Spari durante la lite per l'eredità a Mesagne: condannato a 3 anni e 10 mesi In evidenza
Si è chiuso con una condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione il processo nei confronti di Fabio Pignataro, il 48enne di Mesagne arrestato lo scorso 15 marzo dopo una violenta lite familiare culminata con l'esplosione di un colpo di pistola. La sentenza è stata emessa nella giornata di ieri, martedì 30 giugno 2026, dal giudice per l'udienza preliminare (gup) del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi. Il verdetto è arrivato al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, una scelta strategica della difesa che ha consentito all'imputato di beneficiare dello "sconto" di un terzo della pena previsto dalla legge. La decisione del gup si è avvicinata sensibilmente alle richieste della pubblica accusa: il pubblico ministero aveva infatti invocato una condanna a quattro anni di reclusione. I fatti risalgono a metà marzo, quando gli agenti del commissariato di polizia di Mesagne erano intervenuti d'urgenza per placare una lite nata all'interno del nucleo familiare per motivi legati a questioni ereditarie. La situazione era degenerata rapidamente fino al momento in cui Pignataro aveva fatto fuoco. L'uomo era stato arrestato in flagranza di reato e, successivamente, la pm Livia Orlando aveva formulato la richiesta di giudizio immediato, evidenziando l'evidenza della prova. La richiesta era stata accolta, portando l'imputato direttamente davanti al giudice senza passare dall'udienza preliminare ordinaria.
Pesanti i capi d'accusa di cui il 48enne mesagnese doveva rispondere e per i quali è stato giudicato colpevole: detenzione di arma clandestina e ricettazione, in quanto la pistola utilizzata per fare fuoco – una Beretta calibro 7,65 – è risultata avere la matricola abrasa e quindi di provenienza illecita; Accensioni ed esplosioni pericolose, per il colpo di arma da fuoco esploso durante la colluttazione; Minaccia e lesioni aggravate, in riferimento ai comportamenti violenti tenuti nei confronti dei familiari durante il summit degenerato nel sangue. Con la sentenza di ieri si mette un primo punto fermo sulla vicenda di cronaca che tre mesi fa aveva scosso la comunità di Mesagne, confermando la gravità dei fatti contestati e la rapidità della risposta della giustizia brindisina.
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