Menu

“Operazione Carbinia”. Riduzione di 1/3 della pena per 5 persone già condannate In evidenza

2019-03-05 114600Era il luglio 2018 quando i Carabinieri di San Vito dei Normanni in Carovigno e Mesagne, fecero scattare l’operazione, collaborati nella fase esecutiva dai militari del Comando Provinciale di Brindisi e dell’11° Reggimento “Puglia” di Bari, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 soggetti,

ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, nonché di reati in materia di armi e contro il patrimonio (prevalentemente furti in abitazione). \Il provvedimento cautelare era stato emesso dal GIP del Tribunale di Brindisi, dott.ssa Tea Verderosa, sulla scorta della richiesta avanzata dalla dott.ssa Simona Rizzo, Pubblico Ministero presso la locale Procura della Repubblica, fondata sulle risultanze investigative rassegnate dalla Compagnia Carabinieri di San Vito dei Normanni.

I soggetti condannati con il rito abbreviato che hanno beneficiato della riduzione della pena di 1/3 sono:

Antico Giuseppe classe 1995, di Brindisi, alias “carota o carotino”, condannato alla pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione e 40.000€ di multa, nonché interdetto in perpetuo dai pubblici uffici;
Carrone Salvatore classe 1999 residente in Carovigno, condannato alla pena di anni 2 e 6 mesi di reclusione e 2.400€ di multa;
Lanzilotti Salvatore classe 1997 detto “pipiticchio” di Carovigno, condannato alla pena di anni 2 e 6 mesi di reclusione e 2.400€ di multa;
Scatigna Mirco classe 1994 alias “sceriffo” residente in Carovigno, condannato alla pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione e 40.000€ di multa, nonché interdetto in perpetuo dai pubblici uffici;
Nacci Cosimo classe 1986 residente in Mesagne, condannato alla pena di 4 anni e 2.400€ di multa, nonché l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

2019-03-05 115934

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Le investigazioni, scaturirono da due attentati incendiari commessi ai danni di due imprenditori di Carovigno, presumibilmente a scopo estorsivo.

Le indagini hanno anche consentito di:

-impedire la commissione di un probabile omicidio, in quanto i Carabinieri hanno recuperato preventivamente nell’agosto 2017 un fucile a canne mozze e il relativo munizionamento, occultati nelle campagne di Carovigno, poco prima che l’arma venisse utilizzata da alcuni degli arrestati per compiere una spedizione punitiva nei confronti di un pregiudicato della zona, che aveva avuto un violento alterco con altro soggetto anch’esso pregiudicato. L’arma, chiamata dagli indagati “la piccenna” (la piccola), è un fucile da caccia del tipo semiautomatico marca beretta calibro 12 con canna mozzata, lubrificata e nascosta in contrada “Maresca” di Carovigno da alcuni degli arrestati. L’arma, proveniva da un furto commesso a Laterza, in provincia di Taranto, nel febbraio del 2016;

-documentare un florido spaccio di sostanze stupefacenti nei Comuni di Carovigno e San Vito dei Normanni;

-sequestrare complessivamente 2 chilogrammi di marijuana e varie dosi di cocaina chiamata dagli indagati “pupi”;

-contestare altresì la commissione di furti in appartamento, ad esempio uno degli arrestati commise un furto nell’abitazione di una signora di Carovigno dopo aver rotto la finestra della sua abitazione, asportando una fede in oro, varie medaglie e due Bancocard con relativo codice PIN, utilizzando indebitamente quest’ultime per effettuare prelievi in contante dagli sportelli di un istituto di credito sempre di Carovigno per un importo pari a 1000€, nonché pagamenti POS presso vari esercizi commerciali per un importo pari a 1.469,26€.

Riguardo allo stupefacente spacciato, la gamma è stata eterogenea si è trattato di cocaina venduta a 100€ al grammo, di hashish e di marijuana venduta al prezzo di 10€ la dose. Per la conduzione dell’illecita attività di spaccio, il gruppo si è avvalso anche di un minorenne, ora divenuto maggiorenne e sottoposto agli arresti domiciliari, al quale è stato ceduto in varie circostanze documentate lo stupefacente affinché lo spacciasse.

Importante il ruolo di una madre, colpita da provvedimento cautelare agli arresti domiciliari, nel coadiuvare attivamente le illecite attività del figlio destinatario di provvedimento in carcere. La donna ha provveduto ad incassare e nascondere i proventi dell’illecita attività, nonché a recuperare i crediti derivanti dalle cessioni di stupefacente e ad avvisare il figlio della presenza delle forze dell’ordine nei pressi della sua abitazione.

Ultima modifica ilMartedì, 05 Marzo 2019 12:01
Torna in alto