IL BAROCCO NEL BRINDISINO: ARCHITETTURA E MERAVIGLIA
Siamo giunti al quinto e ultimo appuntamento di RADICI DI PENSIERO – Luci e cammini della terra brindisina, il viaggio del sabato pensato per chi desidera esplorare il territorio attraverso l'ascolto di sé. In questa tappa conclusiva, la geografia cede il passo all'artificio e alla meraviglia: il nostro cammino ci porta a Francavilla Fontana, dove il Barocco si fa teatro a cielo aperto, trasformando la pietra in una vera e propria mappa delle emozioni. Qui l'architettura non è semplice decorazione, ma uno specchio dell'anima e un invito a superare l'illusione della materia per porsi domande profonde. Ad accompagnarci in questa esplorazione filosofica tra piazze scenografiche, palazzi nobiliari e prospettive monumentali sarà ancora una volta Serafino Scalera, filosofo dell'educazione e consulente filosofico. Con il suo sguardo acuto, Scalera ci aiuterà a decodificare la grammatica visiva del Barocco francavillese, trasformando ogni fregio, mascherone e cupola maiolicata in un'occasione di riflessione interiore e di scoperta spirituale.
IL BAROCCO NEL BRINDISINO: ARCHITETTURA E MERAVIGLIA
L'architettura barocca è la traduzione in pietra e prospettiva dello stesso slancio metafisico che guida la conoscenza e se la filosofia nasce dal thauma, da quella meravigliata vertigine che spinge l'uomo a porsi domande, il Barocco non si accontenta di edificare, ma inganna l'occhio per rivelare una verità più profonda. Attraverso il gioco drammatico delle ombre, i cornicioni spezzati e le piazze concepite come vere e proprie scenografie teatrali, questo stile trasforma la fragile illusione della materia in uno strumento di riscatto sociale, riconsagrando la bellezza a motore di rigenerazione per un intero territorio. Tra le terre del brindisino, tale spinta si articola lungo percorsi concreti e deviazioni speculative, dove la pietra leccese e il carparo dialogano costantemente con le prospettive urbane. Il punto di partenza di questo itinerario è Piazza Umberto I a Francavilla Fontana, una platea a cielo aperto in cui la quotidianità si fa rappresentazione e le linee prospettiche convergono verso i centri della vita civile e spirituale. Da qui si giunge al cuore dell'architettura sacra cittadina, la Basilica Minore del Santissimo Rosario; la sua cupola, impreziosita da piastrelle maiolicate, cattura la luce salentina e la riflette nel cielo agendo come un faro cosmico, mentre l'interno offre un trionfo di stucchi, altari policromi e cappelle laterali in cui lo spazio sembra dilatarsi all'infinito. Questa esuberanza liturgica trova riscontro in altri luoghi di culto, come la Chiesa dei Padri Liguorini (o della Consolazione), nota per la ricchezza delle sue decorazioni dorate, la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa di San Salvatore, raffinati esempi di come la devozione seicentesca e settecentesca abbia plasmato l'orografia sacra della città. A guidare la transizione verso la dimensione civile è il Palazzo Imperiali, una residenza feudale che fonde la severità difensiva medievale con l'esuberanza del Barocco settecentesco, esibendo il celebre balcone in ferro battuto "a petto d'oca" concepito come espediente ottico per espandere lo spazio visivo di chi osserva dal basso. Il tessuto urbano privato completa questa scenografia con un susseguirsi di dimore nobiliari d'eccellenza: da Palazzo Forleo-Brayda, caratterizzato da una sfarzosa balconata decorata con motivi vegetali e antropomorfi scolpiti nella pietra, a Palazzo Caniglia, impreziosito da mensole sagomate, fino a Palazzo Marrucci, rinato nel Settecento con il suo ricco portale finemente intagliato, e a Palazzo Cotogno con il suo loggiato finemente lavorato. Passeggiando lungo gli assi viari principali, come Via Garibaldi, e sfociando verso la pubblica maestosità di Piazza Dante con il Palazzo del Sedile, l'architettura riserva continui corti-scena popolati da portali bugnati, mascheroni apotropaici e mensole scolpite con mostri e figure allegoriche, elementi pensati per destare nello spettatore un perenne stato di stupore ed esitazione filosofica. Guardare oggi a questi monumenti significa riconoscere il valore politico e sociale della meraviglia, la bellezza non come lusso per pochi, ma come architettura della rigenerazione, capace di riscattare la storia e restituire a una comunità il senso profondo del proprio luogo nel mondo.

