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La protesta: la rabbia degli imprenditori contro il Comune In evidenza

imprenditori protesta comune di mesagne 5Facce tese e contratte, occhi assenti. Nessun sorriso sulle labbra se non smorfie per le contraddizioni ascoltate. Sono i volti dei circa 100 imprenditori, commercianti, agricoltori, artigiani che ieri mattina hanno invaso pacificamente la sala consiliare di palazzo dei Celestini, sede della residenza municipale di Mesagne, per gridare il proprio no agli aumenti fiscali imposti sia dallo Stato che dal Comune.

Sono il tessuto produttivo su cui il sistema sociale di Mesagne si regge. Sono i pilastri dell’economia locale che stanno assistendo a un terremoto economico di massima magnitudo. “Nella mia azienda quando ci troviamo di fronte a delle difficoltà ci stringiamo le scatole per andare avanti non riversiamo sui clienti le difficoltà – ha spiegato Damiano Carvignesi, proprietario di un’azienda nautica - gli amministratori locali sono chiamati a trovare soluzioni e a non fare gli economisti”. Per Umberto Maizza, presidente della Cantina Sociale, il Comune è divenuto “l’esattore dello Stato, impone e riscuote per suo conto. Quindi gli amministratori devono far comprendere allo Stato che a Mesagne non si produce più ricchezza da tassare”. L’esempio di Damiano Zurlo, di professione commerciante di antiparassitari e concimi per l’agricoltura, è eclatante. “Ho versato 40 mila euro di Bucalossi al Comune di Mesagne per un capannone che ho ancora in costruzione nella zona industriale – ha spiegato - pur non avendo a disposizione tutti quei servizi per cui abbiamo pagato. La verità è che stiamo per fallire tutti”. comune di mesagne telethonFranco Gatti, già presidente di Confcommercio e commerciante di ricambi di auto, ha spiegato: “Ci troviamo in una situazione davvero drammatica ed è imperativo trovare una soluzione insieme all’Amministrazione comunale”. Tra i tanti incavolati c’è anche il nuovo presidente di Confcommercio, Alfonso Valentini: “E’ troppo semplice per l’Amministrazione comunale dire lo Stato ci chiede i soldi e quindi noi aumentiamo le tasse per poterli dare – ha osservato – vi dovete rendere conto che non abbiamo più soldi da versare. Lasciare gli operai a casa perché non li possiamo pagare è una ferita molto dolorosa”. Emanuele Guglielmi è un imprenditore agricolo: “La crisi e l’incompetenza degli amministratori pubblici ha causato questo cortocircuito economico nel comparto agricolo – ha messo in evidenza - l’economia si è fermata. Per gli amministratori comunali è facile amministrare con soldi non loro. Tutti saremmo in grado di farlo”. Franco Mingolla, imprenditore edile, ha fatto questa proposta al sindaco e all’assessore: “Se veramente volete aiutarci annullate la delibera del Consiglio con la quale avete varato gli aumenti”. Inutile dire che i due amministratori hanno spiegato che quest’atto pubblico non lo possono fare. Per loro la scadenza del pagamento dell’Imu resta il prossimo 16 dicembre. La protesta del mondo produttivo locale, però, è tutt’altro che conclusa.  

Ultima modifica ilVenerdì, 13 Dicembre 2013 20:23

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