delle famiglie di persone autistiche e la Regione Puglia anche dopo una parziale rimodulazione del regolamento approvato lo scorso 10 aprile. Oggetto della querelle è, infatti, lo schema di regolamento regionale per la rete assistenziale territoriale sanitaria e sociosanitaria per i disturbi dello spettro autistico “senza aver avuto la sensibilità di adire nessun soggetto coinvolto, in aperto contrasto con lo spirito di concertazione e partecipazione che aveva accompagnato gli ultimi due anni di lavoro dinanzi alla terza commissione regionale alla Sanità”, hanno precisato le associazioni territoriali. Infatti, secondo le associazioni la Regione” se da un lato si è inteso, con la modifica, di accogliere le istanze tese a valorizzare le strutture che intendono erogare interventi dedicati all’intero arco di vita e, nello specifico, di prevedere l’ammissibilità delle istanze di autorizzazione alla realizzazione presentate da enti gestori che abbiano già avuto anche un solo parere favorevole di compatibilità, ad esempio se una struttura aveva avuto il parere di compatibilità per il servizio ambulatoriale, con il nuovo regolamento potrebbe ottenere l’autorizzazione anche per Centri diurni o residenziali, dall’altro sono stati inseriti vincoli che di fatto ne annullano la portata”. Tuttavia, il presidente della terza commissione Sanità, Pino Romano, ha assicurato che “nella proposta di legge "misure di semplificazione amministrativa in materia sanitaria" proporrò un articolo con il quale si introduce un tempo massimo per rendere esecutivi i pareri di compatibilità già rilasciati. Questo determinerà lo sblocco di autorizzazioni ferme da tempo e mai attivate”. Rimane, però, un dato preoccupante circa il fabbisogno pugliese abbondantemente sottostimato soprattutto per quei servizi che contribuiscono alla definizione delle diagnosi legate all’autismo. “Non sappiamo – ha continuato Romano - se gli attuali vincoli di bilancio in materia sanitaria lo permarranno, ma assumo l’impegno pubblico insieme al presidente Emiliano, che ha dimostrato massima attenzione al tema in questi anni, di aumentare la dotazione finanziaria a sostegno delle famiglie interessate. Un fabbisogno già mappato e licenziato all'unanimità dalla commissione sanità che sarà messo in bilancio non appena la situazione di emergenza lo consentirà”. Scettico di questa promessa è il coordinatore del Comune di Mesagne per la disabilità, Antonio Calabrese. “La cosa che stride – ha messo in evidenza l’esperto - è che siamo sempre punto a capo. I buoni propositi di oggi sono quelli di ieri, ossia quelli già discussi da due anni e licenziati a febbraio 2020 dalla Commissione sanità. Le esternazioni del presidente Romano appaiono più come considerazioni di circostanza e dal sapore meramente politico prive di quella concretezza che chiedono a gran voce le famiglie”. Secondo Calabrese “è necessario intervenire immediatamente ed energicamente sull'intero impianto del regolamento partendo da una serie e reale analisi epidemiologica. L'unica in grado di determinare il reale fabbisogno”.
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Non si attenua il braccio di ferro tra le associazioni