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Mesagne e la politica. I pozzi sono ormai avvelenati

pozzo-artesianoA Mesagne la querelle politica è tutt’altro che conclusa.

Un’analisi sull’attuale situazione è stata fatta dall’ex sindaco Pompeo Molfetta: “La massiccia invasione nella vita pubblica e privata della rete è una sorta di miasma collettivo senza filtri dove trionfa l’individualismo qualunquista, dove la realtà viene eccessivamente semplificata o trasfigurata e dove si coltiva l’illusoria chimera della democrazia diretta”, ha spiegato in una nota l’ex sindaco Molfetta secondo cui in questo sistema “chi ha più fervide capacità di tirare le fila della rete riesce a catturare più pesci, chi ha più pronte capacità di adattare il suo linguaggio e il suo progetto politico agli umori più viscerali del popolo vince e detta legge e chi detta legge viene sempre amato fino all’idolatria o denigrato fino all’infamia”. Secondo Molfetta “le pulsioni contrapposte di esercitare la democrazia diretta della rete o di affidarsi completamente anima e corpo al capo popolo di turno produrranno inevitabilmente una involuzione antidemocratica il cui esito non promette nulla di buono”. La vicenda elettorale di Mesagne, per l’ex primo cittadino, si iscrive perfettamente nel quadro di riferimento descritto. “Gli elementi caratterizzanti l’intera campagna elettorale – ha continuato - sono stati infatti l’irruzione prepotente della rete che ha avvelenato i pozzi e soffocato il ragionamento politico e l’ossessione dell’uomo solo al comando da alcuni idolatrato da altri demonizzato. La città è rimasta sullo sfondo verniciata da programmi farlocchi che l’hanno resa tanto brillante quanto irreale, i partiti sono rimasti sull’uscio lasciando ampio spazio alla libera espressione di un civismo acritico senza costrutto, la partecipazione popolare si è ridotta alla semplice esibizione di forza elettorale e fra qualche giorno si dissolverà”. Secondo l’analisi di Molfetta nella distribuzione del voto si nota anche una forte sperequazione classista che ha spaccato in due il paese e che ora rischia di minare il senso unitario di appartenenza ad una sola comunità. “Sembra che da un lato ci sia il “popolo” – ha aggiunto il politico - con i suoi bisogni individuali e collettivi raccolti taumaturgicamente dal candidato sindaco “Insintonia” che se ne fa carico sulla sua pelle, dall’altro la borghesia, il mondo delle professioni, il così detto ceto medio che invece si arrocca intorno ad un progetto politico certamente più articolato ma ancora tutto da sviluppare. Quindi una campagna elettorale che ha diviso in profondità il paese e che ha lasciato in mezzo un vallo profondo di odio e diffidenza”. La risposta de sindaco Toni Matarrelli non si è fata attendere: “La campagna elettorale – ha spiegato - ha avuto un inizio e una fine. Per me certamente è finita. Ho avuto mandato pieno di assumermi la responsabilità di governare la nostra città e non potrò in alcun modo occuparmi di inseguire le polemiche che qualcuno potrebbe avere interesse a tenere in piedi”. Quindi ha aggiunto: “Posso solo continuare ad invitare i soggetti attivi della nostra comunità, le donne e gli uomini di buona volontà, chi ha reale interesse al bene comune a offrire un contributo attivo, a partecipare alle scelte dell'amministrazione, anche a svolgere serenamente il ruolo a cui i meccanismi democratici hanno chiamato”.  

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