MESAGNE E L'URLO DEL PASSATO CHE SVEGLIA IL PRESENTE
Benvenuti a RADICI DI PENSIERO – Luci e cammini della terra brindisina una rubrica in cinque sabati che vi accompagna tra storie, pietre vive, silenzi e slanci millenari lungo un viaggio fatto di ascolto e scoperta interiore. Il fil rouge è trasformare ogni tappa geografica in uno specchio di stati d’animo, dilemmi esistenziali e meraviglie da ritrovare. Siamo al secondo incontro. Questo itinerario ci porta a Mesagne, terra densa di memorie dove la ricerca di identità e il senso del cammino diventano un modo diverso di guardare il presente; non solo un luogo da attraversare, ma un orizzonte da comprendere, scoprendo come la storia possa parlare ancora, sotto la superficie, attraverso segni, tracce e significati. A guidarvi in questa spedizione tra il visibile e l'invisibile, lungo il corso di tutti e cinque gli appuntamenti, sarà Serafino Scalera, filosofo dell'educazione e consulente filosofico, un moderno timoniere del pensiero pronto a fornirvi la bussola concettuale per decifrare i segreti del territorio, trasformando il paesaggio in concetto e la pietra in emozione. È doveroso premettere che gli itinerari che stiamo qui proponendo sono da considerarsi dei semplici “virgulti filosofici”, intuizioni e tracce che meriterebbero di essere formalizzate in riferimento ai più alti standard europei di valorizzazione e promozione. Vi è la necessità di una formalizzazione metodologica e strutturale. Dinanzi a questo limite, bisognerebbe chiedersi seriamente perché ciò accada.
MESAGNE E L'URLO DEL PASSATO CHE SVEGLIA IL PRESENTE
Esplorare significa accettare una sfida e, per i viaggiatori che cercano qualcosa di più di una semplice vacanza, proponiamo oggi un itinerario turistico archeo-filosofico unico nel suo genere, un viaggio d'avventura pensato per i moderni cercatori di senso. Il segreto è racchiuso in un viaggio che non attraversa solo lo spazio, ma spezza le catene del tempo, una spedizione dove i passi si muovono sui frammenti di un'antica civiltà per risvegliare la memoria del presente. Esiste un luogo in cui il passato non è sepolto, ma pulsa sotto la superficie, rivendicando la sua voce, e quel luogo è l'antica terra dei Messapi, nella città di Mesagne, dove la nostra avventura comincia. Immagina di varcare le soglie del tempo e di calpestare la terra aspra e fiera dei Messapi, dove ogni pietra sussurra segreti millenari e profuma di mito. Il tuo viaggio comincia nel cuore pulsante di Mesagne, all'ombra della monumentale Chiesa Matrice di Tutti i Santi. Qui, la terra si spalanca improvvisamente nel Complesso Archeologico di Vico Quercia, un abisso temporale dove i resti di antiche capanne e le silenziose tombe a fossa ellenistiche ti faranno battere il cuore, facendoti sentire un profanatore di segreti millenari. Ma il legame tra passato e presente a Mesagne è un flusso continuo che respira sotto i tuoi piedi, e lo capirai scendendo i pochi passi che ti separano da via Castello, dove varcherai la soglia della Braceria Barbanera. Qui, mentre l'aroma della tradizione avvolge i sensi, camminerai sospeso su un pavimento di puro cristallo, guardando dritto negli occhi della storia, dove antiche dimore sotterranee e sepolture dimenticate sembrano attendere da secoli il tuo sguardo. La febbre della scoperta ti guiderà poi a pochi metri di distanza, varcando il portale del maestoso Castello Normanno-Svevo che custodisce il Museo del Territorio "Ugo Granafei". Una volta dentro, perditi tra i suoi corridoi come un vero esploratore, lasciandoti incantare dalle misteriose geometrie delle trozzelle messapiche, dalle ceramiche a vernice nera. Proprio tra queste stanze e i vicoli del centro storico, la teoria filosofica si è fatta per me esperienza vissuta. Ho avuto infatti il grande piacere di accompagnare in visita tra queste bellezze un ospite d'eccezione: il professor Dario Antiseri, filosofo di fama internazionale e teorico di alcune delle più importanti pagine del pensiero contemporaneo, nonché ideatore della teoria unificata del metodo. Camminare con lui significa sottoporre lo spazio a una costante analisi epistemologica. Ricordo con un sorriso quando, entrati in alcuni luoghi storici, dopo pochissimi minuti Antiseri mi guardava e diceva secco: “Andiamo”. Da fine epistemologo, privo di filtri e mosso da un interesse puramente architettonico per l'estetica, cercava la sostanza, il "senso" profondo delle cose. Se quel senso mancava, mi ripeteva: "Andiamo". Al contrario, quando l'ho condotto al Museo Granafei, il filosofo ha tributato lodi e un sincero apprezzamento per la cura e il valore del patrimonio esposto. Il bello è venuto subito dopo, quando gli ho proposto di visitare un altro luogo architettonico. Anche lì, Antiseri si è profuso in lodi per la ricchezza del sito. Ops… ancora oggi non ci siamo accorti di averlo! Ma questo è uno scatto che fotografa perfettamente quel paradosso tutto italiano di possedere tesori inestimabili senza riuscire a valorizzarli, a causa di atti che generano deserto e non virgulti. Ma riprendiamo il viaggio… L’avventura chiama verso l'orizzonte selvaggio per comprendere l'estensione di questo antico impero; l'itinerario si sposta fuori dalle mura cittadine, in direzione Latiano. Percorrendo cinque chilometri di asfalto, lo sguardo è catturato da un corredo paesaggistico senza tempo, fatto di ulivi secolari e muretti a secco che ricalcano l'antica divisione agraria messapica. Il viaggio raggiunge il suo culmine arrivando al Parco Archeologico di Muro Tenente, dove la strada si fa sterrata e il silenzio diventa sacro. Camminando in questo avamposto e tra i giganti di pietra di questa immensa città fortificata, lambita dalla leggendaria Via Appia, si incontra il corredo monumentale più imponente della civiltà messapica, i resti della grandiosa cinta muraria che per secoli hanno resistito agli assalti di Taranto e Roma, circondati da strade regolate, fondamenta di blocchi abitativi e frammenti diffusi di tegole e ceramiche acrome. Sentirai l'eco dei carri e il brivido di un'antica civiltà che ancora sfida l'infinito, lasciandoti addosso la meraviglia indelebile di chi ha toccato con mano l'immortalità della storia.
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