LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AGLI SPOSI IN OCCASIONE DELL’ANNO “FAMIGLIA AMORIS LAETITIA”

Dicembre 26, 2021 836

Cari sposi e spose di tutto il mondo! In occasione dell’Anno “Famiglia Amoris laetitia”,

mi rivolgo a voi per esprimervi tutto il mio affettoe la mia vicinanza in questo tempo così speciale che stiamo vivendo. Sempre ho tenuto presentile famiglie nelle mie preghiere, ma ancora di più durante la pandemia, che ha messo tutti a duraprova, specialmente i più vulnerabili. Il momento che stiamo attraversando mi porta ad accostarmicon umiltà, affetto e accoglienza ad ogni persona, ad ogni coppia di sposi e ad ogni famiglia nellesituazioni che ciascuno sta sperimentando.Il contesto particolare ci invita a vivere le parole con cui il Signore chiama Abramo a uscire dallasua terra e dalla casa di suo padre verso una terra sconosciuta che Lui stesso gli mostrerà (cfrGen 12,1).

Anche noi abbiamo vissuto più che mai l’incertezza, la solitudine, la perdita di personecare e siamo stati spinti a uscire dalle nostre sicurezze, dai nostri spazi di “controllo”, dai nostrimodi di fare le cose, dalle nostre ambizioni, per interessarci non solo al bene della nostra famiglia,ma anche a quello della società, che pure dipende dai nostri comportamenti personali.La relazione con Dio ci plasma, ci accompagna e ci mette in movimento come persone e, in ultimaistanza, ci aiuta a “uscire dalla nostra terra”, in molti casi con un certo timore e persino con lapaura dell’ignoto, ma grazie alla nostra fede cristiana sappiamo che non siamo soli perché Dio è innoi, con noi e in mezzo a noi: nella famiglia, nel quartiere, nel luogo di lavoro o di studio, nella cittàdove abitiamo.Come Abramo, ciascuno degli sposi esce dalla propria terra fin dal momento in cui, sentendo lachiamata all’amore coniugale, decide di donarsi all’altro senza riserve. Così, già il fidanzamentoimplica l’uscire dalla propria terra, poiché richiede di percorrere insieme la strada che conduce almatrimonio. Le diverse situazioni della vita – il passare dei giorni, l’arrivo dei figli, il lavoro, lemalattie – sono circostanze nelle quali l’impegno assunto vicendevolmente suppone che ciascunoabbandoni le proprie inerzie, le proprie certezze, gli spazi di tranquillità e vada verso la terra cheDio promette: essere due in Cristo, due in uno. Un’unica vita, un “noi” nella comunione d’amorecon Gesù, vivo e presente in ogni momento della vostra esistenza. Dio vi accompagna, vi amaincondizionatamente. Non siete soli!

Cari sposi, sappiate che i vostri figli – e specialmente i più giovani – vi osservano con attenzione ecercano in voi la testimonianza di un amore forte e affidabile. «Quanto è importante, per i giovani,vedere con i propri occhi l’amore di Cristo vivo e presente nell’amore degli sposi, che testimonianocon la loro vita concreta che l’amore per sempre è possibile!». [1]

I figli sono un dono, sempre,cambiano la storia di ogni famiglia. Sono assetati di amore, di riconoscenza, di stima e di fiducia.La paternità e la maternità vi chiamano a essere generativi per dare ai vostri figli la gioia discoprirsi figli di Dio, figli di un Padre che fin dal primo istante li ha amati teneramente e li prendeper mano ogni giorno. Questa scoperta può dare ai vostri figli la fede e la capacità di confidare inDio.Certo, educare i figli non è per niente facile. Ma non dimentichiamo che anche loro ci educano. Ilprimo ambiente educativo rimane sempre la famiglia, nei piccoli gesti che sono più eloquenti delleparole. Educare è anzitutto accompagnare i processi di crescita, essere presenti in tanti modi, cosìche i figli possano contare sui genitori in ogni momento. L’educatore è una persona che “genera”in senso spirituale e, soprattutto, che “si mette in gioco” ponendosi in relazione. Come padri emadri è importante relazionarsi con i figli a partire da un’autorità ottenuta giorno per giorno. Essihanno bisogno di una sicurezza che li aiuti a sperimentare la fiducia in voi, nella bellezza della lorovita, nella certezza di non essere mai soli, accada quel che accada.

D’altra parte, come ho già avuto modo di osservare, la coscienza dell’identità e della missione deilaici nella Chiesa e nella società è cresciuta. Avete la missione di trasformare la società con lavostra presenza nel mondo del lavoro e di fare in modo che si tenga conto dei bisogni dellefamiglie.Anche i coniugi devono prendere l’iniziativa ( primerear) [2] all’interno della comunità parrocchialee diocesana con le loro proposte e la loro creatività, perseguendo la complementarità dei carismi edelle vocazioni come espressione della comunione ecclesiale; in particolare, quella degli «sposiaccanto ai pastori, per camminare con altre famiglie, per aiutare chi è più debole, per annunciareche, anche nelle difficoltà, Cristo si rende presente». [3]Pertanto, vi esorto, cari sposi, a partecipare nella Chiesa, in particolare nella pastorale familiare.Perché «la corresponsabilità nei confronti della missione chiama […] gli sposi e i ministri ordinati,specialmente i vescovi, a cooperare in maniera feconda nella cura e nella custodia delle Chiesedomestiche». [4]

Ricordatevi che la famiglia è la «cellula fondamentale della società» (Esort. ap.Evangelii gaudium, 66). Il matrimonio è realmente un progetto di costruzione della «culturadell’incontro» (Enc. Fratelli tutti, 216). È per questo che alle famiglie spetta la sfida di gettare pontitra le generazioni per trasmettere i valori che costruiscono l’umanità. C’è bisogno di una nuova2creatività per esprimere nelle sfide attuali i valori che ci costituiscono come popolo nelle nostresocietà e nella Chiesa, Popolo di Dio.La vocazione al matrimonio è una chiamata a condurre una barca instabile – ma sicura per larealtà del sacramento – in un mare talvolta agitato. Quante volte, come gli apostoli, avreste vogliadi dire, o meglio, di gridare: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,38).

Nondimentichiamo che, mediante il Sacramento del matrimonio, Gesù è presente su questa barca.Egli si preoccupa per voi, rimane con voi in ogni momento, nel dondolio della barca agitata dalleacque. In un altro passo del Vangelo, in mezzo alle difficoltà, i discepoli vedono che Gesù siavvicina nel mezzo della tempesta e lo accolgono sulla barca; così anche voi, quando la tempestainfuria, lasciate salire Gesù sulla barca, perché quando «salì sulla barca con loro […] il ventocessò» (Mc 6,51). È importante che insieme teniate lo sguardo fisso su Gesù. Solo così avrete lapace, supererete i conflitti e troverete soluzioni a molti dei vostri problemi. Non perché questiscompariranno, ma perché potrete vederli in un’altra prospettiva.Solo abbandonandovi nelle mani del Signore potrete affrontare ciò che sembra impossibile. La viaè quella di riconoscere la fragilità e l’impotenza che sperimentate davanti a tante situazioni che vicircondano, ma nello stesso tempo di avere la certezza che in questo modo la forza di Cristo simanifesta nella vostra debolezza (cfr 2 Cor 12,9). È stato proprio in mezzo a una tempesta che gliapostoli sono giunti a riconoscere la regalità e la divinità di Gesù e hanno imparato a confidare inLui.

Alla luce di questi riferimenti biblici, vorrei cogliere l’occasione per riflettere su alcune difficoltà eopportunità che le famiglie hanno vissuto in questo tempo di pandemia. Per esempio, è aumentatoil tempo per stare insieme, e questa è stata un’opportunità unica per coltivare il dialogo in famiglia.Certamente ciò richiede uno speciale esercizio di pazienza; non è facile stare insieme tutta lagiornata quando nella stessa casa bisogna lavorare, studiare, svagarsi e riposare. Non lasciatevivincere dalla stanchezza; la forza dell’amore vi renda capaci di guardare più agli altri – al coniuge,ai figli – che alla propria fatica. Vi ricordo quello che ho scritto in Amoris laetitia (cfr nn. 90-119)riprendendo l’inno paolino alla carità (cfr 1 Cor 13,1-13). Chiedete questo dono con insistenza allaSanta Famiglia; rileggete l’elogio della carità perché sia essa a ispirare le vostre decisioni e levostre azioni (cfr Rm 8,15; Gal 4,6).In questo modo, stare insieme non sarà una penitenza bensì un rifugio in mezzo alle tempeste.Che la famiglia sia un luogo di accoglienza e di comprensione. Custodite nel cuore il consiglio cheho dato agli sposi con le tre parole: «permesso, grazie, scusa». [5]

E quando sorge un conflitto,«mai finire la giornata senza fare la pace». [6] Non vergognatevi di inginocchiarvi insieme davantia Gesù nell’Eucaristia per trovare momenti di pace e uno sguardo reciproco fatto di tenerezza e dibontà. O di prendere la mano dell’altro, quando è un po’ arrabbiato, per strappargli un sorrisocomplice. Magari recitare insieme una breve preghiera, ad alta voce, la sera prima diaddormentarsi, con Gesù presente tra voi.3Èpur vero che, per alcune coppie, la convivenza a cui si sono visti costretti durante la quarantenaè stata particolarmente difficile. I problemi che già esistevano si sono aggravati, generando conflittiche in molti casi sono diventati quasi insopportabili. Tanti hanno persino vissuto la rottura di unarelazione in cui si trascinava una crisi che non si è saputo o non si è potuto superare. Anche aqueste persone desidero esprimere la mia vicinanza e il mio affetto.La rottura di una relazione coniugale genera molta sofferenza per il venir meno di tanteaspettative; la mancanza di comprensione provoca discussioni e ferite non facili da superare.Nemmeno ai figli è risparmiato il dolore di vedere che i loro genitori non stanno più insieme. Anchein questi casi, non smettete di cercare aiuto affinché i conflitti possano essere in qualche modosuperati e non provochino ulteriori sofferenze tra voi e ai vostri figli. Il Signore Gesù, nella suamisericordia infinita, vi ispirerà il modo di andare avanti in mezzo a tante difficoltà e dispiaceri. Nontralasciate di invocarlo e di cercare in Lui un rifugio, una luce per il cammino, e nella comunità una«casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (Esort. ap. Evangelii gaudium,47).Non dimenticate che il perdono risana ogni ferita. Perdonarsi a vicenda è il risultato di unadecisione interiore che matura nella preghiera, nella relazione con Dio, è un dono che sgorga dallagrazia con cui Cristo riempie la coppia quando lo si lascia agire, quando ci si rivolge a Lui.

Cristo“abita” nel vostro matrimonio e aspetta che gli apriate i vostri cuori per potervi sostenere con lapotenza del suo amore, come i discepoli nella barca. Il nostro amore umano è debole, ha bisognodella forza dell’amore fedele di Gesù. Con Lui potete davvero costruire la «casa sulla roccia» (Mt7,24).A tale proposito, permettetemi di rivolgere una parola ai giovani che si preparano al matrimonio.Se prima della pandemia per i fidanzati era difficile progettare un futuro essendo arduo trovare unlavoro stabile, adesso l’incertezza lavorativa è ancora più grande. Perciò invito i fidanzati a nonscoraggiarsi, ad avere il “coraggio creativo” che ebbe san Giuseppe, la cui memoria ho volutoonorare in questo Anno a lui dedicato. Così anche voi, quando si tratta di affrontare il cammino delmatrimonio, pur avendo pochi mezzi, confidate sempre nella Provvidenza, perché «sono a volteproprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere»(Lett. ap. Patris corde, 5).

Non esitate ad appoggiarvi alle vostre famiglie e alle vostre amicizie,alla comunità ecclesiale, alla parrocchia, per vivere la futura vita coniugale e familiare imparandoda coloro che sono già passati per la strada che voi state iniziando a percorrere.Prima di concludere, desidero inviare un saluto speciale ai nonni e alle nonne che nel periodo diisolamento si sono trovati nell’impossibilità di vedere i nipoti e di stare con loro; alle personeanziane che hanno sofferto in maniera ancora più forte la solitudine. La famiglia non può fare ameno dei nonni, essi sono la memoria vivente dell’umanità, «questa memoria può aiutare acostruire un mondo più umano, più accogliente». [7]4

San Giuseppe ispiri in tutte le famiglie il coraggio creativo, tanto necessario in questocambiamento di epoca che stiamo vivendo, e la Madonna accompagni nella vostra vita coniugalela gestazione della cultura dell’incontro, così urgente per superare le avversità e i contrasti cheoscurano il nostro tempo. Le tante sfide non possono rubare la gioia di quanti sanno che stannocamminando con il Signore. Vivete intensamente la vostra vocazione. Non lasciate che la tristezzatrasformi i vostri volti. Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. I vostri figli hanno bisognodei vostri sguardi che li incoraggino. I pastori e le altre famiglie hanno bisogno della vostrapresenza e della vostra gioia: la gioia che viene dal Signore!Vi saluto con affetto esortandovi ad andare avanti nel vivere la missione che Gesù ci ha affidato,perseverando nella preghiera e «nello spezzare il pane» (At 2,42).E per favore, non dimenticatevi di pregare per me; io lo faccio tutti i giorni per voi.

Fraternamente, Francesco

Roma, San Giovanni in Laterano, 26 dicembre 2021, Festa della Santa Famiglia.[1]

Videomessaggio ai partecipanti al Forum “A che punto siamo con Amoris laetitia?” (9 giugno2021).[2] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 24.[3] Videomessaggio ai partecipanti al Forum “A che punto siamo con Amoris laetitia?” (9 giugno2021).[4] Ibid.[5] Discorso alle famiglie del mondo in occasione del pellegrinaggio a Roma nell’Anno della Fede(26 ottobre 2013); cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 133.[6] Catechesi del 13 maggio 2015; cfr Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 104.[7] Messaggio per la I Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani “Io sono con te tutti i giorni” (31maggio 2021). 5Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana.

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Ultima modifica il Domenica, 26 Dicembre 2021 12:58