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Alla città di Mesagne non interessano le beghe personali

matarrelli toni - sindaco - in consiglioChi pensava di essersi lasciata alle spalle una campagna elettorale

velenosa si è sbagliato. E non di poco. Lo show cui ha assistito il pubblico presente, e in collegamento streaming grazie a QuiMesagne, nel Consiglio comunale di lunedì scorso, lo ha fatto ricredere. L’acredine, infatti, era ancora tutta lì presente pronta a essere sparsa nelle assise come via etere. Ed è esplosa dopo la prima parte del Consiglio quando l’ex sindaco Pompeo Molfetta ha chiesto al neo presidente del Consiglio, Omar Ture, di poter esprimere un intervento politico non nei cinque minuti accordati ma almeno in quindici. Così, è iniziata la resa dei conti tra l’ex e l’attuale sindaco, amici ieri nemici oggi. molfetta pompeo in consiglioUna gragnola di colpi sparati a trecentosessanta gradi. Tanto da colpire in pieno i primi atti amministrativi della giunta Matarrelli. In primis lo staff dei consulenti, a titolo gratuito, nominati dal sindaco e ritenuti illegali, atti illegittimi, e pertanto ne è stata chiesta la revoca anche da parte dell’ex candidata sindaca Rosanna Saracino e del collega di partito Giuseppe Indolfi. A nulla sono valsi i chiarimenti della segretaria generale, Giorgia Vadacca. Poi il confronto si è spostato tra sindaco ed ex sindaco. Un duello a due che poco ha interessato la città bisognevole di fatti concreti, di tanti interventi urgenti e che, invece, è stata accantonata per dare sfogo ai risentimenti personali. Matarrelli ha detto chiaramente che “Molfetta non poteva più fare il sindaco. Il giudizio politico del suo operato era negativo. Eravamo legittimati a prendere quelle decisioni rischiando anche sull’eventuale campagna elettorale”. La risposta di Molfetta, lunga, articolata e spigolata, non si è fatta attendere: “In uno degli ultimi Consigli comunali – ha detto rivolto al sindaco - lei mi attaccò pesantemente accusandomi di palese cinismo ed insensibilità per non aver risolto il problema di una fiscalità iniqua e vessatoria dei cittadini proprietari di terreni in zona C di espansione senza piano di lottizzazione. Una cosa che secondo lei si sarebbe potuta fare in cinque minuti con uno strumento in deroga magari con una variante urbanistica. Bene non se ne dimentichi”. Molfetta ha poi sciorinato tutti i prossimi adempimenti: “Si ricordi che, insieme all’assessore regionale Borracino, ha assunto l’impegno di far rientrare la nostra zona industriale nella Zona economica speciale; si ricordi che noi abbiamo un grande problema sospeso: la compatibilità ambientale delle nostre aziende di trasformazione, ove confliggono apertamente la necessità di salvaguardare la salubrità dei corsi superficiali dì acqua con la possibilità di mantenere almeno gli attuali livelli di produttività dell’azienda e garantire i livelli occupazionali e mi creda da questo groviglio è difficile districarsi perché spesso una telefonata non basta; Si ricordi che bisogna assolutamente pretendere dalla Regione la chiusura del ciclo dei rifiuti, che significa investimenti in impianti nel nostro territorio, significa cambiare la governance”. Ed ha, quindi, aggiunto: “Si ricordi che il progetto di riconversione in Pta del nostro nosocomio è fermo a metà strada, che alcuni dei servizi vanno ciclicamente in emergenza, che la piattaforma ambulatoriale e il suo potenziale servizio al territorio è sottodimensionato, che l’ospedale di comunità viaggia a corrente alternata e che l’hospice è ancora sulla carta mentre la Tc e la Rm sono strumenti bonsai; ricordo che abbiamo un gigantesco problema ambientale, che abbiamo tassi di morbilità e mortalità straordinari in gran parte legati all’inquinamento”.  

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