella quale l’unità attaccava in superficie una formazione navale composta di una nave portaerei, due navi da battaglia e diversi incrociatori e cacciatorpediniere e colpiva con due siluri una grossa nave e con un terzo siluro probabilmente un’altra unità, dimostrava calma e sprezzo del pericolo. Canale di Sicilia, notte sul 10.11.40, XIX».
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Nella stessa pubblicazione avevo inserito una fotografia ma, non avendo la certezza che fosse Luigi De Donno, mi ero limitato a scrivere: Torretta del smg Pier Capponi. Nel gennaio di quest’anno, trovandomi a Milano e andando a fare ricerche nella fornitissima Biblioteca Sormani, ho scoperto un vecchio libro intitolato 7 Anni di guerra. Fotostoria del secondo conflitto mondiale, autori Caporilli Pietro, Novaro Enrico e Drago Silvio, Roma 1962. Tre bei volumi in folio cartonato blu, risultato della raccolta in fascicoli della Rivista Sette anni di guerra, pubblicata nel corso del 1961.

La pagina 229 è occupata per metà da una fotografia che ritrae in primo piano il marinaio Luigi De Donno sulla tolda del Sommergibile Pier Capponi, affiancato dal Comandante Romeo Romei, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La lunga didascalia dice: «10 novembre 1940. Il sommergibile “Pier Capponi”, al comando del C.C. Romeo Romei, è uno dei più famosi della nostra flotta sottomarina in guerra per le leggendarie imprese di cui fu protagonista nella sua breve attività che va dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941 giorno in cui scomparve in mare silurato dal smg. inglese “Rorqual”. La motivazione della M.d’O. al Comandante Romei è la migliore testimonianza: Comandante di Sommergibile si distingueva sin dall’inizio del conflitto mondiale per perizia e valore. All’agguato in prossimità di importante base avversaria, attaccato di giorno da unità leggere di superficie, riusciva con insigne bravura a sfuggire alla caccia, nonostante le notevoli avarie che avevano menomato sensibilmente le possibilità di manovra della sua unità. Con coraggiosa determinazione e sicuro intuito manteneva ancora l’agguato nella zona e poteva così avvistare, in ore notturne, grossa formazione navale avversaria composta di una portarei, di due navi da battaglia e di vari incrociatori e cacciatorpediniere. Precorrendo le teorie di impiego, successivamente adottate dai sommergibili, conduceva risolutamente in superficie l’attacco alla formazione e non esitava ad impiegare un motore termico in parziale avaria che con il rilevante fumo di scarico avrebbe potuto rilevare la sua presenza al nemico. Portato a fondo l’attacco colpiva con due siluri una delle due navi da battaglia e con un terzo, probabilmente un’altra unità, prendendo l’immersione soltanto dopo di aver constatato l’avvenuto scoppio delle armi. Nel corso di successiva missione scompariva in mare con la propria unità. Esempio di sereno ardimento, di eccezionale tempra di combattente e di elevate virtù militari (Canale di Sicilia-Notte sul 10 novembre 1940-Basso Tirreno 31 marzo 1941).

Nella foto a sinistra il sommergibile “Capponi” rientra dalla missione dipinto a festa, con la vedetta De Donno che avvistò la formazione navale britannica. A destra: il Com.te Romeo Romei».
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Ultima modifica il Venerdì, 21 Agosto 2020 21:36