Il surrealismo, questo sconosciuto

Mario prof. Castellana Giugno 26, 2025 664

Il 2024 ormai è alle nostre spalle; eppure, in Italia poche iniziative, se si escludono qualche convegno e degli articoli di giornale, hanno preso in debita considerazione il fatto che sono passati cento anni dalla pubblicazione del Manifesto del Surrealismo, avvenuta il 24 ottobre del 1924 grazie ad André Breton dopo una serie di altri manifesti  elaborati nei due precedenti decenni da parte di alcune avanguardie nel campo per lo più delle arti figurative. E meno ancora si è ricordata la quasi contemporanea coincidenza con la pubblicazione di altri importanti Manifesti, avvenuti sempre negli anni ’20,  prima nel 1921 quello relativo a La nascita della settima arte da parte di Ricciotto Canudo (1877-1923), di origine pugliese ma operante a Parigi, e poi nel 1928 del Manifesto di filosofia scientifica grazie agli sforzi dei protagonisti del Circolo di Vienna. E tali importanti eventi, frutto della presa d’atto dei cambiamenti strutturali in corso nei vari campi dal sapere, per essere colti nella loro specificità e pregnanza storico-culturale  hanno bisogno di uno sguardo d’insieme che ancora manca nella coscienza collettiva, anche di chi opera nel campo della comunicazione; e non a caso  sui mass-media e social si è riservata molta più attenzione  alle arti figurative, dove quella che è stata chiamata ‘rivoluzione surrealista’ ha preso maggiormente piede grazie a Salvator  Dalì, Max Ernst e René Magritte, con diverse mostre in varie città italiane e a Monopoli, per quanto riguarda il territorio pugliese. Anche se queste mostre, oltre a dare lustro alle città che le hanno messe in piedi, sono servite a far veicolare alcuni principi di cui si è nutrito tale movimento, non hanno permesso di comprenderne il variegato contesto concettuale in cui è venuto a maturazione, le motivazioni e soprattutto le fonti di ispirazione da far sembrare stravaganti  i contenuti e lo stile dei vari protagonisti. 

Per questo si impone a più livelli una strategia di tipo ermeneutico improntata al pensiero complesso che, tra gli altri doni razionali messi in campo, costringe a non separare in modo arbitrario i saperi, a non dividerli ad esempio in scientifici ed umanistici, operazione frutto spesso di scelte ideologiche e di deformazione della storia concettuale, in quanto sono ‘eventi veritativi’ di per sé e nel loro insieme in grado, a dirla con Blaise Pascal, di ‘sbrogliare quel garbuglio umano’ che siamo; ed in primis, in tal modo,  si prende atto del fatto che Il surrealismo, come altre avanguardie  del tempo anche nel campo delle arti figurative, fu il risultato della non facile metabolizzazione concettuale   di una serie di eventi scientifici, a partire dall’avvento delle geometrie non euclidee  per finire alla teoria generale della relatività e alla nascente meccanica quantistica, oggetto di serrati dibattiti in tutta Europa e particolarmente in Francia, dove venne a svilupparsi un ricco filone di indagini chiamato prima critique des sciences e poi filosofia della scienza per trovare un ulteriore sviluppo nel Manifesto di filosofia scientifica. E molti dei protagonisti di tali avanguardie, fatto non dovuto in debita considerazione, non a caso si trovarono ad operare  nella capitale francese dove vennero a contatto con i fondamentali lavori del matematico Henri Poincaré con ascoltarne lezioni e conferenze, soprattutto quelle incentrate sulla topologia che poi ebbe un ruolo strategico nell’arte astratta.
Il surrealismo fu, pertanto,  un variegato movimento di idee che prese  piede in ambito letterario coll’estendersi prevalentemente alle arti figurative  per poi investire la nascente arte cinematografica, la ‘settima arte’;  ma per poterlo capire meglio, è da considerare il fatto che alla base  ci furono un insieme di fonti provenienti da diverse aree del pensiero scientifico da una parte e dall’altra dalla psicoanalisi freudiana, diventata una vera e propria fonte di Siloe per alcuni dei maggiori protagonisti a partire da Breton  e Salvatore Dalì per finire poi nella ‘settima arte’ con Louis Buñuel, per la sua capacità di andare nel profondo e di far venire fuori aspetti dell’uomo irriducibili a canoni rigidi e normativi. Il contatto stretto con gli avamposti del pensiero scientifico fornì loro l’idea di ‘ragione aperta’  o raison ouverte liberandoli dalle visioni ad una dimensione imperanti e che ancora ci affliggono nelle nostre scelte; e nello stesso tempo diede loro gli strumenti per mettere in atto una ragione creativa in grado di rompere gli schemi imposti da un certo tipo di razionalità, strumentale e formale. Tale fondamentale idea  poi trovò una forma organica da un punto di vista epistemico nelle diverse opere  degli anni ’30 del filosofo della scienza francese, Gaston Bachelard (1884-1962)  che, tra le altre cose, si incrociò con la psicoanalisi sino ad elaborare nel 1938 un percorso di ‘psicoanalisi della conoscenza oggettiva’ per liberare ogni forma di conoscenza dalle pseudo-conoscenze basate sull’evidenza e apparenza,  per poi farne il punto di partenza delle sue indagini sulla rêverie o immaginazione poetica e dare importanza alla dimensione onirica, quella notturna, dove appunto saltano le logiche della vita diurna, ma piena di nuances che poi si riflettono nei comportamenti.
In tali contesti, sia artistici che filosofico-scientifici, si iniziò a parlare di ‘surrealtà’ e di surréel di qualcosa che va oltre il senso comune, come ad esempio, la stessa idea di atomo le cui leggi, come nella nascente meccanica quantistica, sfuggono ai canoni di natura causale della fisica classica, e la stessa idea di inconscio irriducibile a sua volta alle logiche della vita comune e pieno di diverse possibilità e virtualità. Il surrealismo come movimento di pensiero, pur manifestando al suo interno diverse anime, ha dato sostanza al momento creativo dell’uomo, alla sua capacità di pensare delle realtà o reali incompatibili con il normale corso delle cose, di dare loro un senso e un significato che altrimenti non avrebbero trovato posto nella vita; e quelle che agli occhi di molti sembravano stravaganti idee senza un preciso punto di riferimento, erano invece forme particolari di dare senso e realtà a momenti dell’uomo che andavano colti con uno sguardo diverso e più lungimirante oltre gli orizzonti cognitivi ed esistenziali esistenti. 
Nello stesso tempo, le varie forme di surrealismo, venute a maturazione in più campi dell’umano, hanno esaltato le capacità immaginative con lo scardinare i rigidi  e semplicistici criteri entro cui a volte quasi volontariamente ognuno di noi si viene ad immettere  come un rifugio dai problemi del mondo; ed oggi che siamo appiattiti sul presente con l’esserne vittime, dove vengono a giocare un ruolo non secondarie le varie tecnologie il cui uso acritico ci inchioda sempre più ad un atteggiamento quasi rinunciatario per non dire passivo come se altre vie non siano possibili né a  immaginarle, recuperare la verve dell’anima  e della  ragione surrealiste può aiutare a pensare  delle strade per un futuro diverso e a fare  meglio i conti con le varie poste in gioco delle nostre scelte che saremo costretti a fare. E allora ci sveglieremo  surrealisti di fronte alle grandi sfide che ci attendono, nel senso che dobbiamo dare adito a tutte le nostre forze immaginative che spesso sono state soffocate in nome di certo realismo dei fatti per affrontarle; e immettere nelle vene  questo sconosciuto che è stato il surrealismo può rivelarsi strategico per la stessa nostra sopravvivenza  e dell’intero pianeta Terra.
Ultima modifica il Giovedì, 26 Giugno 2025 21:29