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Verso una Filosofia del Sud
Verso una Filosofia del Sud. Alla scoperta del pensiero filosofico salentino - secondo incontro -
Siamo giunti al secondo incontro del nostro percorso dedicato alla filosofia del Salento, e oggi ci soffermiamo sul pensiero filosofico di Bruno Widmar. Sebbene non sia salentino di nascita, Widmar può essere considerato a pieno titolo il pilastro della filosofia salentina, in riferimento alla filosofia della scienza. È infatti grazie alla sua visione e al suo impegno che nasce la prima cattedra di Filosofia della Scienza in tutto il Meridione, trasformando il panorama accademico e culturale salentino. Widmar è il motore primo, il punto di avvio, la scintilla da cui tutto prende forma. Con Widmar siamo di fronte ad un protagonista di primo piano.
Bruno Widmar nasce a Trieste il 6 luglio 1913, muore a Roma il 15 settembre 1980. Laureato in Pedagogia a Torino nel 1940, con Norberto Bobbio fa parte della rivista “Conoscere” e fonda nel 1959 “Il Protagora”, rivista di filosofia e cultura ispirata ai Sofisti. Collabora con Rai Cultura partecipando attivamente alla Commissione culturale della RAI, contribuendo alla definizione dei contenuti educativi e filosofici. Il suo impegno con Rai Cultura riflette la volontà di diffondere il pensiero critico e scientifico anche attraverso i media pubblici. La sua visione della cultura come strumento di emancipazione si traduce in interventi e progetti volti a rendere accessibile la filosofia alla società civile, come scrive nell’editoriale del primo numero di ‘Il Protagora’ e come farà nei suoi anni di insegnamento in ambito universitario
Insegna nei licei di Torino e Roma. Nel 1967 approda all’Università degli Studi di Lecce (oggi del Salento), dove lascia un’impronta duratura nel campo della filosofia della scienza. Presso tale Università fonda la prima cattedra di Filosofia della Scienza nel Meridione (grazie all’inestimabile lavoro/pensiero di Widmar l’Università del Salento è la prima università di tutto il Meridione d’Italia ad avere una cattedra così prestigiosa che proietta l’Ateneo nel panorama europeo). Qui, promuove un approccio interdisciplinare tra scienze e filosofia, formando una generazione di studiosi attenti alla dimensione storica della conoscenza scientifica e decisamente proiettati verso il superamento della tradizione neoidealistica; contribuisce così alla nascita della ‘Scuola Meridionale di Epistemologia’, chiamata tale e riconosciuta da Ludovico Geymonat come uno dei movimenti più innovativi nel panorama filosofico italiano del secondo dopoguerra in funzione anticrociana. Pertanto, pur non essendo per nascita un salentino, ha avuto un ruolo non secondario nella coscienza filosofica e civile del nostro territorio, sia per il suo amore verso il Sud e le sue problematiche, sulla scia dell’amato Tommaso Fiore e altri illustri meridionalisti, e sia per aver formato tale Scuola.
Oltre a diversi lavori storiografici su Descartes, Spinoza e Labriola, tra le sue opere principali in questo periodo: Introduzione alla filosofia della scienza (1970), Le geometrie non euclidee in rapporto alla filosofia (1971), L’epistemologia (1974) e La memoria, saggio storico-epistemologico (1974). Widmar sviluppa una filosofia civile, fondata sulla ragione come strumento di emancipazione e convivenza. Si oppone al crocianesimo e al neoidealismo, proponendo un neoilluminismo laico e socialista, aperto alla scienza e alla trasformazione sociale, come sarà riconosciuto dagli stessi Geymonat e Bobbio in occasione della sua morte in un numero di ‘Il Protagora’, curato dai suoi allievi salentini che sono diventati docenti in discipline quali Storia della filosofia contemporanea, Storia della filosofia italiana e Filosofia della scienza con lo svilupparne alcuni punti salienti.
La sua epistemologia è storica e antimetafisica: la scienza è vista come sapere aperto col suo pieno portato di conoscenze da far comprendere adeguatamente, pur influenzato dai contesti storici. Widmar ha sempre sostenuto l’unità tra cultura umanistica e scientifica, anticipando il pensiero della complessità e l’interdisciplinarità che lascia in eredità ai suoi allievi. Influenzato da Kant, Descartes, Spinoza, Labriola e Bertrand Russell, Widmar rifiuta ogni dogmatismo e valorizza la dimensione teoretica, etica e politica della conoscenza e di quella scientifica in particolare. Da tenere presente che Bruno Widmar, pur essendo un ateo militante, si è occupato molto dei rapporti tra scienza e fede con lo studiare, ad esempio, le opere dello scienziato gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin, oggi al centro dell’attenzione grazie a Papa Francesco, con farne oggetto di diversi seminari e con l’invitare i suoi studenti e allievi a leggerlo; questa sua apertura a tali tematiche, e non solo, ha determinato il fatto che alcuni dei molti sacerdoti e suore, iscritti a Filosofia, non solo seguivano le sue lezioni, ma arrivarono a laurearsi con lui. Per ricordarne i contributi e la validità delle sue idee, sono da segnalare la ristampa, da parte di alcuni suoi allievi di allora e di giovani studiosi odierni prima Introduzione alla filosofia della scienza (Bari, Ed. Levante, 1996), poi di L’epistemologia (Lecce, Ed. Milella, 2017) e la monografia su Labriola del 1964 (in corso di stampa sempre per Milella) in una collana da lui fondata nel 1975 ‘Filosofia della scienza’ per questa storica casa editrice salentina nata contemporaneamente alla stessa Università, oggi diretta da un suo allievo ‘Filosofia & Scienza’.

