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Mesagne. Stella "accende" la luce sullo stato del frantoio ipogeo In evidenza

frantoio-ipogeo-ciboC'è un fatto che in questi giorni sta facendo discutere i mesagnesi.

La mancata fruizione del frantoio ipogeo assegnato dall'Amministrazione comunale al Gal Terra dei Messapi per realizzare un front-office turistico e, di fatto, non utilizzato. Tanto che fino a poco tempo fa il frantoio era pieno di cianfrusaglie. Fortunatamente, si fa per dire, non c'è la luce funzionante così di sera non è possibile vedere, oltre al disordine, l'antico manufatto. Interprete delle lagnanze della gente si è fatto lo storico Mimmo Stella che ha lanciato un appello: «Una lampadina per il frantoio ipogeo rimasto al buio». Con delibera 58 del 2015 il Comune di Mesagne concedeva in comodato d'uso i locali dove e' ubicato il Frantoio ipogeo in favore del Gal Terra dei Messapi per la realizzazione di un info-point. Invece nulla di fatto. «Il "Frantoio ipogeo" dovrebbe far parte, a mio parere, di un percorso archeologico urbano che contestualmente dovrebbe mettere in risalto le antiche attività produttive della città vecchia. Esso dovrebbe legarsi in modo indissolubile alla cisterne dell'olio sotterranee del castello», ha aggiunto Stella che ha denunciato i fatti. Infine lo storico non ha potuto fare a meno di dire che «è un peccato che a sera, cala tristemente il sipario e il buio sull'antico frantoio. Che non ci sia nemmeno una luce accesa che metta in risalto la vecchia macina e i suoi caratteristici ambienti è davvero un peccato». Le parole di Stella hanno suscito scalpore e indignazione in città per un bene storico lasciato in quelle condizioni. Così, mentre qualcuno auspica l'intervento immediato del sindaco Molfetta c'è chi già si muove. E' il direttore artistico della città di Mesagne, Maurizio Piro, che ha detto: «Non è un problema di lampadine. Purtroppo è uno schiaffo alla città che proviene da lontano». Stilettata sferrata nei confronti di chi ha promosso un tale protocollo d'intesa. Anche Mario Vinci, storico e ricercatore d'archivio ha confermato che «purtroppo questo contenitore delle nostre tradizioni continua a languire».«Il frantoio è quasi sempre chiuso e non si capisce quando è aperto - spiegato Marco Profilo, guida turistica -. Inoltre vogliamo parlare degli arredamenti e delle strutture che hanno deturpato l'intera struttura rendendola pressoché illeggibile? Possibile che nel Comune nessuno se ne sia accorto e questo nonostante abbiamo figure professionali in organico che proprio su queste vicende potrebbero essere impiegate?». Oggi l'antico palazzo dei Gaza, al di sotto del quale c'è il frantoio ipogeo, che una volta ospitava l'ufficio Istruzione, oggi trasferito in altra struttura, è «desolatamente chiuso e invaso da erbacce. Eppure per recuperarlo, anni fa, furono investite ingenti somme. Ora qualcuno dovrebbe spiegare il destino dell' intero immobile?", ha concluso Mimmo Stella. Pronta la replica dell'assessore Marco Calò: «Stiamo lavorando per riaccendere tutte le luci sul frantoio. Sere fa si è tenuto un interessante incontro letterario cui ne seguiranno altri. Abbiamo ripulito il frantoio e lo stiamo utilizzando, come da convenzione, con le giornate a noi riservate. Parallelamente stiamo lavorando al percorso di valorizzazione che riguarderà tutti gli immobili comunali». 

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