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Mesagne. Cresce il consenso su un monumento per le vittime di mafia

comune di mesagne poliziaL’idea di realizzare un monumento per le vittime di mafia

inizia a prendere piede a Mesagne. Incassato l’assenso dell’assessore ai Lavori pubblici, Roberto D’Ancona, anche l’assessore alla Legalità, Anna Maria Scalera, ha assicurato che porterà la proposta presso l’Osservatorio sulla criminalità che dovrebbe vedere la luce nel prossimo Consiglio comunale. Disponibile a portare avanti il progetto anche il consulente per il centro storico, Mimmo Stella. Intanto, oltre alle tre vittime di mafia già acclarate, Marcella Di Levrano, Tonino Calò, e Angelo Raffaele Longo ci sono altri due omicidi compiuti a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta la cui matrice non è stata mai chiarita. Si tratta della guardia giurata, Fernando Cipolletta, e dell’imprenditore edile, Cosimo Di Giuseppe, quest’ultimo ammazzato il 26 marzo 1985 con un colpo di pistola in faccia. L’imprenditore aveva appena vinto un appalto di 500 milioni delle vecchie lire. Una cifra esorbitante che, evidentemente, faceva gola a qualcuno. Due cold case su cui sono state svolte indagini da parte dei carabinieri che, in ogni modo, non hanno portato a nulla. I mandanti e gli esecutori dei due omicidi sono tutt’ora sconosciuti. Per Cosimo Di Giuseppe nel 2006 si erano riaccesi i riflettori grazie alle indagini avviate dai poliziotti del commissariato di Mesagne che avevano individuato alcuni elementi nuovi. Ne parlarono con il magistrato il quale autorizzò a riprendere quel vecchio e impolverato faldone di atti dagli scaffali della Procura e a ripulirlo aggiungendo gli elementi venuti alla luce negli ultimi anni. Purtroppo a distanza di 14 anni le indagini non hanno portato a nessuna soluzione. Il movente dell’omicidio, se di stampo mafioso oppure di matrice concorrenziale, è tutt’ora sconosciuto. Così, nel terzo millennio quando la città si è riappropriata del proprio territorio da più parti si avverte la necessità di realizzare un monumento per ricordare le vittime di mafia. Tra, e con, quelle pietre più volte calpestate dagli uomini di mafia e dalle stesse vittime. Il luogo è il centro storico lì dove la criminalità organizzata spadroneggiava a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. Precisamente la salita della scaletta che porta in piazzetta Dei Ferdinando che, attualmente, è in fase di restauro. Sui gradoni, che saranno realizzati tra qualche settimana, si potrebbero incidere i nomi delle vittime mentre in alto potrebbe essere costruita, con un concorso di idee, “La porta della legalità”, che introduce nel centro storico. Un simbolo, una riconoscenza, un ricordo e un monito affinché gli anni bui ed asfissianti in cui la città era in mano alla criminalità organizzata siano solo un cattivo ricordo del passato. Un’attenzione alla legalità che parte dalla nomina dei componenti dell’Osservatorio. “Nel prossimo Consiglio comunale – ha spiegato l’assessore Anna Maria Scalera - delibereremo la nomina dei componenti dell'Osservatorio permanente della legalità, che deve diventare il luogo in cui, tutti insieme, istituzioni, forze dell'ordine, associazioni e soprattutto i rappresentanti degli studenti condividano percorsi ed iniziative, volte a diffondere la cultura della legalità”. L’assessore ha, quindi, chiarito che “Mesagne ha vinto la sua battaglia, non la guerra, grazie all' unità su questo tema. Dobbiamo sicuramente fare memoria, ricordando gli anni bui della nostra città e le sue vittime, perché senza memoria non c'è futuro e i nostri ragazzi devono sapere da dove siamo partiti. Allo stesso tempo dobbiamo affrontare proprio con loro la questione delle nuove forme di illegalità: bullismo e cyberbullismo, abuso di droghe e alcool , sicurezza stradale, rispetto per la città”. 

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