Mercatone Uno, la rabbia dei dipendenti

Giugno 12, 2015 2362

Mercatone-Uno-Su una parete nuda restano appesi – come fossero ex voto laici -

due scarpe da lavoro, un badge, un cartello pubblicitario («Svuota tutto, ultimo pezzo”) e la felpa di ordinanza, con una scritta che suona drammaticamente funesta: «Benvenuti al Mercatone Uno». Una sorta di natura morta allestita dai lavoratori licenziati per raffigurare, dopo la repentina chiusura del punto vendita brindisino di Mercatone Uno, il tremendo dramma di uomini, donne, famiglie. Dopo un lungo periodo di silenzio, mantenuto nonostante il difficilissimo contesto, gli ex dipendenti appesi alle norme della burocrazia fallimentare hanno deciso di esprimere con orgoglio il proprio punto di vista sullo stato in cui versa la loro azienda. Ciò «per fare chiarezza in merito alle notizie ed alle voci circolate, talune fondate, altre inverosimili». Ma anche per avanzare le opportune recriminazioni. Così i lavoratori in forte disagio motivano la loro presa di posizione: «In seguito allo scorso 19 gennaio, la situazione economica dell'azienda è peggiorata mese dopo mese, gravando su diversi fronti, dal rimborso delle ore di solidarietà, all'attuale stipendio dimezzato del 60% della cassa integrazione straordinaria. Peraltro senza che i commissari abbiano ancora presentato la domanda per poterne godere. Noi sappiamo già che, da quando tale richiesta viene inoltrata al momento della liquidazione, trascorrono diversi mesi: ma, nel frattempo, gli impegni assunti da ciascuno di noi devono essere regolarmente assolti. Nel nostro punto vendita, molti dipendenti sono monoreddito con figli a carico, si comprende bene come il momento sia insostenibile». Poi, la pesante accusa alla classe dirigente brindisina: «Nonostante la vicenda della chiusura di Mercatone Uno abbia avuto vasta eco sugli organi di stampa, nei mesi fin qui trascorsi politici ed esponenti delle istituzioni hanno coltivato il silenzio: nessuno si è fatto vivo in favore della nostra tutela, nessuno ha inteso sostenerci in questa vertenza che si configura come una vera e propria lotta per la stessa sopravvivenza!». «L'aspetto più stridente e grave», incalzano i lavoratori, «è che nella regione Puglia l'unica sede a chiudere è quella brindisina, restando intoccati i punti vendita di Lecce e Bari. Per carità, non vorremmo mai indulgere al “mors tua, vita mea”, mai ci saremmo augurati che gli altri dipendenti pugliesi subissero la nostra stessa sorte. Vogliamo però evidenziare come le istituzioni territoriali di Brindisi sembrino avere poca o nessuna voce in capitolo, specie al confronto con gli altri territori». Infine, una commovente manifestazione di gratitudine: «Dopo 23 anni di duro ed onesto lavoro, tutti noi dipendenti sentiamo il dovere di ringraziare solo ed esclusivamente i nostri clienti, nessuno escluso: soltanto loro ci hanno realmente sostenuto».