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Regata verso l’apartheid?

2019-05-11 100516(di Gino Stasi) Poniamo agli organizzatori della regata “Il cammino del mare” alcune riflessioni di geopolitica internazionale. Per una eventuale conoscenza verso un Popolo imprigionato nella propria Terra. È il caso della Regata Il Cammino del Mare - Lungo l’antica Rotta da Brindisi a Gerusalemme e di chi l’ha organizzata, evidentemente così concentrato a rispolverare un antico itinerario marittimo, da trascurare le realtà umana dei paesi dove farà tappa.

Fra tutte, la condizione di SETTANTENNALE occupazione in cui versa il popolo Palestinese non avrebbe potuto essere più ignorata e occultata. Distrazione? Crediamo di no! Non possiamo pensare che gli ORGANIZZATORI non sappiano nulla di ciò che avviene da oltre un secolo in quella regione, ora identificata come ISRAELE ma che una volta era conosciuta come PALESTINA. Né che non abbiano mai sentito parlare di un movimento ideologico, chiamato SIONISMO, che a fine ‘800 spinse frotte di europei con una visione deviata dell’ebraismo a colonizzare quella terra, della quale si consideravano “eredi divini”.

È plausibile che gli ORGANIZZATORI della Regata non immaginino nemmeno che quei conquistadores abbiano, via via, RIPULITO ETNICAMENTE la Palestina dalla sua popolazione nativa, sradicandola e impossessandosi della sua terra. Ma è impensabile che in TV non abbiano mai visto o sentito parlare di COLONIE ILLEGALI, di DEMOLIZIONI, di ESPROPRI, di CHECK POINT, di BOMBARDAMENTI A TAPPETO, di INCARCERAZIONI SENZA PROCESSO, di ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI, di LEGGI DISCRIMINATORIE, di VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI, ecc. cui sono costantemente sottoposti i palestinesi.

Anche dubitando che gli ORGANIZZATORI della Regata sappiano che Tel Aviv, sorta a inizio ‘900, era un anonimo quartiere della millenaria città portuale di Jaffa, poi rasa al suolo e occupata come altre centinaia di villaggi palestinesi dalle bande armate sioniste, non possiamo credere che ignorino l’esistenza, a soli 70 chilometri più a sud, di un porticciolo meno fortunato, quello di Gaza City, bombardato dall’aviazione e dalla marina israeliana a ogni buona occasione e i cui pescherecci finiscono spesso bersagliati dalle motovedette con la stella di David, da quando, 12 anni fa, Israele ha imposto un ASSEDIO, anch’esso “illegale”, su tutta la Striscia di Gaza e i suoi 2 milioni di abitanti.

Per non parlare della Città Santa, meta conclusiva del percorso, stravolta da 50 ANNI di occupazione e circondata da centinaia di colonie ILLEGALI i cui abitanti, giorno dopo giorno e difesi dai soldati israeliani, non mancano di appropriarsi violentemente di case, pezzi di terra e frutteti dei villaggi palestinesi limitrofi. Questo è lo scenario nel quale si inserisce la Regata che da Brindisi salperà verso Gerusalemme: un “regime” quello d’Israele che la stessa Assemblea Generale dell’ONU che lo volle istituire ha poi definito COLONIALE E RAZZISTA; (risoluzione n°3379 del 1973).

Di fronte a un quadro di tale e incalcolabile ingiustizia, l’emblema universale della lotta contro la segregazione razziale, NELSON MANDELA, ebbe a dire. Sappiamo fin troppo bene che la nostra libertà è incompleta senza quella dei Palestinesi. E mentre in tanti paesi è partita quella mobilitazione che, in maniera pacifica ma risoluta, rese possibile la sconfitta dell’Apartheid, ovvero una grande azione di boicottaggio internazionale che isolò economicamente, politicamente, militarmente e accademicamente il regime sudafricano, la stessa campagna, auspicabile più che mai nei confronti di Israele, è avversata oltremodo e stenta ad attecchire grazie anche a iniziative come questa che, ostentando buoni propositi e sostenendo la loro estraneità a qualsivoglia posizione politica, di fatto fiancheggiano in modo determinante l’occupazione nella misura in cui, nascondendola, contribuiscono a NORMALIZZARE una situazione di devastante oltraggio dei diritti umani.

È tempo di lanciare un messaggio inequivocabile e di fare una scelta: rinunciare alla Regata vuol dire DIFENDERE la memoria; di chi ha sacrificato la propria vita per combattere tirannia e oppressione, disputarla vuol dire CALPESTARLA!

Comitato di solidarietà con il Popolo palestinese di Brindisi
Gino Stasi

Ultima modifica ilSabato, 11 Maggio 2019 10:06
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