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E' guerra tra l’Avis di Mesagne e il direttore generale dell’Asl Br/1

donazione_sangueOrmai è guerra tra l’Avis di Mesagne e il direttore generale dell’Asl Br/1 per la gestione delle donazioni. Anche domenica scorsa si sono verificati dei ritardi dovuti alla carenza di personale a disposizione. Intanto Sergio Zezza, presidente dell’Avis di Mesagne, ha denunciato che a gennaio 2012 l’Asl ha dovuto spendere: “Circa 70 mila euro per acquistare sacche di sangue da strutture private. Con gli stessi soldi si sarebbero potute svolgere tante altre giornate di raccolta sangue”.

L’obiettivo dell’associazione mesagnese, infatti, è di essere autosufficienti sul fronte dell’esigenza di sangue ed evitare, così, di spendere soldi per acquistare il sangue. Una protesta che Zezza ha fatto alcuni giorni fa e ha ripetuto oggi alla luce della discutibile raccolta svolta domenica scorsa presso la parrocchia di S. Antonio poiché si sono verificati alcuni disagi per i donatori. “Purtroppo non possiamo non interpretare i disagi vissuti dai donatori negli ultimi mesi – ha spiegato il presidente - gente che ha aspettato oltre due ore per donare. Ci chiediamo se in quella situazione tornerà più a farlo. Voglio dire alla direttrice Ciannamea che noi ci preoccupiamo non solo di sensibilizzare la gente ma, soprattutto, di far diventare la donazione un programma di vita, un impegno non occasionale. E poi in quale situazione può lavorare il personale con carichi di lavoro inaccettabili. Ci chiediamo se un medico può selezionare dai 120 ai 140 donatori. Il protocollo non prevede un medico ogni 35 donatori? E se succede qualcosa, se nel marasma generale qualcosa non va per il verso giusto di chi saranno le responsabilità?”. Quindi Zezza ha disquisito sulle affermazioni della direttrice circa la raccolta di sole 70 sacche per ogni donazione. “Noi crediamo che il lavoro del volontariato sia ben altro – ha aggiunto Zezza - l’Avis, ci scusiamo per la presunzione, ha assolto in modo egregio il suo compito portando l’Asl brindisina a raggiungere l’autosufficienza. Un risultato, però, che si sta progressivamente minando e di cui ognuno si assumerà le sue responsabilità”. Infine il presidente ha invitato la direttrice Ciannamea a fare squadra e lasciare da parte le divergenze: “La contrapposizione servirà solo a far implodere “una macchina perfetta” di cui qualcuno dovrà eventualmente dare conto. – ha concluso - Noi come associazione sentiamo il dovere civico di denunciare questo andazzo, ponendoci a difesa dei diritti del malato e dei soggetti più deboli, e non ci sottrarremo a tutte quelle azioni che possono, in qualche modo, tutelare la salute della gente e nel caso specifico dei nostri donatori”.

 

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