In prognosi riservata il ferito della Promecc Aerospace nell’aviosuperficie “Esperti”
Il giorno dopo l’esplosione che ha devastato l’hangar della Promecc Aerospace nell’aviosuperficie “Esperti”, situata tra Sandonaci e Cellino San Marco, resta viva la paura e si contano i danni, ma soprattutto si pensa ai feriti. La scena che si è presentata domenica tarda mattinata è stata drammatica: un boato improvviso, fiamme altissime e una nube di fumo che ha cancellato in pochi istanti un’intera struttura e quattro velivoli. A pagare il prezzo più alto è stato un uomo di 76 anni, proprietario di uno degli aerei custoditi nell’hangar. L’esplosione lo ha colpito in pieno mentre si trovava nei pressi del suo velivolo: l’onda d’urto lo ha sbalzato violentemente all’esterno dell’edificio, lasciandolo a terra in condizioni gravissime. Trasportato d’urgenza in ospedale, i medici hanno riscontrato ustioni di secondo e terzo grado alle gambe e al dorso, oltre a fratture di tibia e perone e a contusioni polmonari ed epatiche. L’uomo è attualmente ricoverato in terapia intensiva e la sua prognosi è riservata.
È andata decisamente meglio al secondo ferito: un soccorritore del 118, intervenuto sul posto per prestare aiuto al 76enne. Durante le delicate operazioni di caricamento del ferito su una barella spinale, una seconda esplosione ha investito in pieno il personale sanitario, scaraventando a terra l’operatore. L’uomo è stato ricoverato al “Perrino” di Brindisi, ma fortunatamente le sue condizioni non destano preoccupazione: ha riportato lesioni guaribili in 15 giorni ed è già stato dimesso. Sul fronte delle indagini, affidate ai carabinieri, emergono i primi elementi utili. Inizialmente si era ipotizzato un collegamento con la criminalità organizzata, ma questa pista è stata rapidamente archiviata: le verifiche compiute nelle prime ore successive all’incidente hanno escluso la matrice dolosa. Rimane tuttavia da chiarire la dinamica di quanto accaduto e, soprattutto, il ruolo del 76enne in relazione alla prima esplosione. Solo la sua testimonianza, quando le condizioni di salute lo permetteranno, potrà forse dare risposte definitive agli inquirenti. Intanto, sul campo di volo resta l’amarezza dei responsabili della Promecc Aerospace e dei proprietari dei velivoli andati distrutti. All’interno dell’hangar erano infatti custoditi quattro aerei biposto, tutti con i serbatoi colmi di carburante in vista delle prossime prove di volo. Nessuno di essi si è salvato: le fiamme hanno cancellato in pochi minuti anni di lavoro e investimenti, trasformando la struttura in un ammasso di lamiere annerite e cenere. L’aviosuperficie “Esperti” non era solo un punto di appoggio logistico, ma anche un luogo simbolico per l’azienda: un’area di circa sette ettari, caratterizzata dalla tipica macchia mediterranea, con una pista di volo in terra battuta lunga 600 metri e una club house ricavata da un rudere dei primi del Novecento.
Una cornice che negli anni era diventata sede operativa per i test sugli ultraleggeri, prima della consegna ai clienti. Vederla ora ridotta a uno scenario di devastazione rappresenta un colpo durissimo per chi ci lavora e per chi, su quel piccolo aeroporto, aveva riposto passione e fiducia. Domenica, subito dopo le esplosioni, la macchina dei soccorsi si era messa in moto con rapidità: quattro squadre dei vigili del fuoco di Brindisi erano arrivate sul posto insieme a due unità dei carabinieri. Un lavoro intenso e rischioso, reso complicato dalla presenza di carburante e dal timore di ulteriori deflagrazioni. Le fiamme sono state domate, ma le indagini tecniche richiederanno tempo per stabilire con precisione le cause del disastro.
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