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Mesagne. Un uomo ha iniziato lo sciopero della fame e della sete In evidenza

iacobazzi sergio 1Un uomo di 53 anni, Sergio Iacobazzi, ieri mattina a Mesagne ha iniziato uno sciopero della sete e della fame per protestare contro l’Amministrazione comunale “sorda”, a suo dire, verso le sue problematiche d’indigenza che più volte ha esposto ai vari amministratori che si sono alternati a Palazzo dei Celestini, sede della residenza municipale.

La richiesta è di avere in comodato gratuito una stanza dove andare a dormire. Adesso la sua camera da letto è alternata tra una vecchia Fiat Cinquecento e l’abitazione dell’ex moglie che l’ha più volte ospitato. Iacobazzi ha intenzione di portare avanti questa protesta fino a quando le istituzioni non gli avranno trovato una sistemazione definitiva. Lo sciopero è iniziato ieri mattina quando Sergio Iacobazzi, 53 anni con un figlio di 10 anni, separato, senza occupazione, è arrivato in piazza Orsini del Balzo con una sedia, una coperta, un ombrello e un cartello con su scritto: “Cittadino senza fissa dimora. Il sindaco Scoditti è responsabile. Sono a digiuno di cibo e acqua”. Diverse le persone che vedendolo in quello stato si sono fermate e hanno chiesto spiegazioni circa la sua protesta. “Ho appena chiamato i carabinieri e il medico del 118 – ha spiegato – non voglio che la mia forma di protesta sia strumentalizzata. I medici mi hanno detto di bere almeno un po’ di acqua ma non lo farò perché lo sciopero della fame e della sete che ho messo in atto deve essere totale”. L’uomo sopravvive grazie alla carità di tanta gente che giornalmente gli da qualche euro per comprare almeno qualcosa da mangiare e all’ex moglie che lo ospita, di tanto in tanto, nella sua abitazione. In fin dei conti è sempre il padre del loro figlio. “Non ho soldi e vivo di quello che riesco a fare – ha spiegato – scrivo e consegno ai cittadini degli opuscoli di tutela ambientale in cambio di qualche spicciolo che mi permette di mangiare e pagare le tasse della mia vecchia auto”. Quindi Iacobazzi ha motivato questa sua forma di protesta: “Ormai sono tanti anni che ho chiesto alle varie amministrazioni non una casa, perché comprendo che è troppo, bensì una stanza dove poter andare a dormire. Un punto di riferimento in questa mia vita. Purtroppo non sono stato mai ascoltato. Ed eccomi qui, indignato e prostrato, a far conoscere a tutti la mia condizione sociale nella speranza che qualcosa si possa muovere per cambiare la mia situazione”. La forma di protesta di Iacobazzi continuerà anche nei prossimi giorni. “Non andrò via da qui – ha concluso – e non mi nutrirò fino a quando qualcuno non avrà preso a cuore il mio caso”. Per l’intera giornata di ieri abbiamo cercato l’assessore alle Politiche sociali, Lino Guglielmi, ma era irraggiungibile.  

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