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Il Cedro del Libano del cimitero sta morendo nel disinteresse In evidenza

cedro del Libano cimiteroDopo oltre un secolo trascorso tra guerre,

intemperie, caldi torridi e quant’altro un albero secolare, il Cedro del Libano, collocato nel cimitero comunale di Mesagne sta seccando. Tra lo stupore e l’indignazione dei cittadini che giornalmente si recano al camposanto per posare un fiore e dire una preghiera ai propri defunti. Ormai sono mesi che versa in queste condizioni tanto da sembrare un malato in cerca di aiuto. Molti rami sono secchi e l’impressione che hanno i cittadini è che se non si interviene con urgenza non potrà essere salvato. Il Cedro del Libano è una conifera sempreverde originaria dell’Asia Minore, e può anche raggiungere i 30-40 metri di altezza. Basta vedere le dimensioni del Cedro di Mesagne per comprendere che si tratta di un vero e proprio monumento vegetale. Dal Libano, dall’Asia, questo cedro è arrivato in Europa alla fine del 1700, in Italia solo a inizio Ottocento, in particolare in Toscana per poi man mano diffondersi in altre aree. I Fenici la usavano per la costruzione di navi, altri per realizzare case, palazzi e templi, gli Egizi ne apprezzavano la resina, molto profumata, perfetta per imbalsamare. Anche Greci, Romani, Babilonesi e Persiani hanno nella storia usato a modo proprio i Cedri del Libano riconoscendogli onestamente un ruolo da protagonista. Tuttavia, il Cedro è utilizzato anche nella fitoterapia con le sue foglie e la corteccia che hanno effetti espettorante e antisettico. Contro la psioriasi viene consigliato il macerato glicerico delle gemme di Cedro del Libano mentre il decotto ricavato con la sua corteccia è un ottimo anticatarrale e antibronchiale. “Purtroppo siamo coscienti delle condizioni di questo “monumento” – ha spiegato Antonello Mingenti, consigliere delegato al cimitero – ogni giorno lo innaffiamo per cercare di salvarlo”. Rassegnata la risposta dell’assessore all’Ambiente, Omar Ture: “Anche gli alberi, prima o poi, muoiono”. Al momento non è stata eseguita nessuna perizia da parte di un agronomo al fine di individuare la patologia di cui soffre l’albero secolare.  

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