VERSO UNA FILOSOFIA DEL SUD. ALLA SCOPERTA DEL PENSIERO FILOSOFICO SALENTINO

Serafino Scalera Agosto 16, 2025 890

Siamo giunti al quinto ed ultimo appuntamento del nostro viaggio Verso una filosofia del Sud, dedicato alla scoperta del pensiero filosofico salentino. In questa tappa conclusiva, rendiamo omaggio alla figura luminosa di Antonio Quarta, il “filosofo della cura accademica”, che ha incarnato con passione e rigore l’ideale di una filosofia vissuta come vocazione e servizio.

Antonio Quarta: il filosofo  della cura accademica

Nel panorama accademico italiano, pochi nomi risuonano con la stessa intensità umana e intellettuale di quello del professor Antonio Quarta. Docente prima di Storia della filosofia italiana e poi di Storia della filosofia contemporanea presso l’Università del Salento, Quarta  è stato allievo del prof. Bruno Widmar condividendone in  pieno gli ideali politici e culturali, come la battaglia contro la filosofia neoidealista, maturati durante la Resistenza; ne ha proseguito le ricerche  col concentrarsi in particolar modo sui rapporti tra scienza, filosofia e politica e col dare un contributo a quella che Ludovico Geymonat ha chiamato negli anni ’80 ‘Scuola Meridionale di Epistemologia’. Ha incarnato per decenni l’ideale del professore-filosofo: rigoroso nella ricerca, generoso  e meticoloso nell’insegnamento, e profondamente umano nel rapporto con gli studenti. Il pensiero di Antonio Quarta si è concentrato in particolar modo sulla filosofia italiana del ‘900 con studi e pubblicazioni su Nicola Abbagnano, Eugenio Colorni, Giovanni Vailati, Ludovico Geymonat e Norberto Bobbio; è stato per molto tempo animatore della rivista ‘Il Protagora’, fondata da Widmar nel 1959, e portata avanti presso l’Università del Salento insieme ad altri colleghi sino al 1990 col dare molto spazio a dei giovani ricercatori. Merita di essere  ricordato un suo lavoro  monografico in un numero di tale rivista dedicato al pensiero di Louis Althusser, all’epoca al centro del dibattito europeo, con relativa bibliografia.

Ma ciò che ha reso Antonio Quarta una figura davvero unica è stata la centralità assegnata all’attività didattica spendendovi molto del suo tempo ed energia; è da ricordare la presenza quasi quotidiana nelle aule universitarie  e nello stesso tempo la sua preparazione molto meticolosa  delle lezioni. Ed è stato il suo costante e continuo rapporto con gli studenti a renderlo  il perno  per il funzionamento stesso del Corso di Laurea in Filosofia, che all’epoca era inglobato nella Facoltà di Lettere e Filosofia; il suo ufficio era sempre pieno di studenti ed era un luogo aperto, accogliente, dove ogni  singolo studente trovava ascolto, consiglio e orientamento. Quarta non si limitava a insegnare: accompagnava i suoi studenti nella costruzione del piano di studi, nella scelta della tesi; ma il suo obiettivo rimaneva quello della comprensione profonda del pensiero filosofico e della sua importanza per la vita con aprire vari dibattiti e favorire seminari  con colleghi  di altri orientamenti e studenti. La sua disponibilità era totale, la sua cura autentica. Molti lo ricordano come un mentore, capace di cogliere le potenzialità di ciascuno e di valorizzarle con discrezione e fermezza. La sua eccellenza non era solo accademica, ma anche culturale ed umana, rara e preziosa. In un’epoca in cui l’università rischia di diventare sempre più impersonale, la figura di Antonio Quarta resta un faro: un esempio di come la filosofia possa essere vissuta non solo come disciplina, ma come vocazione; e sulla sua scia si stanno muovendo i docenti attuali del Corso di Laurea, alcuni dei quali sono stati suoi allievi.

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