Vertenza Arneo. Adesso i contribuenti hanno un'arma in più: la class action In evidenza

Maggio 22, 2022 576

C’è una nuova arma contro l’imposizione dei gabelli da parte del consorzio di bonifica dell’Arneo. È la class action che è stata messa in piedi dal comitato “contro l’Arneo” di Mesagne che è stata accolta dalla sezione Imprese del tribunale di Bari, competente in materia. Non è tutto poiché il comitato sta pianificando una manifestazione di protesta, con la partecipazione dei propri soci, circa un migliaio, per “svegliare” il mondo politico che sulle imposizioni dell’Arneo sembra essere sopito. Per tale ragione hanno già preso contatti con il consigliere regionale Fabiano Amati che su questa vicenda ha assunto una posizione chiara a favore degli utenti, se mai possono essere chiamati così alla luce di una tassazione che è, legalmente, piuttosto discutibile. Ad assistere i soci del comitato c’è l’avvocatessa Stefania Pasimeni e il presidente dello stesso comitato, Carmine Dimastrodonato. Ed è proprio Dimastrodonato che ha lanciato strali contro i politici locali che si sarebbero schierati a favore del consorzio Arneo. In pratica la maggior parte dei Comuni che fanno parte del consorzio di bonifica dell’Arneo non avrebbero mai approvato il Piano di contribuenza né il Piano di classifica che darebbero il diritto al consorzio di emettere i tanto contestati ruoli di pagamento.

“La situazione è oramai fuori controllo e i cittadini si sentono oltremodo vessati da un ente che in maniera illegittima continua a pretendere denari per “bonifiche” che non sono state mai realizzate”, ha esordito il presidente Dimastrodonato nell’illustrare le iniziative che saranno intraprese nei prossimi giorni. “Questo è un dato oggettivo – ha precisato il presidente - ed è tangibile, basta farsi un giro per le nostre terre per capire in che stato si trovano i luoghi. Così come non basta per pretendere il tornaconto economico fare interventi a spot pubblicitario”. Sulla vicenda la legge è chiara, la procedura altrettanto. Per esigere il tributo è necessario innanzitutto fare i lavori, ma prima ancora prevedere i piani di contribuenza, l’approvazione dei piani di bonifica e di classifica. “Non si può solo pretendere – ha sbottato Dimastrodonato -. In questi anni si è cercato in tutti i modi di interloquire, ma senza risultati alcuni anzi dove qualche risultato è stato ottenuto un attimo dopo è stato disatteso. Ad esempio l’annullamento degli avvisi al di sotto di 50 euro”.

Il presidente, peraltro consigliere comunale di minoranza presso il Comune di Mesagne, ha accusato l’Amministrazione della sua città di non “spendersi” a favore dei concittadini sulla tassazione del consorzio di bonifica. “Quasi il 90% del territorio mesagnese – ha detto - non ha mai preso benefici per opere presunte svolte dal consorzio, oltre che per l’intera estensione del Comune di Mesagne perché non risulta mai approvato né il Piano di contribuenza né il Piano di classifica. Ciò che i cittadini gridano è sicuramente giustizia per non dover subire passivamente un abuso di potere senza controllo. Ecco perché si è scelto, in un’ottica di legalità, di intraprendere un’azione giudiziaria di questo tipo che ci consente di dare voce ad una platea vasta per difendere chi fino ad oggi ha dovuto solo subire”.

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