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Mesagne. In fumo oltre 16 milioni di euro. L'allarme del parroco per i giovani In evidenza

slot machineLa città di Mesagne è attonita davanti ai numeri snocciolati giorni fa dall'Aams,

l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, circa l'incidenza del gioco d'azzardo nella comunità locale. Nel 2016 le giocate pro capite dei mesagnesi sono ammontate a 604 euro con un aumento, confronto all'anno precedente, di quasi il 13 per cento. Inoltre, fanno riflettere i 16,31 milioni di euro spesi dai mesagnesi nel 2016 nelle 272 slot machine presenti sul territorio. Trend in aumento nel 2017. Deludente anche il dato sulla virtuosità della città poiché su una scala da 1 a 5 si è posizionata solo al numero 2, che non è certo il secondo posto bendì il penultimo. Numeri da capogiro che dovrebbero far riflettere. Una montagna di soldi che anziché essere spesi nel gioco d'azzardo legalizzato dallo Statale potrebbero essere investiti in attività produttive che potrebbero offrire lavoro, sviluppo e ricchezza a molti anziché a pochi. La lettura di questi dati, con la conseguente analisi dei fatti, l'ha fatta don Pietro De Punzio, parroco e responsabile della Caritas, che ha denunciato come a Mesagne «sono in aumento altre forme di povertà: la povertà culturale, la dispersione scolastica, la disoccupazione, le nuove e vecchie forme di dipendenza, l’alcolismo, la ludopatia». In particolare si è soffermato sulla ludopatia. «Il gioco d’azzardo - ha detto - sta mandando alla rovina intere famiglie, riducendole alla miseria, e le persone che si rivolgono sono sempre più giovani. Stipendi, pensioni, bruciati nell’arco di poche ore alle slot machine e nelle lotterie online». Dati reali che sono state rilevati «nelle nostre parrocchie e nel centro d’ascolto della Caritas vicariale». Così, per venire incontro a coloro che intendono liberarsi dal vizio del gioco d’azzardo, disintossicarsi dalla ludopatia, ci si può rivolgere presso la parrocchia di Mater Domini oppure, ogni martedì, dalle ore 9,00 alle 11,00 presso i locali della Caritas vicariale. «Quel che maggiormente preoccupa - ha continuato il sacerdote - è che nel centro di ascolto si affacciano situazioni di povertà che vengono tramandate di padre in figlio, una sorta di trasmissione del degrado familiare. La presenza sempre più numerosa di persone in giovane età che si rivolgono alla Caritas pone una serie di importanti interrogativi ai servizi, ai volontari, alle parrocchie». Secondo don Pietro «è urgente una rete di servizi che veda la collaborazione dei Servizi Sociali del Comune, delle parrocchie, dell’Auser, della Caritas vicariale e delle altre associazioni di volontariato per coordinare l’aiuto alle tante famiglie che ogni giorno chiedono un sostegno economico ed alimentare».

Ultima modifica ilVenerdì, 29 Dicembre 2017 08:14
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