La Cgil scrive a Marchionna sulla "scelta scellerata"

Luglio 16, 2026 488

Egregio Sig. Sindaco,

 

come Camera del Lavoro CGIL di Brindisi, unitamente a tutte le categorie di settore, desideriamo esprimere il nostro pieno dissenso in merito alla decisione di trasferire i migranti, con permesso di soggiorno, dal dormitorio sito in via Provinciale San Vito al sito del vecchio impianto di rifiuti, adiacente al deposito di gas dell’IPEM, luogo dichiarato a rischio di incidente rilevante.

 

La scelta è del tutto scellerata, in considerazione del fatto che le vite di 57 persone vengono messe a rischio e che non si è considerato che l’accoglienza non ha niente a che vedere con l’abbandono.

 

A rendere ancora più grave tale decisione è il fatto che il trasferimento è stato disposto in un immobile che, per quanto ci risulta, non è autorizzato dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco per una destinazione d’uso abitativa. Se tale circostanza fosse confermata, ci troveremmo di fronte ad una scelta che solleva evidenti interrogativi sotto il profilo della sicurezza delle persone ospitate e del rispetto della normativa vigente.

 

Purtroppo in questo territorio la memoria è troppo corta, ma evidenziamo che l’attuale sede della

  1. Teresa S.p.A. (l’ex caserma dei Vigili del Fuoco) era l’immobile che, con l’Amministrazione Provinciale Errico, grazie a finanziamenti dedicati, doveva essere ristrutturato come albergo diffuso proprio per i migranti ospitati nel dormitorio. Con il cambio di Amministrazione, nel silenzio più assordante, fu cambiata la destinazione d’uso. Nonostante le nostre proteste, nulla si ottenne.

 

Da allora questa città sembra aver dimenticato cosa significhi essere migrante; sarebbe invece il caso di ricordare quante delle nostre famiglie hanno conosciuto e tuttora vivono il fenomeno dell’emigrazione, spostandosi altrove alla ricerca di un lavoro dignitoso. Queste persone lasciano il proprio Paese di origine, spesso non solo per ragioni di lavoro ma di sopravvivenza, e noi le abbandoniamo.

 

 

 

In questo caso non si è fatto altro che trasferire queste persone da una situazione di estremo degrado a un’altra. Il nuovo sito, infatti, versa in un totale stato di abbandono, privo di condizioni minime di decoro e di vivibilità, incompatibili con una permanenza, anche solo temporanea, di esseri umani.

 

A ciò si aggiunge il completo isolamento dell’area, distante da qualsiasi attività commerciale, presidio sanitario, farmacia o altro servizio essenziale. Una collocazione che limita fortemente l’autonomia delle persone ospitate e rende difficoltoso persino l’approvvigionamento dei beni di prima necessità.

 

Invitiamo Lei, l’Assessore, o qualcuno dei consiglieri che ha condiviso questa scelta, a considerare quale sforzo, e quale rischio per la propria salute significhi fare chilometri, anche in bicicletta, nelle ore asfissianti di questi mesi.

 

Nel corso degli incontri che hanno preceduto il trasferimento era stato inoltre assunto l’impegno di garantire un servizio quotidiano di autobus da e per il sito individuato, proprio per attenuare le conseguenze dell’isolamento. Ad oggi, tuttavia, tale impegno non risulta concretamente rispettato, aggravando ulteriormente una situazione già fortemente critica e lasciando le persone prive di un collegamento stabile con la città.

 

Ancora più incomprensibile appare questa decisione se si considera che soluzioni alternative erano state concretamente individuate e formalmente proposte. Erano infatti state messe a disposizione del Comune di Brindisi, a titolo completamente gratuito da parte di privati, strutture idonee ad accogliere fino a un centinaio di lavoratori migranti, garantendo condizioni di dignità e sicurezza. Tali proposte sono state rappresentate dapprima all’Amministrazione comunale e, successivamente, anche a Sua Eccellenza il Prefetto, senza che venissero mai prese in seria considerazione o che fosse fornita alcuna motivazione a non poter utilizzare tali strutture.

 

Abbiamo letto che si tratta di pochi mesi e che era necessario spostarli per non perdere i finanziamenti per “La Casa delle Culture”. Ma di quali culture parliamo? Quelle dei Paesi di un Occidente sempre più razzista e xenofobo?

 

Nessuna giustificazione regge la scelta di un non-luogo dove allocare, seppur temporaneamente, queste 57 persone, ignorando quella che rappresentava un’occasione unica d’inclusione, per coniugare accoglienza, sicurezza e dignità, senza gravare economicamente sull’Ente e valorizzando un patrimonio già disponibile.

 

 

È una domanda che rivolgiamo all’Amministrazione e a tutte le istituzioni coinvolte: perché non si è voluta percorrere quella strada? Perché è stata preferita una soluzione che relega queste persone in un luogo isolato, degradato e privo di servizi? Forse l’emarginazione è diventata, consapevolmente o meno, la vera politica dell’accoglienza.

 

A nome quindi di quella responsabilità che dovrebbe vederci partecipi in queste decisioni che coinvolgono la vita delle persone, di qualsiasi nazionalità siano,

 

CHIEDIAMO

 

che con urgenza si adottino misure straordinarie per trasferire i migranti in un luogo adeguato alle loro esigenze primarie, per esempio aprendo un’interlocuzione con i proprietari di case sfitte, facendosi garante come Ente del pagamento del canone di locazione (visto che i migranti sono disposti a pagare ma i proprietari non si fidano); oppure mettendo a disposizione qualche edificio scolastico dismesso o qualsiasi altro immobile disponibile in città.

 

Chiediamo, inoltre, che venga fatta piena chiarezza sull’idoneità dell’immobile individuato sotto il profilo della sicurezza e della sua destinazione d’uso, rendendo pubblici tutti gli atti autorizzativi eventualmente rilasciati dagli enti competenti, affinché sia garantita la massima trasparenza su una decisione che riguarda la tutela della vita e dell’incolumità delle persone ospitate.

 

Queste sono solo alcune proposte, ma siamo convinti che, se c’è la volontà politica e la responsabilità sociale, la soluzione si possa trovare, possibilmente prima che accada qualcosa di grave che renda colpevole l’intera comunità brindisina.

L’accoglienza non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma dalle scelte concrete. E la scelta compiuta dall’Amministrazione, purtroppo, sembra andare nella direzione opposta a quella dell’inclusione. Per questo continueremo a chiedere che si restituisca dignità a queste persone e che Brindisi dimostri di essere una città capace di integrare, non di emarginare.

 

 

 

per la FLAI CGIL Brindisi                                                                              per La CGIL di Brindisi

Il Segretario Generale                                                                                 Il Segretario Generale e Resp. Dipartimento Immigrati                                Massimo Di Cesare

Gabrio Toraldo

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