Bando Parco Potì, l’associazione “Cultural…Mente” alza la voce: «Privilegiato il cassa, non la comunità» In evidenza

Agosto 18, 2026 397

Un’occasione mancata per trasformare il polmone verde della città in un vero presidio sociale, oppure un mero bando di gara orientato solo a far cassa? È il quesito al centro dell’intervento firmato da Cosimo Pasimeni, legale rappresentante dell’associazione cittadina “Cultural…Mente”, inviato nelle ultime ore al Sindaco di Mesagne e all’Assessore alle Attività Produttive, Anna Maria Scalera. Oggetto della nota redatta dal rappresentante dell'associazione sono i criteri dell’Avviso Pubblico indetto dal Comune per la concessione dell’unità immobiliare situata all’interno di Parco Potì. Un provvedimento che, pur muovendo dall’intento condivisibile di valorizzare la struttura, secondo Pasimeni nasconderebbe una visione miope e un forte squilibrio strategico. I nodi del bando: massimo rialzo e rischi per i gestoriAl centro delle osservazioni critiche vi è la scelta dell’Amministrazione di far pesare in modo decisivo l’offerta economica e il massimo rialzo sul canone di concessione. Un approccio commerciale che, secondo Pasimeni, finirebbe per ridurre la gestione del locale a una semplice attività di somministrazione di cibo e bevande orientata al profitto.

L’assegnazione basata sul “miglior offerente” dal punto di vista economico nasconde, secondo l’associazione, insidie rilevanti per l’interesse collettivo:

  • Penalizzazione dei giovani e del terzo settore: start-up giovanili, cooperative sociali o realtà locali con elevato valore progettuale rischiano di essere tagliate fuori a causa di budget iniziali ridotti rispetto ai grandi operatori commerciali.

  • Mancanza di visione sociale: la gestione di un bene in un parco pubblico dovrebbe legare l’attività commerciale a un chiaro piano di animazione territoriale, inclusione, cultura e legalità.

  • Il rischio abbandono: la forte stagionalità della frequenza del parco — affollato nei mesi estivi e meno vissuto d'inverno — sommata a un canone d'affitto troppo elevato, potrebbe portare rapidamente il gestore alla crisi finanziaria, condannando lo spazio a una nuova e precoce chiusura.

«Il Parco Potì non è un semplice spazio commerciale, ma il principale polmone verde e centro di aggregazione sociale della nostra comunità» evidenzia Pasimeni nella sua nota. Secondo “Cultural…Mente”, la gara avrebbe dovuto premiare chi proponeva soluzioni concrete per le diverse fasce della cittadinanza: dai laboratori didattici per famiglie con bambini agli spazi d’incontro per combattere la solitudine degli anziani nelle ore diurne; dall'abbattimento totale delle barriere architettoniche con percorsi lavorativi inclusivi per persone con disabilità, fino a spazi di espressività artistica per i giovani, lontani dalle dinamiche del puro divertimento notturno. Un parco vivo e costantemente frequentato da famiglie rappresenta, secondo l’associazione, il miglior deterrente naturale contro atti di vandalismo e degrado urbano. Per questo motivo, la richiesta inoltrata all’Amministrazione comunale è quella di rivedere l'Avviso Pubblico prima della sua conclusione, riducendo l'impatto dell'offerta economica a favore di un punteggio decisivo e vincolante riservato al progetto di valorizzazione e utilità sociale della struttura. Un appello lanciato con spirito collaborativo, nell'auspicio che il Comune accolga il suggerimento per far sì che la riapertura del locale all'interno di Parco Potì porti un reale valore aggiunto a tutta la comunità mesagnese.