Mesagne. Rogatoria internazionale per individuare i maghi della truffa In evidenza

Febbraio 11, 2026 1202

Crede di poter mettere al sicuro il proprio futuro e invece perde tutto. È la vicenda di una donna ultrasettantenne di Mesagne che, per quattro anni, ha versato l’intera pensione in quello che si è poi rivelato un fondo di investimento inesistente, proposto attraverso i social network. La storia inizia nel 2021, quando la donna riceve sul proprio profilo social un messaggio pubblicitario che la invita a investire la pensione in un fondo pensionistico. La proposta promette, alla scadenza del contratto, la restituzione del capitale investito con interessi tali da raggiungere la cifra di 400mila euro. Convinta dall’offerta, la signora contatta la società, fornisce i propri dati anagrafici e autorizza il prelievo mensile dell’intera pensione, pari a 600 euro. L’accordo prevede che, nel frattempo, la donna possa vivere con i risparmi accumulati sul proprio conto bancario fino alla fine del contratto. Con il passare dei mesi, però, qualcosa cambia: la pensione non viene più accreditata sul conto italiano, ma confluisce su un conto estero. Anno dopo anno, i risparmi si esauriscono e la donna si ritrova senza alcuna entrata. La situazione precipita quando non ha più denaro per far fronte alle spese essenziali. Non riesce a pagare le bollette di energia elettrica e acqua, la cui erogazione viene sospesa per morosità, così come quella del gas. Più volte tenta di contattare la società chiedendo di interrompere i versamenti, spiegando di non avere più la possibilità di continuare. Ogni richiesta riceve la stessa risposta: la sospensione del contratto comporterebbe la perdita totale delle somme già versate. Per paura di perdere tutto, la donna continua a pagare, aggravando ulteriormente la propria condizione. Rimasta senza risorse anche per acquistare un pasto quotidiano, si rivolge ai volontari di Casa Zaccheo. Qui trova un piatto caldo e un supporto psicologico grazie all’intervento del team di specialisti presenti nella struttura. È in questo contesto che, pur non avendo figli o familiari su cui contare, trova la forza di denunciare l’accaduto. La denuncia viene presentata alla polizia, che avvia immediatamente le indagini. Fin da subito il quadro appare complesso: la centrale della presunta società di investimento si trova all’estero ed è intestata a una persona che avrebbe messo a disposizione le proprie credenziali in cambio di una somma irrisoria. Un meccanismo che rientra nella cosiddetta “truffa delle scatole cinesi”, con passaggi di responsabilità e conti difficili da ricostruire. Maghi della truffa internazionale difficili da poter essere individuati con conti finali di accredito in paradisi fiscali. Nel frattempo, come primo provvedimento, i prelievi vengono bloccati. Il conto corrente della donna viene chiuso e ne viene aperto uno nuovo sul quale, d’ora in avanti, verrà accreditata la pensione. È un primo passo, nella speranza che la donna possa gradualmente recuperare una stabilità e tornare a vivere con dignità, mentre le indagini proseguono oltre i confini nazionali.

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