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I pensionati della Uil contro la chiusura degli ospedali brindisini

ospedale ingressoLa mobilitazione continua.

Il sindacato non è contento del Piano del Riordino ospedaliero pugliese e in particolare di quello brindisino. I pensionati sono con i cittadini e si uniscono nella lotta contro la chiusura degli Ospedali di Ostuni, di Ceglie Messapica, di Fasano, di Mesagne e di san Pietro Vernotico. Il sindacato continua la sua mobilitazione che è culminata, nella prima fase, il 13 dicembre 2016 in un sit-in davanti alla sede della Regione Puglia e oggi nel territorio provinciale. Al Presidente Emiliano è stato chiesto di occuparsi della salute dei pugliesi. L’ammalato e la sua famiglia sono stanchi di curarsi fuori provincia, regione e a volte nazione. Vi è un costo e non si può pagare. La priorità per un paese civile è rispettare il Diritto alla salute, dare servizi di qualità a tutti, curare le malattie tutelando le persone, favorendo le politiche sociali e promozionali, che sono i veri pilastri di garanzia e di valori da rispettare, garantiti dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti universali, evitando il rischio della “trappola di povertà” e la perdita della dignità e dello stile e qualità di vita. La Uil pensionati territoriale di Brindisi chiede al direttore dell’Asl di Brindisi di occuparsi anche della salute dei Brindisini. Al sindacato dei pensionati non va la chiusura degli Ospedali di Mesagne, di San Pietro Vernotico e di Fasano. I posti letto a Brindisi sono del 2,7 per mille abitanti, un livello molto basso rispetto la media nazionale e quella pugliese, la quale, quest’ultima, è del 3,4 per mille abitanti. La provincia di Brindisi con il presidente Vendola ha subito la perdita di 144 posti letto con la chiusura degli ospedali di Cisternino e Ceglie Messapica (-47 posti letto nella dotazione organica). Nel nuovo Piano di Riordino della Sanità pugliese del presidente Emiliano, l’Asl di Brindisi è rimasta al Palo rispetto alle altre province, ma le tasse per il cittadino sono elevatissime e i servizi sono tagliati senza mettere al centro la salute dei pugliesi, senza ascoltare le esigenze delle comunità locali nell’offerta sanitaria e valorizzare le professionalità presenti nel servizio sanitario regionale e territoriali. Intanto il malcontento cresce. Dopo Ostuni anche Ceglie Messapica scende in campo con una mobilitazione cittadina in difesa dei loro presidi ospedalieri. I cittadini,l’ammalato e la famiglia chiedono di tenere presente i bisogni della persona in quanto tale, abbattendo le liste di attesa, la mobilità passiva e di ridisegnare un Piano di Riordino ospedaliero che sia per i nove ospedali presenti nel territorio non di chiusura ma siano convertiti in “Ospedali terapia” con presidi di assistenza. Secondo la Uil pensionati, la salute è un aspetto fondamentale della vita degli individui, ma anche un bene essenziale per lo sviluppo sociale ed economico della collettività. I fattori politici, economici, sociali, culturali sono soggetti fondamentali attivi nel perseguimento di uno stato di buona salute, quando sono in grado d’identificare, realizzare e soddisfare i bisogni del cittadino e dell’ammalato. In questa logica di promozione della salute non è responsabilità esclusiva solo il settore sanitario, ma anche il sociale influisce a realizzare iniziative in grado di migliorare lo stato di salute della persona malata. In questa visione è prioritario che la regione Puglia possa promuovere la consapevolezza di un’integrazione socio-sanitaria, sempre desiderata ma, mai realizzata. La speranza di vita è più breve se le politiche per la salute non sono affrontate in base agli aspetti sanitari, economici e sociali della salute. I tagli lineari , effettuati da Monti a Renzi, stanno affossando la sanità pubblica. Sono gravissimi i tagli operati al Welfare, definiti nelle ultime sedute della Conferenza Stato-Regioni. Si tratta, nello specifico, del taglio di 422 milioni di euro al Fondo sanitario nazionale (fsn) e di 485 milioni ai trasferimenti statali e come molto preoccupante è il taglio al Fondo per le politiche sociali (che passa da 311 milioni di euro a 99,7 milioni) e la vanificazione per il Fondo per la non autosufficienza che vede decurtato l’aumento di 50 milioni di euro, ottenuto con un emendamento al “Decreto Coesione). I tagli mettono a rischio i nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza) di cui devono farsi carico le regioni e quindi sono inaccettabili, in particolare per le regioni in forte difficoltà anche di cattiva gestione politico-amministrativa, non riescono da tempo a governare la riorganizzazione dei sistemi sanitari locali e sommergono di tasse i cittadini a fronte di servizi totalmente inadeguati e costringono gli ammalati a continui viaggi della speranza e gli operatori a lavorare in condizioni di estremo disagio. È una ulteriore mazzata che il sindacato chiede di fermarsi e scongiurare al nostro sistema di welfare che colpirebbe proprio i cittadini vulnerabili, scaricando la manovra finanziaria sulla parte più debole della nostra società. Lo scorso mese di Febbraio il Piano di riordino ospedaliero pugliese è tornato in Consiglio per la redazione di una specifica relazione contenente i dati relativi all’impatto economico-finanziario e di un’ulteriore relazione sulla dinamica della spesa farmaceutica. La chiusura degli ospedali, a seguito del riordino ospedaliero, ha previsto per la Asl di Brindisi, il mantenimento di 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, mentre quelli che chiudono diventano presidi territoriali, reparti accorpati e trasferiti; Le strutture di Mesagne, San Pietro Vernotico e Fasano diventeranno presidi territoriali di assistenza. I tre presidi saranno ristrutturati e diventeranno sedi per day hospital, ricoveri brevi e ambulatori per determinate prestazioni sanitarie. Per i reparti si prevedono gli accorpamenti con i tre ospedali di Brindisi, Ostuni e Francavilla. Il reparto di Pneumologia di San Pietro Vernotico (uno dei migliori del Salento) sarà trasferito a Brindisi , mentre la pediatria di Ostuni e Fasano si trasferisce al Camberlingo di Francavilla Fontana. Intanto cresce la protesta contro la bozza di riordino di Emiliano, perché a Brindisi si registra il rapporto più basso fra numeri di cittadini e posti letto e perché, in particolare, a Fasano si assisterà gradualmente alla chiusura definitiva del suo ospedale, mentre ad Ostuni la cittadinanza si mobilita contro la chiusura dei reparti di Cardiologia e Pediatria. La Uil pensionati di Brindisi ha fiducia in una politica socio-sanitaria d’eccellenza, equa ed efficiente per tutto il territorio Brindisino. La Uil pensionati di Brindisi crede nelle “Buone” politiche. Servono però, soluzioni straordinarie che diano accesso e opportunità al “Diritto alla Salute”. In questi ultimi decenni si è passati purtroppo, dall’invadenza della politica al ripiano dei deficit sanitari. Il taglio delle risorse e il Piano di rientro sanitario hanno causato la povertà delle cure e la chiusura degli Ospedali territoriali negando, di fatto, non solo l’assistenza domiciliare integrata, ma anche il diritto di farsi curare. Il sindacato è per l’assistenza domiciliare per il malato, ma il sofferente necessita, a volte, anche di quella ospedaliera e di eccellenza. Questo, purtroppo, oggi è un diritto negato, che impedisce all’ammalato grave di farsi curare negli ospedali del territorio. Il diritto alla Salute è una spettanza negata, dovuta anche alla ricetta delle 3 T (tagli, ticket e tasse), la quale non permette ai pensionati, a rischio di povertà, il “potersi curare”.Il risparmio non può essere orientato sul diritto alla Salute, ma sui processi di digitalizzazione, sulle cartelle cliniche elettroniche, sulla dematerializzazione dei referti e sui fascicoli sanitari elettronici. La sanità pugliese e brindisina devono fare i conti a soddisfare le esigenze e i bisogni degli ammalati territoriali. Perché non vi è rispondenza nella sanità pubblica? Perché chiudere 6 strutture su nove? Perché tutti questi tagli sui posti letto? Perché vi è l’intenzione di aprire su ex ospedali, donati nel passato dai cittadini, branche di cure private e non pubbliche. La richiesta è farsi curare dalla sanità pubblica territoriale perché è un diritto del cittadino e del pensionato che hanno sempre pagato le tasse, il pensionato ammalato non ha più le risorse economiche per farsi curare fuori regione, mentre il pensionato povero non ha nemmeno le risorse per pagare i farmaci. Il cittadino e l’ammalato brindisino chiedono alle Istituzioni “Ospedali-reparti per patologie di qualità”, presidi di assistenza e personale per un’assistenza dignitosa e la Salvaguardia del diritto alla salute per chi soffre. Non si accettano più né lunghe liste d’attesa né viaggi della speranza. Questi gravano lo stato d’ansia del malato e della sua famiglia e spostano paradossalmente ingenti somme di denaro. La risultante è un impoverimento della sanità locale e un arricchimento della finanza sanitaria per le regioni del Nord, più ricche e con strutture ospedaliere eccellenti e d’avanguardia. La Uil pensionati si chiede del perché a Brindisi non vi sono Ospedali con centri di ricerca di qualità e d’eccellenza? La provincia di Brindisi ha molte strutture ospedaliere. Ognuna di esse potrebbe essere sia per dimensione sia per posizione punto di riferimento indicativo per le eccellenze sanitarie. Brindisi ha professori luminari che lavorano in altre regioni e in altri Stati europei. È sufficiente interfacciarsi con loro. Il diritto alla salute è di tutti e deve essere paritario ed equo su scala nazionale con finanziamenti e personale adeguato ai bisogni dei cittadini, ma non vorremmo che nell’intenzione del governo, vi sia il desiderio di passare il bisogno di Assistenza e il diritto alla Salute e l’Assistenza da pubblico a privato come sta accadendo, solo ultimamente in modo visibile nelle Poste e Telecomunicazioni. Il segretario responsabile Tindaro Giunta  

Ultima modifica ilLunedì, 20 Marzo 2017 12:06
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