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Saranno interrate le terme di Malvindi

terme romane malvindi- Dopo diversi lustri di abbandono e crolli la Soprintendenza ai Beni archeologici, architettonici e storici della Puglia avrebbe deciso di interrare le terme romane di contrada “Malvindi”, in agro di Mesagne, per salvaguardarle dalla distruzione totale.

Un monumento storico, costruito tra il I° e il IV° secolo dopo Cristo, che dopo gli scavi degli anni Ottanta in cui fu riportato alla luce non si è riusciti a restaurare e valorizzare. Fare oggi un tour alle terme è arduo poiché inglobato tra la sterpaglia bruciata e un vigneto abbandonato. Le terme ricadono in un terreno privato. Nel 2011 il sindaco Franco Scoditti, durante una manifestazione denominata “Malvindi Day”, aveva promesso un suo interessamento per sbloccare l’impasse ma la congiuntura economica negativa aveva minato qualsiasi progetto d’intervento. Oggi, per evitare il crollo totale della struttura con una perdita storica incalcolabile, la Soprintendenza avrebbe deciso di interrarla. Un progetto in questo senso è stato inviato al ministero per i Beni culturali che appena avrà la disponibilità finanziaria dovrebbe stanziare la somma necessaria alla copertura del bene culturale. Se ciò avverrà sarà una sconfitta per la società civile e per la classe politica che non sono riusciti a recuperare un bene storico come quello delle terme. Di questo monumento sono stati recuperati vari ambienti. Come il calidarium, una sala dei bagni in acqua calda e dei bagni di vapore riscaldata con un sistema di risalita del calore da un impianto posto sotto il pavimento tenuto dal basso dai “suspensurae”. Negli ambienti termali c’è anche il tepidarium, una sala destinata ai bagni in acqua tiepida, e il frigidarium, la camera adibita ai bagni con acqua fredda dove sono stati rinvenuti i resti di una vasca. In una delle sale del museo, ubicato nel castello Normanno-Svevo, è conservata la pavimentazione musiva del tepidarium. Si tratta di un mosaico costituito da tessere calcaree bianche e nere e da una decorazione centrale in marmo lunense. “Non è servito a niente lo sforzo organizzativo del "Malvindi day" del giugno 2011 quando il comitato civico Terra di Mesagne riuscì a portare sotto le mura cadenti delle terme romane un centinaio di persone interessate e preoccupate per le sorti delle antiche testimonianze storiche che insistono lungo il limitone dei greci”, ha spiegato Mimmo Stella, presidente del comitato civico. Lo storico è preoccupato perché “dopo l'indifferenza sul parco archeologico di Muro Tenente e la situazione della scarsa fruibilità della necropoli messapica, nel cuore del centro storico di Mesagne, l'abbandono delle terme romane conferma che è in atto nella città, come non mai, una moria di siti archeologici dovuti essenzialmente alla fallimentare politica sulla valorizzazione e sulla fruizione di questi "scrigni" di storia di arte e di cultura. Purtroppo il Salento piangerà la perdita di un altro gioiello archeologico".  

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