Mesagne. Infiamma la polemica sul busto del generale Messe

Cosimo Greco Ottobre 18, 2020 483

Una nota in occasione della prossima seduta del Consiglio comunale di Mesagne.

Cosimo Greco

Torino, 18/10/2020

Il Presidente del Consiglio comunale di Mesagne ha convocato il Sindaco e i Consiglieri alla seduta del 22 ottobre 2020, inserendo all’ordine del giorno anche il "Punto 10: GIORNATA COMMEMORATIVA IN ONORE DEL MARESCIALLO D’ITALIA GIOVANNI MESSE E INDIVIDUAZIONE SITO PER LA COLLOCAZIONE DEL BUSTO".

La prima cosa che salta all'occhio è la seguente: non si discuterà se il famoso busto è da collocare o meno, ma solo dove è da collocare. Perché questa esigenza di commemorare il Giovanni Messe? E perché questa esigenza di esporne il busto? Tutto sommato una "giornata di studi" gli è già stata dedicata (ottobre 2000). Non solo: il Consiglio comunale deliberò a suo tempo di installare il busto nella biblioteca comunale, ma alla delibera non fu mai dato seguito (sembra per opposizione dei familiari che ambivano a qualcosa di più “nobile”). L’attuale maggioranza, quindi, anziché dare seguito a una delibera già emanata dal Consiglio, si appresta a sconfessarla per venire incontro alle richieste di alcuni privati.

E inoltre: perché questa questione viene sollevata proprio adesso e in questi termini? È lecito il dubbio che il motivo stia nel fatto che si vogliano onorare debiti contratti con qualche fascista e con qualche giornalista locale? Un dubbio, solamenti nu pòlici 'ntra la recchia. Ma c’è una certezza: la questione viene sollevata adesso e in questi termini perché la maggioranza che governa la Città è bulgara e muscolare, mentre l'opposizione è pressoché assente e mingherlina. Quindi ... se non ora quando? D'altronde con questo tipo di maggioranza consiliare si giustifica tutto e il contrario di tutto, Liliana Segre e Giovanni Messe … per dire.

Bene ha fatto l'ANPI "Eugenio Santacesaria" di Mesagne a emettere una ferma nota di protesta. Tale nota è reperibile qui

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oppure qui

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E bene ha fatto anche l’Associazione “Giuseppe Di Vittorio” di Mesagne il cui comunicato stampa è disponibile qui

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Personalmente ho effettuato una prima ricerca sul Giovanni Messe già un anno fa. La relativa nota fu pubblicata da tutti i quotidiani locali online tranne uno; mi permetto di riproporla al seguente link (è scaricabile):

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La vulgata sul Giovanni Messe militare afferma l'assoluto valore del Nostro, ma la bibliografia nazionale e internazionale pone dubbi anche su questo aspetto. Per non parlare dell'opacità del Messe nel dopoguerra, opacità mai abbastanza indagata, ma che comunque viene fuori via via che alcuni faldoni dei Servizi italiani e stranieri vengono aperti e resi pubblici. Ultime rivelazioni, in ordine di tempo, quelle pubblicate nel libro "Le menti del doppio stato" di Giovanni Fasanella e di Mario J. Cereghino, ed. Chiarelettere, luglio 2020. In questa pubblicazione gli autori riportano quanto riportato nei documenti ufficiali desecretati dei Servizi inglesi, americani, italiani e del P.C.I. Ne viene fuori un ritratto del Messe a tinte fosche.

Alcuni punti salienti che ben inquadrano le caratteristiche del Soggetto sono state evidenziate dall'ANPI di Mesagne, punti che riporto a mia volta e che integro per completezza[1]:

1. comandante (Arma dei Carabinieri) dell’Unione Patriottica Anticomunista, organismo con "trame eversive", "abbondantemente fornita di armi" e basata "su una forma organizzativa cellulare";

2. ideatore e coordinatore nel 1947 di un vero e proprio golpe che prevedeva "l’occupazione di tutte le caserme, con l’aiuto dei membri militari del Movimento (ndr Tricolore); occupazione degli edifici pubblici e delle sedi dei partiti politici; l’instaurazione di una dittatura militare apertamente favorevole alla monarchia; il divieto di attività a tutti i partiti politici". In particolare il PCI doveva essere sciolto ed un’eventuale resistenza dei suoi membri sarebbe stata "soffocata col sangue”;

3. […] "Ed era Giovanni Messe il principale punto di riferimento <<per un eventuale gioco militare>>

4. ideatore nel 1947 anche di "un esercito di circa 4 milioni di uomini" che, tra l’altro, avrebbe dovuto "prelevare le liste di caporioni comunisti da chiudere in un campo di concentramento e farli poi sparire";

5. sostenitore dell’idea che bisognava "posporre il più possibile le elezioni per l’Assemblea costituente".

6. [Il generale Roberto Bencivenga] ... "Non era il solo a coltivare velleità neoautoritarie. Anche il generale Giovanni Messe (Arma dei Carabinieri) si stava dando parecchio da fare. Entrato in rotta di collisione con il governo Bonomi proprio all'epoca della mancata strage dell'ottobre 1944, era stato via via emarginato. Ma ora covava i suoi propositi di rivincita alla testa del Movimento Tricolore, appena fondato. Era una forza a <<carattere cospirativo>>, segnalò il capitano Angleton [della CIA].

7. Dopo la disastrosa campagna di Tunisia, Messe si consegnò agli inglesi che gli assicurarono una prigionia dorata nella villa di Wilton Park, presso Londra. Qui venne opportunamente istruito in vista del suo riciclaggio in Italia (che avvenne dopo l'8 settembre 1943). "L'obiettivo di Messe, manco a dirlo, era quello di <<posporre il più possibile le elezioni per l'Assemblea Costituente; rimettere in carica tutti i funzionari fascisti epurati dalle Commissioni; foraggiare i movimenti insurrezionali di sinistra, per avere così il pretesto di adottare misure reazionarie>>. (NB: l'"istruzione" di Messe da parte degli inglesi non meraviglia: questi consideravano l'Italia come una sorta di loro protettorato, complottando e brigando fino agli anni '70/80, forse fino ai tempi attuali. Vedasi al proposito i libri "Il golpe inglese" e “Colonia Italia”).

8. Ultima citazione: "I piani eversivi non si fermarono nemmeno dinanzi alla fine dei governi di unità nazionale, avvenuta negli ultimi giorni di maggio del 1947 [...] Il piano golpista era stato messo a punto dal generale Giovanni Messe, su impulso degli <<angloamericani>>. Ed era parte di un progetto assai più vasto e ambizioso che si stava realizzando <<sotto l'egida inglese>>". Ancora!

Qualche storico locale, nella sua foga apologetica, sembra giustificare (se non esaltare) tutto l'agire del Messe in quanto oppositore del comunismo, della sinistra e - addirittura - della rivoluzione proletaria. Insomma, Messe giustificato (se non esaltato) in quanto argine contro il "pericolo comunista". Tutte frottole.

Il pericolo comunista era tale solo agli occhi dei complottisti e dei golpisti. Lo stesso Togliatti, se vogliamo parlare del dopoguerra, e ancor più dal maggio 1947 in poi, era ormai solo, lasciato al proprio destino anche da Stalin dopo gli accordi tra Molotov e gli americani (ratificati poi a Parigi). Togliatti, anche se estromesso dal governo di unità nazionale "... continuava tuttavia a vedere nel compromesso costituzionale con la DC la base del futuro equilibrio politico del Paese, della convivenza pacifica tra l'anticomunismo democratico e il comunismo illuminato". Quindi, niente cosacchi in piazza San Pietro ... per dire.

Togliatti era un pragmatico: accettava l'appartenenza dell'Italia al "blocco" occidentale; sapeva che nessuna rivoluzione - nel senso per esempio di quella d'Ottobre - era proponibile; sapeva che, per note ragioni, lo stesso Stalin lo considerava un problema. Togliatti perseguiva invece la crescita dell'influenza del PCI nell'ambito della Costituzione. Quindi, altro che pericolo comunista. È storia, invece, che il PCI sia sempre stato il maggior baluardo posto a difesa della Costituzione e della Democrazia in Italia. Come non ricordare, ad esempio, che Togliatti rivolse al popolo comunista un fermo monito a “stare calmi” in occasione dell’attentato che subì il 14 luglio 1948?

In conclusione, è d’uopo sottolineare che la tecnica dei conservatori reazionari fu (è) quella di inventare il pericolo per poi poter giustificare azioni che avevano (hanno) in programma di realizzare comunque. Nel caso particolare il pericolo era quello comunista.

Un ultimo commento. Nel corso del convegno "Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe" (Mesagne, 27-28 ottobre 2000), fu svolto un solo intervento critico nei confronti della ricerca sul Messe. Bene, tale intervento fu l'unico, per quanto ne sappia io, a non essere registrato nel volume degli atti. Censura?

Mi permetto infine di proporre:

  • che l’Amministrazione comunale pensi a onorare la memoria dei circa quaranta partigiani mesagnesi impegnati nella Resistenza, alcuni dei quali caduti;
  • che l’Amministrazione comunale pensi ad aggiornare l’elenco dei caduti mesagnesi inciso sul Monumento ubicato nel cimitero. Sul Monumento ai Caduti mancano infatti una trentina di nominativi accertati, molti dei quali risultano caduti o dispersi durante la Campagna di Russia (a differenza del generale Giovanni Messe che chiese e ottenne di rientrare in Italia);
  • che l’Amministrazione comunale soprassieda alla collocazione del busto del generale Giovanni Messe o, in subordine, che dia seguito alla vecchia e già citata delibera del Consiglio comunale che prevede la collocazione nella Biblioteca comunale.

 

[1]Le menti del doppio stato”, Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino, ed. Chiarelettere 2020.

 

 

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Ultima modifica il Domenica, 18 Ottobre 2020 23:06