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Scoditti: la mafia non è invincibile. Sta a noi estirparla

scoditti_franco1Caro Direttore,
le parole che leggerà non nascono dalla volontà di occultare la realtà ma dal timore che raccontando solo il volto della mafia, come grandi testate nazionali e programmi televisivi hanno fatto in questi giorni, equivale a soffocare la speranza di un riscatto che i cittadini di Mesagne si sono in gran parte guadagnati e continuano ogni giorno a guadagnarsi mettendoci la faccia.

Il cammino è ancora lungo, le mafie, come si sa, anche per il loro stretto rapporto con la politica, sono dure da estirpare ma, come diceva Giovanni Falcone, non sono invincibili, spetta solo a noi renderlo possibile. E noi, qui, ce la stiamo mettendo tutta. A Mesagne è nata la Sacra Corona Unita, che ha ancora purtroppo un radicamento territoriale; ma la parte migliore e maggioritaria della comunità civile ha saputo ribellarsi e vuole fortemente riscattarsi. Non è il parere – parziale, interessato o propagandistico – di un Sindaco, ma il racconto degli annali degli ultimi vent'anni, della cronaca che si è fatta storia. A Mesagne esiste e funziona la rete antiracket. Le persone che hanno denunciato la vessazione del pizzo sono state colpite dalla SCU e dalle organizzazioni criminali ad essa collegate e, come lei ben sa, le organizzazioni mafiose colpiscono i simboli, perché li temono, temono la loro intraprendenza e la possibilità che tale esempio faccia breccia nella cultura della nostra gente. Ora è diverso, le attività dell'antiracket e di Libera hanno attecchito profondamente, seminando un formidabile messaggio di legalità. A Mesagne i ragazzi, duramente colpiti dalla strage della scuola Francesca Morvillo-Falcone, svolgono attività edificanti su terreni e dentro immobili confiscati al sodalizio mafioso. A Mesagne le Istituzioni locali promuovono incontri pubblici con personaggi come i magistrati Ingroia, Ayala, Caselli, Motta, o con figure luminose quali Maria Falcone e Rita Borsellino, perché la lotta alle mafie e la promozione dei valori della legalità rappresentino le direttrici di ogni cittadino. Non si può raccontare Mesagne, come ha fatto Roberto Saviano, adottando vecchi cliché, riportando voci avulse dal coro della maggioranza della città, che è operosa, onestissima, orgogliosa di aver combattuto e vinto la battaglia all'aggressione mafiosa sicuramente nel senso di essere riuscita a riprendersi la città in termini di vivibilità e di libertà di espressione senza la paura che genera omertà. L’appello che rivolgo attraverso il Suo giornale è esteso a tutti i grandi inviati, agli opinionisti, agli studiosi di mafia: venite a trovarci, trascorrete del tempo con noi, tra di noi, provate a conoscere i volti e le identità di un popolo che ha colto il frutto di un'impresa civile avviata molti anni addietro. Fatelo per gli imprenditori che hanno deciso di opporsi al pizzo rischiando la propria pelle, per le centinaia di persone che affollano gli incontri e sposano le iniziative di Libera, per i ragazzi e le ragazze che lottano per far passare un messaggio positivo, con la speranza di vivere in una Mesagne diversa, una Mesagne che ha diritto di essere libera e cioè priva di qualunque condizionamento mafioso. Dare loro la possibilità di essere visibili agli occhi dell’Italia intera, di valorizzarne la fatica che si cela dietro i risultati ottenuti vuol dire rendere la speranza contagiosa, farla camminare sulle gambe degli onesti spezzando per sempre il cammino di criminali mafiosi che hanno distrutto l'onorabilità di questa città. Fatelo per la loro fiducia e la loro passione in quel diritto-dovere che è la legalità.

 

Ultima modifica ilSabato, 26 Maggio 2012 10:19

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