L'Istat certifica la crescita di Mesagne. I candidati dibattono sul turismo
Grande soddisfazione per la città di Mesagne che, secondo i dati Istat relativi al 2025, ha raggiunto il terzo posto in provincia di Brindisi per Prodotto interno lordo. In ambito regionale si è invece classificata al 73° posto, su 257 Comuni. I contribuenti che hanno partecipato a questo risultato sono stati 18.377, per un reddito complessivo pari a 355 milioni e 795 mila euro e un reddito medio pro capite di 19.361,74 euro. Una crescita che, in larga parte, viene attribuita all’incremento del turismo e alla vivace attività culturale che la città sta vivendo ormai da circa due lustri.
Proprio sulle strategie turistiche si è sviluppato il confronto tra i due candidati sindaco. Per Francesco Rogoli, candidato del centrosinistra, la sfida è quella di valorizzare in maniera integrata il patrimonio storico, archeologico e produttivo del territorio. «L’obiettivo — spiega — è costruire un’offerta turistica sempre più attrattiva, capace di mettere in rete le bellezze monumentali della città con la sua storia sociale, culturale e produttiva». Secondo i dati di Pugliapromozione, nel 2024 Mesagne ha accolto 20.511 visitatori, registrando 58.185 presenze complessive, di cui circa 32 mila italiane e 26 mila straniere.
Rogoli sottolinea inoltre come i flussi turistici mostrino un interesse crescente verso «i centri storici, il mare e la tranquillità dei paesaggi rurali». In quest’ottica, ritiene fondamentale unire la conoscenza della storia millenaria della città, a partire dal tratto della Via Appia presente a Muro Tenente, con esperienze legate alle vocazioni produttive del territorio, come l’enoturismo e l’olioturismo. «Centrale - secondo il candidato - è anche il consolidamento della collaborazione tra pubblico e privato, che negli ultimi anni ha permesso la realizzazione del percorso delle grandi mostre, capace di richiamare numeri significativi di visitatori». Per Rogoli, dunque, il turismo deve continuare a rappresentare uno dei motori principali dello sviluppo economico cittadino, attraverso investimenti mirati, promozione territoriale e una programmazione culturale stabile durante tutto l’anno. «Pensiamo che questa sia la chiave — conclude — per rendere Mesagne una meta sempre più riconoscibile e incrementare ulteriormente, nei prossimi cinque anni, il numero di arrivi e presenze». Di diversa impostazione la posizione di Giorgia Campana, candidata del centrodestra, che pone l’accento sui limiti del modello turistico attuale. «La politica degli eventi culturali — osserva — ha generato soprattutto un turismo “mordi e fuggi”, capace certamente di produrre un indotto per la ristorazione, ma meno efficace nel rafforzare il settore dell’accoglienza». Campana evidenzia come il territorio possa contare su realtà di eccellenza, pur in presenza di una forte frammentazione dell’offerta ricettiva. Richiamando i dati di Confesercenti, la candidata ricorda la presenza di circa 198 strutture extralberghiere sul territorio, «segnale di una forte propensione all’iniziativa privata che, a suo giudizio, avrebbe dovuto essere indirizzata con maggiore efficacia».
La proposta è quella di investire con decisione nel turismo esperienziale: «Occorre passare da un turismo basato soltanto sull’osservazione del monumento o dell’opera d’arte a un’esperienza fondata sul “fare”». Un approccio che, secondo Campana, dovrebbe favorire le realtà artigianali, le attività legate alla produzione delle eccellenze locali e le esperienze immersive nel mondo agricolo e nelle tradizioni del territorio. La candidata del centrodestra insiste inoltre sulla necessità di integrare queste esperienze «con strumenti innovativi di marketing digitale e promozione turistica, citando modelli come Destinazione Umana, Glocal Experience e YooKye». «Mancano progetti — conclude — capaci di intercettare il turista già nella fase della prenotazione, valorizzando tradizione e innovazione. La politica deve offrire una visione, coordinare e guidare attraverso una cabina di regia, senza sostituirsi direttamente agli operatori. Solo un apprendimento diffuso può generare cambiamenti stabili e duraturi».
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