Complessità e politica

Mario prof. Castellana Agosto 21, 2025 822

Complessità e Politica

 
Quando una idea, cosa del resto  implicita nella sua origine sanscrita (idā, vedere, conoscere e comprendere), nasce dal contatto stretto con la realtà che ci circonda, non può ‘mentire’ su di essa, a dirla con Simone Weil, e ci conduce su  sani sentieri  inesplorati ma solo a condizione di interrogarla con strumenti appropriati; e nello stesso tempo deve continuare a rafforzarsi, sul piano dei contenuti sia di natura esistenziale che cognitiva, grazie alla crescente presa in carica delle ‘mille ragioni del reale, che non furono mai isperienza’, come ha affermato Leonardo da Vinci in degli scritti sulla natura, in genere poco noti e che visti alla luce della situazione odierna si possono rivelare ancora interessanti. Tali intrinseche ‘ragioni del reale’ hanno bisogno in ogni caso del faticoso ‘travaglio dei concetti’ per emergere nella loro crucialità e superare l’apparente semplicismo dei dati e la loro dittatura se non vengono inseriti in un contesto teorico, per parafrasare un’espressione del matematico ed epistemologo Federigo Enriques; del resto, come avevano già avvertito i Maestri Greci e poi ribadito con forza da Karl Marx nelle prime pagine de Il Capitale, il pensiero e la scienza stessa sarebbero superflui ‘se l’apparenza e l’essenza delle cose coincidessero’. 
Ed una di queste idee, implicita nel reale ed in ogni reale sia umano che naturale, è stata ed è la complessità, croce e delizia dei percorsi messi in atto, nel senso che, pur avvertita in modo spontaneo insieme come ‘apparenza ed essenza delle cose’, si è fatto di tutto per espellerla dagli orizzonti concettuali e dalle nostre  stesse vite non cogliendola come evento di verità (La complessità come evento di verità, 9 aprile 2020 e La complessità come disinfettante, 27 agosto 2020) e senza ‘farne tesoro col comportarci da sciocchi’, a dirla con un passo dei Proverbi; come intera umanità, siamo stati quasi spaventati d’averla come costante compagna di viaggio in quanto percepita come fonte di perturbazioni, di incertezze ed in continua evoluzione col trovare in certa Modernità, nel senso avanzato da Stephen Toulmin (Rileggere la nostra storia col dono agapico della complessità, 28 marzo 2024), preziosi alleati sia di natura culturale che politica per arginarla nel creare artificiosi muri di vero e proprio contenimento;  e ci è costato un duro lavoro nel campo filosofico e scientifico per ridarle il giusto peso teoretico ed in primis soprattutto teso a ‘stanare il paradigma della semplificazione’ messo in atto, in quanto immessi, quasi malgrado,  con forza nel ‘tempo della complessità’, come lo ha chiamato Mauro Ceruti, che ancora non trova molti e degni ‘scolari’, a dirla con Antonio Gramsci, per viverla e praticarla nei vari contesti in cui ci troviamo ad operare.
Per questo, una volta costruiti dei più giusti binari  per pensarla, liberi da molti vincoli, e con essa il pensiero della complessità, per parafrasare Karl Kraus, e diventato in senso kantiano ‘luogo dell’intelletto’ e ‘ragione complessa’, sta entrando sia pure a fatica nel nostro ‘piccolo pantheon portatile’, per usare un’espressione di Alain Badiou; ma per risultare vincente e convincente, essa va vissuta ed un primo risultato di natura fortemente antropologica che si ottiene è quello di allontanare dai nostri orizzonti ogni forma di hybris e la conseguente ‘filosofia di potenza’ che inevitabilmente l’accompagna e che ancora oggi trionfa, come ha scritto recentemente Mauro Ceruti nel ricordare l’anniversario della bomba di Hiroshima, e che come sempre si alimenta della nostra incapacità di far fronte ad un mondo in continua trasformazione. Ci vogliono, pertanto, dei volti  reali che la indichino, che la abitino e soprattutto che la incarnino nelle scelte concrete per portarci fuori dai diversi ‘segmenti morti’ in cui ci siamo infilati per nostra stessa scelta, a dirla con Edgar Morin (Papa Francesco: pastore della complessità, 15 maggio 2025; Aggiungere dosi crescenti di complessità per rigenerare la nostra Europa, 12 giugno 2025; Un volto della complessità, 30 maggio 2024 e La complessità come aliante, 2 febbraio 2023).  
E si segnala, in tal senso, Pierluigi Fagan, imprenditore da tempo impegnato nel cogliere i diversi doni della complessità, una volta fatta diventare nelle scelte concrete un potente lievito; e non a caso è uno degli animatori del Festival della Complessità che da diversi anni si tiene a Tarquinia con lo scopo primario di far prendere coscienza del fatto che “la natura, la vita, i sistemi biologici, le persone siano complessi”, come “i sistemi sociali, le città, i linguaggi, le società” con tutto il loro carico di relazioni, interdipendenze ed emergenze che ci stanno catapultando in cambiamento d’epoca. E tutto questo engagement, rivolto all’ascolto della “qualità e della quantità dei problemi che pone l’Era complessa”, non poteva non portarlo ad un duro lavoro di ricognizione critica concretizzatosi in un poderoso volume dall’emblematico titolo Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione (Reggio Emilia, Diarkos Editore 2025); e non è un caso  se uno degli elementi che caratterizzano tale volume, frutto di un personale ‘travaglio’ insieme concettuale ed esistenziale anche se in esso sembra prevalere “un metodo anarchico”, come ammette nell’introduzione lo stesso autore, è il non comune afflato corale che porta in grembo nel farci sentire “intessuti assieme”, fatti della stessa ‘stoffa’, per usare un termine di Pierre Teilhard de Chardin. Con tale risorsa si è più in grado di far fronte all’inevitabile cambiamento, di interpretarlo adeguatamente e di gestire il futuro percorso direttamente con l’esserne noi gli artefici, per evitare che ‘il mondo continui a cambiare senza di noi’, a dirla con Gunther Anders, riportato non a caso in modo significativo all’inizio; del resto, l’attenzione al futuro da parte di Fagan,  datagli in dono dal vedere e comprendere la complessità nella sua veste di imprenditore,  è un aspetto che emerge in altri precedenti lavori, apparsi in volumi collettivi, come Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro (2021), Europa al bivio. Tra radici e sfide (2024) e L’era multipolare: competizione e cooperazione (2024).
Le oltre cinquecento pagine che compongono il volume non devono spaventare il lettore, ma lo aiutano ad entrare nelle “questioni fondamentali di cui si compone la nostra realtà”, che viene scandagliata col ricorrere all’indispensabile aiuto datoci dalle diverse discipline dalla paleoantropologia alla storia, dagli studi bioevolutivi alle scienze cognitive ed ecologiche, dalla filosofia all’epistemologia e storia della scienza, dall’economia alla sociologia e alla futurologia, dalla geopolitica alle relazioni internazionali; ed il non comune mosaico di conoscenze messo insieme da Fagan è un percorso per entrare  nel ricco “album di famiglia del pensiero complesso” che da Eraclito al recente Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, ha partorito una strategica “mappa di concetti” che devono far parte integrante del nostro patrimonio cognitivo di base, finalizzato alla comprensione del processo di “transizione tra Era moderna ed  Era complessa”, a dare il giusto rilievo ai “primi vagiti dell’Era complessa”.  E a tal fine primaria importanza viene attribuita al modo di pensare e di coltivare “lo sguardo complesso” che tra le altre cose viene a rompere “il monismo verticale dei diversi guardi verticali”, e a ”come conosciamo le cose, secondo quali teorie, presupposti e fini, ovvero quello che chiamiamo immagine del mondo, stante che ogni nostro fare dipende da questo pensare”; ed ogni capitolo di Benvenuti  nell’Era complessa, così, diventa un modo di fare “cultura della complessità’, di farne una continua fonte di Siloe per approdare ad avere a disposizione “un’intera immagine di mondo alternativa a quelle vigenti”. E tale “esito politico” ad ampio spettro è la finalità che sorregge il percorso messo in piedi da Fagan che a più riprese insiste sulla necessità di mettere in essere il “dispositivo concreto necessario all’agire umano storico-sociale” per far fronte al “mondo nuovo” che sta emergendo e cambiando tutto in modo profondo e veloce.
Vivere nella complessità significa, pertanto,  sottoporsi  in modo continuo ad “ampie verifiche” di ciò che si fa e che si sta mettendo faticosamente in piedi, col renderci conto che le nostre scelte dipendono ancora “da attitudini basate su strati culturali distillati in altri tempi”; per questo si ritiene necessario prendere atto criticamente del “disallineamento tra complessità del mondo e bassa complessità dei nostri impianti mentali e culturali, con appresso istituzioni sociali come il mercato, la presupposta democrazia e lo Stato moderno”. Partendo da questo assunto, si è invitati a “fare assieme un bagno di realismo problematico”, che da un lato aiuta a non cadere in posizioni collassologiche e dall’altro a renderci responsabili diretti del cambiamento; Benvenuti nell’Era complessa traccia così si presenta come un indispensabile percorso che traccia delle piste per avere “una migliore conoscenza del mondo”, condizione socio-epistemica di base e ritenuta “ontognoseologica”  per arrivare a delineare da parte di Fagan  l’impianto di una “nuova disciplina” chiamata “mondologia” sulla scia della geopolitica che porta in dono, e non solo sul piano politico, nella ‘cultura della complessità’ e nella “filosofia generale della complessità” lo strategico “concetto di relazione”, a base della “vera democrazia”, frutto “dell’interrelazioni tra le parti”, e per questo “un sistema senza controllo centrale, autoistituente, autordinante, autofunzionante”.
All’interno di tale impianto e come perno portante di qualsiasi discorso sullo sguardo complesso, nel formulare delle “ipotesi sul domani”, non poteva mancare una riflessione sul futuro che “si presenta con una novità inedita: il limite” , tema non preso in adeguata considerazione dalle teorie politiche vigenti; tale problematica non a caso è centrale nella democrazia più matura e presente in particolar modo nelle riflessioni di Mauro Ceruti  che ultimamente sta insistendo sul destino planetario  e sulle sorti dei valori  democratici, dove ‘l’intelligenza della complessità’.