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Scoditti: nessun impegno per Malvindi, il centrodestra cosa ha fatto per le terme?

terme romane malvindi- La notizia del futuro interramento delle terme romane di contrada Malvindi, a opera della Soprintendenza ai beni archeologici di Puglia, ha indignato l’opinione pubblica e gli storici che avrebbero gradito una rivalutazione e fruizione dell’area.

Diversi hanno addossato la colpa di una tale decisione al Comune di Mesagne di cui il bene, presente in una proprietà privata, ricade territorialmente. Ecco perché sulla questione delle terme di Malvindi il sindaco Franco Scoditti ha ritenuto opportuno esprimere un chiarimento definitivo. “Non si può assolutamente parlare di gestione scriteriata perché la gestione non è in capo all’Amministrazione che non ha proprietà e titolo per intervenire – ha detto il sindaco - nello specifico le terme sono di proprietà statale mentre la Masseria è di proprietà di privati. La masseria Malvindi non è mai comparsa negli obiettivi strategici dell’amministrazione”. Per la verità su quest’argomento sia gli storici che i cittadini che gli internauti hanno sempre parlato di acquisizione dell’area in cui ricadono le terme e mai della masseria. Scoditti ha, quindi, aggiunto: “Ho semplicemente dichiarato, nel corso dell’ormai noto “Malvindi day”, di interessarmi alla vicenda per valutare opportunità e possibilità d’intervento. A oggi la cronaca ci consegna solo la notizia della richiesta di fondi per l’interramento da parte della Soprintendenza nei confronti del Ministero”. Infine il sindaco si è tolto una soddisfazione: “La questione – ha fatto notare - si trascina da anni ed è paradossale che la giunta di centrodestra non abbia nemmeno avviato un percorso di riflessione e programmazione riguardo le terme di Malvindi. E per la verità nemmeno relativamente alle innumerevoli questioni che oggi sembrano interessare la stessa opposizione per qualche tempo al governo”. L’11 giugno del 2011 un centinaio di cittadini e appassionati di storia locale diedero il via al “Malvindi day” per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolar modo gli amministratori locali, sul bene architettonico di epoca romana ormai prossimo al crollo. In quell’occasione gli amministratori locali promisero un interessamento presso i proprietari dell’area per cercare di acquisire il fazzoletto di terra per redigere, almeno, un progetto di ristrutturazione e fruizione del bene storico. Dopo i primi momenti di euforia, però, tutto è rimasto nel dimenticatoio.  

Ultima modifica ilDomenica, 01 Settembre 2013 09:52
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